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Archive for the ‘Aereonautica’ Category

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Posted on luglio 8th, 2013 by enrico  |  Commenti disabilitati

Albert Berry – 01 Marzo 1912

IL PRIMO LANCIO CON IL PARACADUTA DA UN AEREO.

 

Un po’ di storia:

La prima descrizione di uno strumento in grado di attutire le cadute e molto simile a un paracadute moderno è degli anni immediatamente successivi al 1470: il disegno, di autore anonimo e provenienza italiana, è conservato alla British Library di Londra e mostra un uomo appeso a un piccolo paracadute di forma conica.

File:Conical Parachute, 1470s, British Museum Add. MSS 34,113, fol. 200v.jpg

Di pochi anni dopo, presumibilmente del 1485, è il celebre disegno di Leonardo da Vinci conservato nel Codice Atlantico che mostra un paracadute a forma di piramide realizzato con tessuto di lino inamidato per aumentarne la rigidità.

 Nella nota autografa che accompagna il disegno, Leonardo scrive che mediante il suo paracadute "ognuno si potrà gittare da qualsiasi altezza senza alcun rischio".

File:?Y?�N�?�N?NZN�.jpg

 Il progetto del da Vinci, riproposto un secolo dopo dal dalmata veneziano Fausto Veranzio con un disegno dell'homo volans, non venne con ogni probabilità mai realizzato dal suo autore o, in ogni modo, non se ne trova traccia nelle cronache dell'epoca.

File:Homo Volans.jpg

 

Tra le prime sperimentali applicazioni si possono citare i lanci del francese Lenormand che si lanciò nel 1732 dall'osservatorio di Montpellier e soprattutto quello del francese André-Jacques Garnerin che nel 1797 si lanciò da una mongolfiera, o per meglio dire salito in quota a circa 900 metri a bordo di una mongolfiera che fu sgonfiata e sganciata scendendo a terra tramite un paracadute a calotta collegato al cesto stesso della mongolfiera.

File:Early flight 02561u (4).jpg

 Garnerin è considerato l'inventore del paracadute con calotta emisferica.

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Nel 1912 si iniziò a sperimentare il paracadute con “ il più pesante dell’aria” come detto ampiamente utilizzato da chi volava con i palloni.

Il primo lancio da un aereo in volo avvenne nel 1912 quando, utilizzando tecniche ormai perfezionate, il capitano ALBERT  BERRY  si lanciò presso la base di Jefferson Barracks vicino  Saint Louis, Missouri. (USA).

Collaudò quello che in seguito fu brevettato da TOM BENOIST e TONY JANNUS come “paracadute per trasportare e distribuire mezzi portati da un aeroplano.

TONY JANNUS pilota del biplano da cui si lanciò Berry il 01-03-1912, in seguito brevettò il paracadute insieme a TOM BENOIST

Quando gli venne chiesto se avrebbe ripetuto  questa prova, Berry rispose “MAI PIU’”

Egli disse; “ credo di aver fatto cinque capriole mentre scendevo……la mia caduta…..era come una freccia impazzita, non ero preparato alla violenta sensazione che ho provato quando mi sono staccato dall’aereo”.

101 ANNI FA IL PRIMO LANCIO DAL PARACADUTE

 

Il capitano Berry effettuò il primo lancio con un paracadute da un aereo Benoist XII, il primo Marzo del 1912, Berry si lanciò da 1.500 piedi di altezza (457 metri) e azionò il dispositivo quando stava ormai a 500 piedi, 152 metri dal suolo. Il diametro del suo primitivo "parachute" era di 11 metri ed era contenuto in un cono di metallo posto ai piedi del compagno che affiancava il pilota.

 

01 – MARZO -  1912  CAMPO MILITARE di JEFFERSON BARRACKS

Il paracadute fu ripreso dal pilota acrobatico francese ADOLPHE PEGOUD, che lo introdusse nei suoi spettacoli aerei.

Il  paracadute non faceva ancora parte dell’equipaggiamento del pilota: gli aviatori lo consideravano troppo ingombrante e comunque di poca utilità nella maggior parte degli incidenti a cui erano soggetti.

Negli anni '20 e '30 numerosi studi ed esperienze portarono a realizzare paracadute efficaci e sicuri, tanto che durante la Seconda Guerra Mondiale il paracadute fu utilizzato non solo come sistema di salvataggio ma anche per il lancio di reparti in zona di combattimento.

Negli anni '50 nacque il paracadutismo sportivo e nel 1963 fu realizzato il primo paracadute ad ala Parafoil dall'americano Domina Jalbert, che aveva applicato e migliorato le teorie di Francis Rogallo.

Tale tipo di paracadute, in seguito perfezionato, venne giudicato particolarmente adatto all'attività sportiva.

 

Posted on giugno 25th, 2013 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Avventurieri da��alta quota

GEORGES CHAVEZ Nacque a Parigi da genitori peruviani: il facoltoso banchiere Manuel Chávez Moreyra e María Rosa Dartnell y Guisse, i quali erano emigrati in Francia nel 1884 a causa della guerra con il Cile.

 Studiò ingegneria alla "École Violet" di Parigi, diplomandosi nel 1909, nato e cresciuto a Parigi balzò alla ribalta dell’aviazione europea con una serie di spettacolari record di altitudine, culminati con il record di altitudine,  raggiungendo 2652 metri di quota.

In settembre (1910) accettò con audacia la sfida di attraversare le ALPI, dalla Svizzera all’ Italia, impresa per la quale il Touring Club Italiano aveva messo in palio un ingente premio in denaro.

Con un BLERIOT  XI,  CHAVEZ decollò dalla città di Briga (Svizzera) per superare il passo del Sempione, a 2013 metri di  altitudine.

 File:Geo Chavez.jpg

 File:IT59.jpg

  

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GEORGES CHAVEZ, nell’abitacolo del suo BLERIOT XI  a Briga, il 23 settembre 1910

 

Una processione di auto che portavano meccanici, medici e guide alpine, lo guardavano lungo la ventosa strada di montagna quando iniziò l’ascesa verso la sommità del passo visibile, grazie ad un falò appositamente acceso.

Con grande sorpresa, CHAVEZ attraversò facilmente le montagne nella sua fragile macchina e si diresse al luogo previsto per l’atterraggio, un campo nei pressi di Domodossola (Italia).

Tuttavia, mentre planava, 45 minuti dopo il decollo, il suo monoplano precipitò al suolo.

CHAVEZ, gravemente ferito, morì quattro giorni dopo in ospedale, in Europa la sua impresa assunse, toni leggendari di un atto eroico, tanto che furono dedicate poesie alla sua “sublime” morte.

File:Domodossola.Monumento a Geo Chavez.JPG

 

 

Domodossola.Monumento a Geoges  Chavez

 

Chávez compì la sua impresa più famosa, come detto, il 23 settembre 1910 a bordo di un monoplano BLERIOT  XI, spinto da un motore rotativo a pistoni di soli 50 CV: decollò da Briga alle 13:29, sorvolò il valico del Sempione, e le gole di Gondo per scendere a Domodossola.

L'impresa terminò tragicamente 45 minuti dopo il decollo perché in fase di atterraggio, a un'altezza di circa venti metri dal suolo, l'aereo precipitò di punta per l'improvviso cedimento della struttura alare.

 Scrisse Luigi Barzini nel resoconto dell'incidente che «ad appena una ventina di metri da terra le ali cedono e si ripiegano sopra la carlinga "come ali di una libellula"».[6]

Gravemente ferito, anche se apparentemente non in pericolo di morte, quattro giorni più tardi Chávez morì all'Ospedale San Biagio di Domodossola in maniera non del tutto chiara.

 Le sue ultime parole furono: "Arriba, siempre arriba" (in italiano "In alto. Sempre più in alto") secondo la testimonianza del suo amico e connazionale, l'aviatore Juan Bielovucic Cavalié.

 

Le cause dell’incidente non furono però,  mai chiarite definitivamente, alcuni sostennero che quando era in quota, CHAVEZ si fosse tanto infreddolito nell’abitacolo aperto, da non essere più in grado di controllare l’aereo e cadere in stallo.

File:Domodossola- Iscrizione a Chavez.JPG

 

 

Domodossola- Iscrizione a Chavez

File:Geo ChA?vez francobollo 2010.jpg

 

 

FRANCOBOLLO SVIZZERO CHE CELEBRA GEORGES CHAVEZ NEL CENTENARIO DELLA MORTE.

 

Il pilota e le imprese.

Chávez ottenne il brevetto di pilota alla scuola di aviazione creata da Henri e Maurice Farman, effettuando il suo primo volo il 5 febbraio 1910.

 In seguito partecipò a diverse competizioni aviatorie in Francia e in altri paesi europei.

Nell'estate del 1910 il Touring Club Italiano, guidato all'epoca da Arturo Mercanti, con la collaborazione del Corriere della Sera e da aristocratici e imprenditori lombardi, propose una sfida internazionale per compiere il sorvolo delle Alpi da parte di una macchina "più pesante dell'aria".

 Il "Gran Premio della Traversata delle Alpi" prevedeva che i partecipanti percorressero la rotta partendo da Briga, sorvolando Sempione, Domodossola, Stresa, Varese arrivando infine a Milano-Taliedo, entro 24 ore dal decollo.

 Il premio in palio era di 100.000 lire da spartire tra i primi tre classificati, Chávez fu il primo che si iscrisse per compiere l'impresa.

Il 3 agosto 1910, a Blackpool, in Inghilterra, Chávez superò il record mondiale di altitudine raggiungendo la quota di 1643 m s.l.m.

 Il 6 settembre 1910, due settimane prima della sua trasvolata alpina, stabilitì a Issy, vicino a Parigi, un nuovo primato mondiale in altezza volando fino alla quota di 2652 m s.l.m.

 Essendo il culmine del Passo del Sempione situato a 2013 m s.l.m., il sorvolo pareva alla portata dei limiti tecnici teorici del suo velivolo che era lo stesso tipo di aereo con cui Louis Blériot aveva compiuto la traversata della Manica il 25 luglio 1909.

 Partendo da Briga, si trattava di superare una differenza d'altezza di 1325 metri.

Un primo tentativo di sorvolo, avvenuto il 19 settembre 1910, fallì a causa delle cattive condizioni atmosferiche trovate in quota. Chávez raccontò che, dopo un'ascensione relativamente tranquilla fino a circa 2200 m s.l.m., aveva incontrato forti turbolenze che avevano scosso violentemente il suo aereo, solo a fatica era riuscito a tenere la sua macchina sotto controllo e rientrare, infreddolito e stremato, a Briga.

 Con quel primo tentativo egli comprese che un fattore importante per l'attraversamento delle Alpi era dato delle condizioni atmosferiche che si sarebbero incontrate tra le montagne.

Il 23 settembre le condizioni atmosferiche sembravano adatte per l'impresa. Nonostante ciò, durante il volo egli trovò – secondo alcuni testimoni – delle forti correnti vorticose sopra i ghiacciai del Fletschhorn e sopra le rocce del Pizzo d'Albiona.

 Si suppone che la tragica fine del suo volo sia stata causata dai danni causati al Blériot XI dalle turbolenze incontrate nei due tentativi di sorvolo, uniti al carico alla struttura alare dato dalla rapida discesa verso Domodossola.

Nonostante la sfortunata conclusione, l'impresa di Chavez fu un potente stimolo ad intraprendere la carriera aeronautica per molti altri giovani, tra cui l'italiano Luigi Ridolfi.

 

Posted on giugno 14th, 2013 by eugenio  |  Commenti disabilitati

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