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ERUZIONE DEL VESUVIO

 

Sud-est di Napoli, Italia 24 agosto 79 20 mila morti

 

 

 

La nuvola si levava da una montagna… a tale distanza che non riuscimmo a distinguere quale, ma in seguito apprendemmo essere il Vesuvio. Il modo migliore per descriverne la forma è paragonarla a un pino. Si levava nel cielo su un «tronco» molto lungo, da cui partivano alcuni «rami». Immagino che fosse stata sollevata da un vento improvviso, che poi calò, lasciando la nube senza sostegno, così che il suo stesso peso fece sì che si ponesse di sbieco. Parte della nuvola era bianca, mentre altrove si vedevano chiazze scure di terra e cenere.

 

 

 

 

Plinio II Giovane, in una lettera a Tacito in cui descrive l'eruzione del Vesuvio del 19'

 

 

Il cane non fuggì. Poco importava quanto difficile fosse divenuto respirare, poco importava quanto caldo facesse in casa, e che la tempesta di cenere rendesse scura la stanza in cui lui si trovava con il suo padrone. Non lo avrebbe abbando­nato. 11 fetore acido dello zolfo aveva sopraffatto il suo normalmente spiccato senso dell’olfatto, così che ignorava che il suo padrone era già morto soffocato. Il cane giaceva con la testa fra le zampe, mentre le lacrime che uscivano dagli occhi irritati gli colavano lungo il muso. A mano a mano che la temperatura cresceva e il torace prendeva a dolergli in modo intollerabile a ogni respiro, cominciò a uggiolare, e tuttavia non si alzò per fuggire. Involontariamente rotolò sulla schiena, le zampe che scalciavano nell’aria, la bocca spalancata nel tenta­tivo di trovare un po' d’aria fresca. Ma non ce n’era nella casa del suo padrone, e il cane morì in quella posizione.

Oggi, un gesso di quello stesso cane è visibile in un museo di Pompei. La cenere bollente che aveva riempito la casa del suo padrone, aveva imprigionato il suo corpo, e quando questi si era ridotto il polvere, la cenere si era indurita a formare un guscio. Questa «scultura del Vesuvio» fu rinvenuta più di 1.800 anni dopo l’eruzione del vulcano.' Gli archeologi riuscirono a ricavarne un calco, catturando così il cane nei suoi ultimi istanti di agonia, un’altra vittima dell’eruzione.

Oggigiorno, molti abitanti della zona circostante Napoli supplicano i loro santi patroni di proteggerli dall'ira del Vesuvio, il micidiale vulcano che torreggia sulle loro case e getta un’ombra sulle loro vite. Questi fedeli pregano perché conoscono bene un fatto indiscutibile: la questione non è se il Vesuvio tornerà a eruttare, ma semplicemente quando ciò accadrà.

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Dall’anno 1036, le eruzioni del Vesuvio si sono susseguite mediamente ogni 39 anni. Dalla prima eruzione registrata, nel 79, la pausa fra una eruzione e l’altra è stata mediamente di 64 anni.

Se prendiamo in considerazione gli ultimi 1000 anni, il Vesuvio avrebbe dovuto eruttare nel 1983, e ciò significa che è in ritardo di vent'anni.

Se invece prendiamo in considerazione l’intera vita registrata del Vesuvio per calcolare quando avverrà la prossima eruzione, è presumibile pensare che il vulcano si desterà nel 2008.

E impossibile stabilire la violenza della prossima eruzione. Ciò che si sa è che se il Vesuvio erutterà con la stessa intensità dimostrata nel 79, e le città della baia di Napoli non saranno state evacuate, i morti questa volta potrebbero essere centinaia di migliaia.

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11 Vesuvio è altro più di 1.200 metri e, come lo descrive Jay Robert Nash in Darkest Hours, è «il vulcano più coerentemente letale della terra».

L’eruzione del 79 colse di sorpresa i romani che occupavano le terre circo­stanti il vulcano, coltivando il ricco suolo dei suoi pendìi.

11 Vesuvio era inattivo da decenni, e i romani si trovavano così a loro agio con esso che ne esplorarono le grotte interne. Lo storico romano Strabone scrisse con noncuranza che forse un tempo il vulcano era stato attivo.

Neppure il terremoto verificatosi nel 63 riuscì a scuotere i residenti di Pompei, benché abbattesse molti edifìci e causasse danni enormi. Per tutta la durata dell’evento, neppure uno sbuffo di fumo si levò dal Vesuvio. La gente si convinse ancora di più che il vulcano era ormai inattivo, e che era al sicuro. Aveva ragione… ma solo per i 16 anni successivi.

Il Vesuvio si destò alle 13:00 del 24 agosto, e continuò a eruttare senza sosta per otto interi giorni. Si trattò di un’eruzione plinia (l'esplosione di gas e rocce che Plinio accomunò a un pino) e di flussi piroclastici formati da rocce, pomice e cenere. In questa eruzione non ci furono colate di lava. Milioni di tonnellate di cenere bollente caddero su Pompei ed Ercolano, seguiti da un enorme flusso idrico proveniente da una caldera (un grande cratere) sulla vetta della montagna, dove l’acqua era intrappolata. L’acqua si mescolò alla cenere fino a formare una sorta di pasta che coprì ogni cosa, compreso il cane ora esposto al museo.

Migliaia di persone riuscirono a fuggire, ma molti rifiutarono di lasciare le loro case e i loro beni.

Nell’Ecclesiaste è scritto: «Non c'è nulla di nuovo sotto il sole».

Nei giorni successivi all'11 settembre 2001, giorno dell’attentato al World Trade Center, la polizia arrestò parecchi saccheggiatori che si aggiravano fra le macerie in cerca di oggetti preziosi o cadaveri da spogliare. Gli scavi di Pompei hanno portato alla luce il corpo del proprietario di una casa in piedi su un mucchio di oro e argento e attorniato dai cadaveri degli sciacalli.

Ciò che è soprattutto interessante di queste terribili eruzioni è l'accuratezza quasi fotografica con cui la cenere calda ha conservato gli sventurati cittadini di Pompei.

Quando nel XVIII secolo il re di Napoli autorizzò gli archeologi a iniziare gli scavi a Pompei, questi trovarono pagnotte nei forni, vino ancora bevibile nelle brocche, olive che galleggiavano in un olio ancora allo stato liquido e addirittura due soldati romani. Rinvennero scheletri che ancora stringevano in mano chiavi e monete, guardie armate in posizione eretta, e una madre che abbracciava la figlia terrorizzata.

Pompei è ora una delle attrazioni turistiche più famose d’Italia, e Internet mostra innumerevoli immagini di edifici, colonne e case restaurati, così come dell’anfiteatro e di corpi perfettamente conservati.

Il Vesuvio non ha compiuto la sua opera. Se terminerà la sua carriera con la potenza dimostrata all’inizio, il pedaggio di morte e distruzione potrebbe essere inimmaginabile.

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