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Archive for the ‘Ambiente’ Category

La Russia ora conferma la nube radioattiva

22/11/2017 MOSCA ora ammette (ma solo a metA�). La nube di rutenio-106 che ha sorvolato la��Italia del Nord e la��Europa tra la fine di settembre e la prima settimana di ottobre A? stata osservata anche in Russia. Il servizio meteo Roshydromet ha fatto sapere ieri che negli Urali meridionali, al confine con il Kazakhistan, sono stati rilevati nell’aria livelli dell’elemento radioattivo mille volte oltre la norma. a�?Ea�� un grado di contaminazione estremamente altoa�? era scritto nel comunicato. Ma Rosatom, la��agenzia responsabile del nucleare in Russia, emanazione diretta del governo, si A? affrettata a fare marcia indietro, negando ogni possibile incidente entro i suoi confini. In Italia la presenza di rutenio-106 era stata minima: pochi microbecquerel per metro cubo.

Il rutenio-106 impiega un anno per dimezzare la sua radioattivitA�. a�?Si tratta di un metallo a�� spiega Federico Rocchi del Dipartimento di Sicurezza Nucleare della��Enea a�� prodotto nei reattori nucleari e poi processato per essere usato in medicina, contro i tumori della��occhio. Probabilmente il rilascio A? avvenuto in questa fase di lavorazione. Se si fosse trattato di un incidente in una centrale nucleare operativa avremmo osservato anche altri elementi radioattivi. Ma cosA� non A? statoa�?. Le concentrazioni arrivate in Italia, prosegue Rocchi a�?sono milioni di volte sotto al livello di rischioa�?. Dapprima disperso nella��aria, il rutenio-106 finisce poi col depositarsi a terra. a�?Entro 10-20 chilometri dalla sorgente della contaminazione ci potrebbero essere rischi per i prodotti alimentari. Ma non oltrea�?.

I primi valori anomali erano stati registrati in Italia del nord il 2 ottobre, per poi estendersi verso nord al resto da��Europa. In tutto 14 paesi del continente sono stati toccati, sempre in forma lievissima, non tossica per la salute umana nA� per l’ambiente. In una decina di giorni la nube A? scomparsa. La probabile fonte del rilascio A? il famigerato impianto di Mayak, uno dei luoghi piA? contaminati al mondo. Il picco di radioattivitA� era stato infatti registrato nella regione di Chelyabinsk, proprio dove si trova Mayak. Qui a piA? riprese, fino al 2016, vennero scoperti sversamenti

di materiale radioattivo nei fiumi e nei laghi. Nel 1957 si verificA? uno degli incidenti nucleari piA? gravi della storia: il combustibile esaurito in attesa di smaltimento provocA? una��esplosione del dep buy doxycycline, buy zithromax.

Posted on novembre 22nd, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Aziende certificate a�?bioa�� ma che usavano pesticidi, sequestrati 10 tonnellate di prodotti chimici; ANCORA CREDIAMO ALLA FAVOLA DEI PRODOTTI BIOLOGICI????

BAGNATICA 03/11/17 – Oltre 10 tonnellate tra prodotti chimici, fertilizzanti, concimi, sementi alterate e pesticidi rigorosamente vietati in agricoltura biologica sono stati sequestrati nel ragusano dalla Guardia di Finanza nella��ambito di una operazione nei confronti di aziende certificate a�?Bioa�? che percepivano indebitamente anche contributi dalla Ue.

I finanzieri del Comando Provinciale di Ragusa hanno eseguito complessivamente 15 provvedimenti di perquisizione e sequestro emessi dalla locale Procura della Repubblica nei confronti, tra gli altri, di 9 titolari di aziende agricole, tutti indagati per i reati di frode in Commercio e truffa aggravata ai danni dello Stato e della��Unione Europea, nella��ambito di una complessa indagine di polizia tributaria e giudiziaria, che ha portato alla luce una indebita percezione di finanziamenti ed incentivi alla��agricoltura per circa 1 milione di euro ed una maxi frode commerciale nel settore agroalimentare a�?Biologicoa�? siciliano.

Le indagini, avviate alla��inizio del 2017, avrebbero permesso di scoprire un articolato sistema di frode finalizzato alla commercializzazione, sia in Italia che verso i principali Paesi europei, di prodotti ortofrutticoli che venivano falsamente etichettati come provenienti da agricoltura a�?Biologica e Biodinamicaa�?.

In molti casi, per soddisfare la crescente domanda dei mercati esteri, in eccesso rispetto alle disponibilitA� di raccolto, venivano incamerati nei magazzini aziendali anche partite di prodotti provenienti direttamente da terreni, non certificati a�?Bioa�?, di ignari produttori agricoli della zona. Il sistema di frode, poi, si completava attraverso la��alterazione dei risultati delle analisi chimiche eseguite su campioni di prodotti confezionati ed etichettati per essere destinati alla grande distribuzione ad un prezzo notevolmente superiore, oppure venduti come materia prima a�?Biologicaa�? alla��industria locale.
La prova della frode sarebbe appunto il sequestro di oltre 10 tonnellate tra prodotti chimici e pesticidi rinvenuti nei magazzini aziendali e nei terreni dichiarati ufficialmente nel Programma Annuale di Produzione delle aziende agricole certificate, per la coltivazione dei quali venivano illecitamente percepiti contributi e finanziamenti pubblici della Politica Agricola Comune europea.

In alcuni casi, i finanzieri sono riusciti anche a risalire alle ditte fornitrici degli agenti chimici, scoprendo, tra la��altro, un sistema di evasione fiscale di oltre 200mila euro. La��esame della documentazione sequestrata, concernente acquisti e vendite tra il 2015 ed il 2017, ha consentito di quantificare in oltre 8 milioni di euro la��ammontare delle movimentazioni di falsi prodotti a�?Bioa�? effettuate dalle aziende controllate, con una indebita percezione di contributi, finanziamenti ed agevolazioni pubbliche proprie della��agricoltura biologica, pari a circa 1 milione di euro.
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Posted on novembre 2nd, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Nove milioni di morti l’anno: l’inquinamento uccide 15 volte piA? delle guerre

ROMA – L’inquinamento A? diventato la piA? grave minaccia per la salute. Nel 2015 ha causato 9 milioni di morti, un sesto del totale. E’ tre volte piA? dell’effetto combinato di Aids, tubercolosi e malaria; 15 volte piA? di tutte le guerre e delle altre forme di violenza. I numeri vengono dal rapporto preparato dalla Lancet Commission on Pollution & Health firmato dalla Global Alliance on Health and Pollution e dell’Icahn School of Medicine del Monte Sinai (New York).

Un prezzo molto alto non solo in termini di vite umane, ma anche dal punto di vista economico: le malattie legate all’inquinamento nei Paesi a reddito medio e basso si traducono in una riduzione annua del Pil che puA? arrivare al 2% e nei Paesi a reddito alto in un aggravio della spesa sanitaria dell’1,7%. Mentre le perdite di benessere derivanti dall’inquinamento sono stimate in 4,6 trilioni di dollari all’anno: il 6,2% della produzione economica mondiale.

Tra i principali responsabili di questo quadro sanitario, anche per il legame sempre piA? stretto tra inquinamento e cambiamento climatico, figurano i combustibili fossili: il loro uso, sommato alla combustione della biomassa nei paesi a basso reddito, produce l’85% del particolato e una quota rilevante di altri inquinanti atmosferici.

A fronte di questi dati allarmanti ci sono i vantaggi registrati grazie alle leggi di salvaguardia ambientale. I miglioramenti della qualitA� dell’aria negli Stati Uniti – testimonia lo studio – non solo hanno ridotto i decessi da malattie cardiovascolari e respiratorie, ma hanno anche prodotto 30 dollari di benefici per ogni dollaro investito dal 1970.

In assenza di interventi efficaci, al 2050 l’aggravarsi del caos climatico sommato alla progressiva urbanizzazione provocherA� perA? un aumento del 50% dell’inquinamento. “Possiamo evitarlo perchA� ci sono strategie ben testate e a basso costo che permettono di mantenere l’inquinamento sotto controllo: dobbiamo smettere di avvelenare noi stessi”, commenta il copresidente della Commissione, Richard Fuller.

In particolare bisogna regolamentare l’uso di alcune sostanze chimiche particolarmente dannose, come i metalli pesanti e i distruttori endocrini che danneggiano

l’apparato riproduttivo e il sistema neurologico. Purtroppo in Europa i progressi in questo campo vengono rallentati dall’azione delle lobby dei settori industriali coinvolti”, aggiunge Roberto Bertollini, l’unico italiano presente nella Commissione.
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Posted on ottobre 20th, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Inquinamento, emergenza smog nel Nord Italia: Torino la piA? “nera”, nube tossica sulla Pianura Padana e purtroppo A? solo l’inizio

Nel Nord Italia l’aria A? sempre piA? irrespirabile. Il mancato arrivo delle piogge ha fatto schizzare alle stelle le concentrazioni di polveri sottili, con effetti preoccupanti sulla Pianura Padana. La situazione peggiore a Torino, dove i livelli di PM10 hanno raggiunto i 114 microgrammi al metro cubo, oltre il doppio della soglia massima (50). Nelle Regioni settentrionali, sono in tutto 25 le cittA� che hanno oltrepassato il limite annuale di 35 giorni di superamento delle concentrazioni di polveri sottili.
Dallo spazio tutta l’area si vede coperta da una macchia scura, come mostra una foto pubblicata dall’astronauta italiano Paolo Nespoli. Dopo Torino, le cittA� che hanno superato per piA? giorni la soglia di smog sono Cremona (58), Padova (53) e Milano (50).

Il Comune di Torino ha consigliato ai cittadini non solo di limitare l’attivitA� fisica all’aperto, ma addirittura di “evitare di aprire porte e finestre”. Nel capoluogo piemontese da giovedA� non possono circolare, dalle 8 alle 19, i veicoli diesel fino a Euro 4. Sabato il divieto sarA� esteso anche alle vetture Euro 5.

“Le misure restrittive adottate in questi giorni – spiega l’assessore comunale all’Ambiente, Alberto Unia – rispondono in primo luogo alla necessitA� di tutelare la salute di tutti”. Protesta perA? il Codacons: “Siamo oramai all’assurdo con i cittadini sequestrati in casa e costretti a non aprire porte e finestre. A Torino, come nelle altre cittA�, i cittadini subiscono gli effetti di politiche ambientale sbagliate. Valuteremo le azioni legali da intraprendere contro il Comune di Torino”.

In Lombardia sono otto i giorni consecutivi di superamento del limite di 50 microgrammi di PM10 per metro cubo nelle province di Milano, Monza, Mantova, Bergamo e Brescia. Nove giorni in quelle di Lodi e Cremona, cinque a Pavia, due a Varese e uno a Como e Lecco. A Milano, in particolare, i grattacieli sono scomparsi nella foschia; stesso destino per il Duomo. A nulla e’ servito il blocco ai veicoli diesel piA? inquinanti.
Legambiente parla di “troppi ritardi da parte di Regioni e sindaci” e chiede di “ripartire dai centri urbani con politiche e interventi sostenibili”. Sono scattate le misure approvate dall’accordo di programma firmato a giugno dal ministero dell’Ambiente con Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto. “Stiamo dando applicazione per la prima volta ad azioni emergenziali comuni in tutto il territorio padano”, ha spiegato l’assessore all’Ambiente dell’Emilia-Romagna, Paola Gazzolo.

“Non A? possibile – protestano i Verdi – che la politica non intervenga immediatamente per fermare in Italia la guerra dell’aria che, secondo i dati dell’Agenzia europea dell’Ambiente, causa quasi 80mila morti all’anno”. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala si augura che proposte radicali possano scaturire nel vertice della cittA� C40, in programma nel weekend a Parigi. “La situazione dello smog nel lungo termine A? intollerabile, per questo servono misure strutturali”. dapoxetine online, lioresal online.

Posted on ottobre 20th, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Gigantesca frana al confine tra Italia e Svizzera: 100 sfollati

Frana in Val Bregaglia, al confine tra Italia e Svizzera. Gli abitanti di Bondo, un centinaio di persone, sono stati sfollati a seguito della frana scesa dal Pizzo Cengalo intorno alle 9.30 di stamane, mercoledA� 23 agosto. Dal versante nord della montagna di 3.396 metri al confine con l’Italia, vicina a Pizzo Badile, “si sono staccate delle rocce che hanno dato origine a una colata detritica nella sottostante Val Bondasca”, rende noto la polizia cantonale. La frana A? arrivata vicino al villaggio di Bondo, dove tutti gli stabili sono stati evacuati da vigili del fuoco, dipendenti comunali e polizia cantonale.

Secondo le informazioni raccolte finora “non ci sarebbero feriti, ma A? stato ritenuto opportuno predisporre l’evacuazione per motivi preventivi di sicurezza”, ha spiegato all’Ats RenA� Schuhmacher, portavoce della polizia. Due stalle sono state colpite dalla colata detritica e distrutte. Intanto la strada cantonale della valle tra Stampa e Castasegna A? stata chiusa al traffico. Un elicottero ha trasportato in salvo alcuni escursionisti, rimasti intrappolati a causa della frana.
L’area A? protetta da un sistema di allarme detriti, “installato dopo la prima frana nella zona nel 2012, che si attiva appena le rocce si staccano e prima che arrivino a valle, inviando un segnale ai semafori stradali che immediatamente bloccano le strade della zona”, ha spiegato all’Ats la sindaca di Bregaglia, Anna Giacometti.

“Si sapeva che una nuova frana fosse possibile ma non ci si aspettava tutto questo materiale detritico”, ha evidenziato Giacometti, aggiungendo che al momento i tecnici sono a lavoro nella zona e non c’A? ancora una stima ufficiale della quantitA� di materiale franata.
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Posted on agosto 25th, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Il Brasile cancella la grande riserva. La��Amazzonia fa spazio alle miniere

Nel 1984, la��allora regime militare al potere a Brasilia decise di preservarla, piA? per ragioni strategiche che ambientali: voleva che restasse nella��orbita dello Stato. Da allora le pressioni delle societA� minerarie, da ogni parte del mondo, non sono mai venute meno. Potrebbe trattarsi, secondo gli esperti di settore, di una delle aree piA? ricche di minerali del continente ancora non esplorate, se non da sporadici avventurieri. Con il governo Temer, finalmente, il colpo A? stato inflitto. Da��altronde la��attuale presidente non A? stato eletto da nessuno, nA� dovrA� renderne conto nelle urne, e un certo Brasile che rappresenta ne sta approfittando per prendersi tutte le rivincite in campo economico, sociale e ambientale.

La Renca, nel corso degli anni, A? finita incastonata tra altri territori protetti: ci sono parchi nazionali, territori indigeni, riserve biologiche. Il governo assicura che tutto avverrA� secondo il rispetto della��ambiente e degli indios, i cui diritti non verranno toccati. Non ca��A? nemmeno bisogno di cambiare la legislazione nella regione, dicono. Ma come vanno queste cose in Amazzonia si sa: la��apertura di strade nella foresta, la��arrivo di manodopera e macchinari, i forti interessi economici hanno sempre come risultato un rapido degrado della��esistente. A�Questo decreto A? il piA? forte attacco alla��Amazzonia degli ultimi 50 anni a�� dice il senatore Randolfe Rodrigues, eletto nella regione a��. Nemmeno la Transamazzonica (strada costruita negli anni 70, ndr) A? stata cosA� offensiva, nessuno immaginava che il governo Temer potesse osare tantoA�. Rodrigues e altri gruppi ambientalisti sono giA� sul piede di guerra, nella speranza che i Tribunali possano bloccare tutte le autorizzazioni allo sfruttamento delle risorse che potrebbero arrivare. Il governo, tra la��altro, ha scelto la��arma del decreto proprio per evitare un disegno di legge che avrebbe comportato un iter di discussioni con la societA�, certamente non amichevole.

Da quando Michel Temer, al potere dopo la��impeachment di Dilma Rousseff nella��agosto 2016 , ha superato la��ostacolo di un voto di autorizzazione a procedere del Parlamento per accuse di corruzione, il governo ha premuto la��acceleratore in una serie di misure sociali ed economiche. Quasi tutte gradite agli imprenditori e ai mercati finanziari, come le riforme del lavoro e della previdenza, e una nuova ondata di privatizzazioni. Insieme alla��apertura della riserva amazzonica, Temer ha annunciato difatti la vendita di azioni della Eletrobras, la��Enel brasiliana, e la cessione ai privati di strade e aeroporti. Dal suo lato, il lento ma costante recupero della��economia, che sta uscendo finalmente da tre anni di recessione.
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Posted on agosto 25th, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Antartide, si stacca uno dei piA? grandi iceberg mai visti: mille miliardi di tonnellate Seimila chilometri quadrati di ghiaccio si staccano dal continente antartico, l’allarme del WWF: dimostra l’emergenza climatica

BAGNATICA – 12 luglio 2017 – Un iceberg di oltre mille miliardi di tonnellate, piA? grande dell’intera Liguria, si A? staccato dall’Antartide. Lo hanno confermato oggi alcuni ricercatori britannici dell’UniversitA� di Swansea. “Il gigantesco iceberg si A? formato tra lunedA� e mercoledA�” hanno confermato gli studiosi che da tempo tengono sotto controllo l’enorme frattura che ha tagliato la piattaforma glaciale Larsen C. La frattura studiata dal British Arctic Survey, ecco il video: Trenta dei circa 190 metri di spesso del nuovo iceberg affiorano dalla superficie dell’acqua. La superficie della nuova formazione rappresenta circa il 10% dell’intera piattaforma Larsen C e compito degli studiosi ora sarA� anche quello di capire quali potranno essere le ripercussioni di questa frattura sulla stabilitA� della piattaforma stessa. L’evento era atteso e durante tutto l’inverno team di ricerca dell’UniversitA� di Swansea con la partecipazione di studiosi della British Antarctic Survey hanno monitorato il “distacco” lungo una faglia di 170 km con l’ausilio dei satelliti della Agenzia Spaziale Europea Copernicus Sentinel-1. Si tratta certamente di uno tra i 10 iceberg piA? grandi mai segnalati ma la sua grandezza impallidisce a fronte di “mostri” avvistati in Antartide nei decenni scorsi. Il piA? grande di tutti fu localizzato da un satellite e denominato B-15, 11mila metri quadrati di ghiaccio (poco piA? dell’Abruzzo) separatisi dalla piattaforma glaciale Ross e i qui resti erano ancora visibili sei anni dopo a largo della Nuova Zelanda. L’immagine termica scattata dal satellite Nasa Modis mostra il distacco del nuovo iceberg ma si attendono immagini a piA? alta definizione per confermare quanto A? accaduto. Per il momento l’immagine dimostrerebbe anche che l’enorme massa di ghiaccio non si A? mossa dalla sua posizione originaria. Interpellato dall’Independent, Rod Downie, responsabile dei programmi polari del WWF ha commentato: “La scala monumentale di questa filiazione A? impressionante, dovremo ridisegnare la cartografia della penisola Antartica. Ma mentre l’Antartide fa quello di solito fa, dimostra anche quanto siano fragili le nostre calotte polari. Sono loro queste regioni che alimentano la nostra atmosfera e i nostri oceani. Ma l’Antartide occidentali ha subito in queste ultime decadi le conseguenze del rapido innalzarsi del riscaldamento globale. Questa non A? affatto una buona notizia e dimostra la necessitA� di affrontare urgentemente il problema dei cambiamenti climatici.” cheap doxycycline, cheap zithromax.

Posted on luglio 12th, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Rifiuti, il flop della differenziata: ROMA

Se nel piano 2017-2021 sui rifiuti A? previsto la��incremento di 27 punti percentuali sulla raccolta differenziata per raggiungere la��obiettivo del 70% (e fare a meno degli impianti), bisogna salire su una Ferrari e spingere sulla��acceleratore. In cinque anni infatti la previsione di aumento del progetto presentato a metA� maggio, A? di almeno 5 punti alla��anno, ma negli ultimi 11 mesi a guida 5 Stelle A? stato del 1,6%, segnando il record assoluto in ribasso degli ultimi 4 anni, quando dal 2013 (31%) al 2016 (43%) era salita di 12 punti. A�Nel primo trimestre 2017 la differenziata A? salita al 44,2%, con un incremento della�� 1,6% rispetto al primo trimestre del 2016 e del 3% rispetto al 2015 (41,18%)A� A? stata la dichiarazione della��azienda municipalizzata il 30 maggio, confermando quello che aveva detto la stessa sindaca Virginia Raggi una settimana fa.

Ma andando a vedere i dati Ama pubblicati sul sito, nel primo trimestre 2014 sul 2013 la differenziata registra + 5,4%, nel 2015 sul 2014 +4,1% e nel 2016 sul 2015 +6,5%. A confronto il dato +1,6% nel 2017 sul 2016 indica un andamento lento come una lumaca. E il numero A? decisivo. Da questo dato dipende infatti quanti rifiuti dovranno andare nei Tmb, cioA? negli impianti di Salario e Rocca Cencia di proprietA� di Ama oltre ai due dislocati a Malagrotta di Colari (ora commissariati), dove se ne inviano al momento il 57% del totale. In questi impianti i rifiuti indifferenziati vengono A�pulitiA� e separati prima di andare nelle discariche e agli inceneritori. Se la quantitA� non diminuisce, si allontana la chiusura dei Tmb e rimane la necessitA� di discariche e inceneritori. Di questo passo fino a tutto il 2018 e oltre le necessitA� industriali rimarranno pressochA� invariate. A�Il piano del Campidoglio A? virtuoso ma non credibileA� aveva detto il ministro Gian Luigi Galletti dopo la��incontro con la sindaca lunedA� scorso. Ma i 5 Stelle non sembrano preoccupati. A�Voglio tranquillizzare i romani e i cittadini dei comuni limitrofi il nostro piano post consumo 2017-2021prevede la��autosufficienza nella gestione dei rifiuti senza discariche e inceneritori nella provincia e chiudendo il ciclo nel territorio del comune di Roma. Il Pd la finisca di dire menzogneA� ha scritto la��assessora Montanari sui social.

Ma la polemica politica sugli impianti nasconde dei dati inconfutabili: con questi obiettivi la differenziata dovrebbe aumentare di 500 tonnellate la��anno. Invece in undici mesi, dopo 4 cambi ai vertici di Ama e due progetti pilota mai partiti (nel centro storico per le utenze commerciali e a Tor Bella Monaca per quelle domestiche) la raccolta con il porta a porta – che fa aumentare la differenziata -, A? rimasta invariata. A�Nella��ultimo anno non ca��A? un solo utente in piA? con il porta a portaA� denuncia intanto Roberto Scacchi di Legambiente. E in effetti la��ultimo comunicato di Ama sul cambio a domicilio per 9.400 cittadini e 245 utenze commerciali alla��Esquilino con la rimozione di 80 cassonetti in strada, risale a marzo 2016. A? inoltre di un anno esatto la delibera della��ex commissario Tronca con la quale concedeva A�in comodato da��uso ad Ama 32 aree per realizzare strutture di servizio, sedi a supporto della raccolta differenziata e nuovi centri di Raccolta ingombrantiA�. Ad oggi i luoghi delle cosiddette isole ecologiche sono invece sette: la necessaria verifica nei territori con la collaborazione degli amministratori dei Municipi, che si sono rivelati spesso in contrasto con le scelte del Campidoglio, ha rallentato la realizzazione delle aree, favorendo la��abbandono di materassi, frigoriferi e altri oggetti sulle strade.
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Posted on giugno 1st, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Media: “Trump ha deciso: Usa escono da accordi Parigi sul clima”

DONALD Trump avrebbe deciso di sfilare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sul clima. Lo riferisce il sito web Usa Axios citando “due fonti vicine all’amministrazione”. Non si ha ancora la conferma ufficiale della decisione. Il sito Axios, domenica scorsa, aveva giA� scritto che Trump aveva confidato l’intenzione ai suoi collaboratori piA? stretti. I dettagli sull’uscita dall’accordo saranno curati da un ristretto numero di persone, tra cui Scott Pruitt, l’amministratore dell’Epa, l’agenzia di protezione ambientale. Gli uomini di Trump starebbero valutando la formula con cui abbandonare l’intesa. Durante la sua recente visita in Italia, Trump aveva ricevuto da Papa Francesco un libro sull’ambiente.

Due possibili scenari. L’uscita degli Usa dall’intesa di Parigi sarebbe il peggior colpo assestato alle politiche ambientali di Obama, e manderebbe anche un segnale chiaro e combattivo al resto del mondo sul fatto che la lotta al cambiamento climatico non sarA� una prioritA� per Washington nei prossimi anni. L’uscita degli Usa inoltre, minaccerebbe la tenuta dell’intero accordo, visto il ruolo decisivo di Obama nel successo di Parigi. Gli scenari possibili, a questo punto, sarebbero due, secondo Axios:

– Trump potrebbe annunciare l’uscita, che darebbe inizio a un processo che non si concluderebbe prima del novembre 2020. Secondo i termini dell’accordo, i paesi firmatari non possono inviare la loro richiesta di abbandono dell’intesa prima di tre anni, a partire dall’entrata in vigore, avvenuta il 4 novembre 2016. Il processo di ritiro, poi, richiederA� circa un anno. In questo lungo periodo di tempo, non si escludono ripensamenti della Casa Bianca.

l’accordo di Parigi, chiamato United Nations framework convention on climate change. Si tratterebbe dell’opzione piA? estrema, perchA� porterebbe gli Stati Uniti fuori da tutti gli accordi globali sul clima. Per questo processo, sarebbe necessario un anno.
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Posted on maggio 31st, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

RADIOATTIVITA’ IN LIGURIA

LE CERTEZZE DELLa��ESPERTO E I DUBBI DEL CITTADINO
Comunicato stampa di Mondo in Cammino sul riscontro di radioattivitA� in Val di Vara

Considerazione in merito alla��articolo pubblicato dal a�?Secolo XIXa�? e intitolato: a�?RadioattivitA�, analisi Arpal sui terreni. La��esperto: A�Nessun pericolo per le carniA�a�?

Come di consuetudine di fronte a un problema che riguarda la contaminazione radioattiva (foraggio radioattivo somministrato a vacche di una��azienda agricola della Val di Vara), la��esperto di turno cerca di piegare i suoi ragionamenti alla politica del non a�?creare panicoa�?, piuttosto che ispirarsi ad un atteggiamento di precauzione e preventivo.

CosA� facendo, e in maniera paradossale nel tentativo di supportare la propria tesi, la��esperto crea un nuovo allarmismo: quello rispetto ad un passato in cui, pare, non siano state assunte misure preventive e date informazioni adeguate ai cittadini.

Dice, infatti, la��esperto: a�?La radioattivitA� nello spezzino dopo il disastro di Chernobyl A? piA? alta che nel resto della Liguria. Nei giorni dello scoppio pioveva nella zona. Ma questo non ha correlazione con questa vicenda. A Rocchetta Vara abbiamo una stazione di controllo del cesio 137. Quando iniziarono i monitoraggi fu scelta la zona perchA� alta e pianeggiantea�?.
Sappiamo ora che nello spezzino la radioattivitA� era piA? alta che da altri parti. Capiamo cosA� la��alta presenza di tumori in Val di Vara come risulta dal Registro dei Tumori della Regione Liguria. PerchA� la��esperto, nella sua disanima di minimizzazione del rischio, si A? dimenticato di riportare questi dati allo scopo di fornire una visione da��insieme?
In secondo luogo, preso da questo suo compito di minimizzare e tranquillizzare la popolazione, afferma: a�?Il cesioa�� resta piA? alto che in altre province. Intorno ai 5 mila becquerel. Siamo partiti da 26 milaa�?. Solo un errore? Secondo le leggi della fisica il decadimento periodico del Cesio dopo 30 anni dovrebbe assestarsi a 13.000 becquerel (come confermato dalla��AIPRI). Un motivo in piA? di preoccupazione e di indirizzo per verificare la��adozione di eventuali norme precauzionali e di maggiori controlli in quel territorio, non solo casuali, del momento o pianificati al minimo.

Continuando la��esperto conferma, in maniera maldestra come ovvia scusante, quanto sappiamo da tempo e converte i dubbi in certezza: a�?Lo stronzio 90 e il cesio 137 sono in tutta Europa dopo quell’eventoa�?, cioA? dopo la��incidente di Chernobyl. La��esperto mette in evidenza un problema globale e con esso la��implicita necessitA� di dedicare ad esso la giusta attenzione. In pratica ciA? si traduce in una migliore pianificazione dei controlli e nella��analisi di una maggiore campionatura, unitamente alla revisione del concetto di norma sui livelli massimi di contaminazione alimentare tenendo conto del concetto di cumulo.

Questo implicito accenno ai controlli, conseguente alla diffusa contaminazione di tutta la��Europa a�� come afferma la��esperto a�� deriva dalla��assioma che a�?Si trova ciA? che si cercaa�?. Nella��articolo viene riportato: a�?Vero A? che lo stronzio 90 non era mai stato ricercato con analisi puntuali sul foraggioa�?. Questa la dice lunga sui controlli. Soffermandoci a Chernobyl (senza parlare di altri fallout che si sono avuti negli anni fino ad arrivare a Fukushima), la��incidente ha liberato piA? di 70 radionuclidi. Senza volerli ricercare tutti, dovrebbe essere obbligatorio indagare la presenza di Cesio, Stronzio, Americio e Plutonio. Forse la realtA� risulterebbe diversa da come viene presentata.

Infine la��articola afferma: a�?Il foraggio, come emerso anche dalle analisi botaniche, A? compatibile con quella��area. Non A? stato acquistatoa�?. Compatibile non fa rima con certezza. Ma senza sollevare sospetti, qualora fosse stato acquistato, quali problemi ci sarebbero stati? In teoria nessuno perchA� i controlli dovrebbero essere efficaci a�� in qualitA� e quantitA� – sia a livello locale che in caso di importazione. Ma A? sempre cosA�? Non va dimenticato che grandi quantitativi di foraggio e grano vengono importati in Italia dai territori della��Ucraina contaminati da Chernobyl.
Solo la��anno scorso sono state importate da questo paese 600.000 tonnellate di grano, quantitativo quadruplicato rispetto agli anni precedenti. E in Ucraina A? in funzione una seconda Chernobyl nella centrale a biomasse di Ivankov. Mondo in cammino, al proposito, sta preparando un dossier con documenti, dati, rilevazioni in loco.

In definitiva, come per ogni problema riguardante i cittadini, non si tratta di fare della��allarmismo ingiustificato, ma di fare e dare una��informazione corretta e giustificata.
In ogni caso, A? sempre meglio una precauzione in piA?, che il rischio di un danno che potrebbe manifestarsi certo: non lo richiede solo il buon senso e la ricerca della veritA� che ad esso si accompagna, ma la��etica nei confronti del cittadino e delle future generazioni.

Massimo Bonfatti
Presidente di Mondo in cammino
www.mondoincammino.org

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Posted on febbraio 6th, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

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