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L’occasione delle biomasse

 

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Il comparto delle biomasse si rivela vantaggioso, perché accetta diversi materiali per alimentare le caldaie di combustione. A partire dagli scarti agroalimentari e le coltivazioni di mais, ma anche dalla trasformazione dei rifiuti urbani e dai residui di allevamenti bovini e suini. Inoltre, da questi ultimi, viene prodotto biogas. In Italia esistono oltre 500 impianti (130 in costruzione), in grado di convertire 18 mila tonnellate annue di biomasse. Per quanto riguarda i costi, l'investimento per un impianto tipico da 1 Mw di potenza ammonta a circa 4 milioni di euro «chiavi in mano». Spesa che nella maggior parte dei casi viene ripartita tra agricoltori, sovvenzioni statali e partecipazione delle aziende produttrici.

La provincia di Cremona con 150 impianti si trova al primo posto in questa tecnologia. Non solo. Il conferimento della materia prima avviene a chilometro zero. Un vantaggio dovuto alla coltivazione intensiva di mais, agli scarti industriali (cippato), ma soprattutto agli abbondanti allevamenti suini presenti in zona. Con l'abbattimento dei costi di trasporto. È il caso dell'azienda agricola Mazzolari. Un impianto entrato in funzione a pieno regime lo scorso luglio. «È in grado, a fronte di 17-18 mila tonnellate annue fornite in ingresso di generare 8 Gw/h di energia», spiega Roberto Manzoni direttore generale di Sebigas, l'azienda che ha realizzato l'intera struttura. «Una produzione che può soddisfare il fabbisogno annuale di gas di 2.700 famiglie della zona».

L'intero processo di conversione avviene all'interno di una grande cupola circolare, il cosiddetto digestore. Qui 24 ore su 24 i batteri attraverso fermentazione chimica, producono biogas metano, distribuito poi in zona. A San Carlo di Cesena e Forlì, si trova invece l'impianto di Romagna Compost, del gruppo Hera. Il primo a sfruttare la tecnologia con fermentazione a secco (batch dry fermentation). Per trasformare in energia elettrica i rifiuti provenienti da discarica. Un processo anaerobico (senza aggiunta di aria) che inizia dal recupero di scarti umidi a cui vengono aggiunti batteri. Per portare a compimento l'intero ciclo produttivo occorrono 25-30 giorni. «I batteri abbattono i cattivi odori», spiega Enrico Pieraccini, direttore di Romagna Compost, «e come prodotto finale, oltre al compost utilizzato come fertilizzante, troviamo gas metano». Che a sua volta viene riconvertito in energia elettrica attraverso un processo di cogenerazione. Il rendimento complessivo dell'intera struttura, la cui potenzialità si attesta attorno a 40 mila tonnellate all'anno di rifiuti trattati, consentirà di produrre il 10% dell'energia consumata dai cittadini di Cesena. L'impianto costato 7,5 milioni di euro è entrato in funzione nel 2009 e produce 5 Gw/h di energia pulita.

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Posted on marzo 13th, 2012 by eugenio  |  Commenti disabilitati

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