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Archive for the ‘Catastrofi naturali’ Category

Gigantesca frana al confine tra Italia e Svizzera: 100 sfollati

Frana in Val Bregaglia, al confine tra Italia e Svizzera. Gli abitanti di Bondo, un centinaio di persone, sono stati sfollati a seguito della frana scesa dal Pizzo Cengalo intorno alle 9.30 di stamane, mercoledì 23 agosto. Dal versante nord della montagna di 3.396 metri al confine con l’Italia, vicina a Pizzo Badile, “si sono staccate delle rocce che hanno dato origine a una colata detritica nella sottostante Val Bondasca”, rende noto la polizia cantonale. La frana è arrivata vicino al villaggio di Bondo, dove tutti gli stabili sono stati evacuati da vigili del fuoco, dipendenti comunali e polizia cantonale.

Secondo le informazioni raccolte finora “non ci sarebbero feriti, ma è stato ritenuto opportuno predisporre l’evacuazione per motivi preventivi di sicurezza”, ha spiegato all’Ats René Schuhmacher, portavoce della polizia. Due stalle sono state colpite dalla colata detritica e distrutte. Intanto la strada cantonale della valle tra Stampa e Castasegna è stata chiusa al traffico. Un elicottero ha trasportato in salvo alcuni escursionisti, rimasti intrappolati a causa della frana.
L’area è protetta da un sistema di allarme detriti, “installato dopo la prima frana nella zona nel 2012, che si attiva appena le rocce si staccano e prima che arrivino a valle, inviando un segnale ai semafori stradali che immediatamente bloccano le strade della zona”, ha spiegato all’Ats la sindaca di Bregaglia, Anna Giacometti.

“Si sapeva che una nuova frana fosse possibile ma non ci si aspettava tutto questo materiale detritico”, ha evidenziato Giacometti, aggiungendo che al momento i tecnici sono a lavoro nella zona e non c’è ancora una stima ufficiale della quantità di materiale franata.

Posted on agosto 25th, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Uragano Matthew, il governatore della Florida: “Evacuate o vi ucciderà” | “Ad Haiti come il terremoto”

HAITI 07/10/2016 – L’uragano Matthew si sta muovendo verso le Bahamas e la Florida: fino ad ora la tempesta ha ucciso 283 persone nella sola Haiti. Secondo il National Hurricane Center arriverà sulle coste Usa nelle prossime ore. Il presidente Barack Obama, che ha ordinato l’evacuazione di due milioni di persone, ha dichiarato lo stato d’emergenza in Florida, in Georgia e nel South Carolina. Il governatore della Florida, Rick Scott: “Evacuate o vi ucciderà”.
Il capo della protezione civile Craig Fugate, ha fatto sapere che il presidente americano ha lanciato l’ennesimo appello alle popolazioni che si apprestano ad essere colpite dall’uragano: “Prendete la situazione seriamente ed evacuate senza esitare”, ha detto Obama. Secondo il sito FlightAware.com, le compagnie aeree hanno cancellato un totale di 1.594. Gli aeroporti più colpiti sono quelli di Miami, Fort Lauderdale e Orlando, in Florida. Il numero dei voli cancellati potrebbe salire nelle prossime ore.

Potenzialmente devastante – Le aree degli Stati Uniti che verranno colpite, secondo le ultime analisi del servizio meteorologico americano, saranno la Florida, la Georgia e la South Carolina. L’allarme riguarda 8 milioni di persone e l’ordine di evacuazione sta già mobilitando 3,5 milioni di cittadini: 1 in South Carolina e 1,5 in Florida.

L’impatto dell’uragano potrebbe causare danni a oltre 500 chilometri di zone costiere. Mercoledì sono stati cancellati centinaia di voli per lo Stato e per le altre aree che potenzialmente potrebbero essere colpite.

Si calcolano i danni ad Haiti – Intanto comincia il conteggio dei danni che il passaggio di Matthew ha provocato ad Haiti, uno dei Paesi più poveri di tutta la regione. Si tratta del disastro umanitario più grande dopo il terremoto del 2010 per l’isola. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha detto che servono 350.000 persone necessitano assistenza immediata.

Unicef: “Devastazione apocalittica ad Haiti – “Lo scenario post-uragano ad Haiti è apocalittico”. A dirlo è Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, secondo il quale “siamo ai livelli di devastazione del terremoto del 2010″. Con il primo accesso nelle aree colpite, spiega Iacomini, “iniziano finalmente ad arrivare notizie sulla situazione. Ci sono 522mila bambini colpiti dall’uragano nel sud del Paese e già si registrano casi gravi di colera, dengue e zika”.

Posted on ottobre 7th, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Città sommerse e scarsità di cibo, l’uomo verso l’apocalisse

ROMA 25/09/2015 – L’apocalisse è vicina più di quanto si possa pensare se l’uomo non si deciderà a cambiare i suoi comportamenti a danno dell’ambiente che lo circonda. Scenari tremendi per l’intero Pianeta, degni delle migliori sceneggiature di Hollywood, sono quelli ipotizzati in due diversi studi scientifici, pubblicati sulle prestigiose riviste Pnas e Science Advances. Sul banco degli imputati ancora le emissioni di gas serra e l’innalzamento delle temperature.
Se l’uomo arrivasse a bruciare tutti i combustibili fossili a sua disposizione e se l’emissione dei gas nell’atmosfera dovesse mantenere i ritmi attuali, ipotizzano i ricercatori, la Terra varcherebbe, nel giro di una decina di anni, il suo punto di non ritorno a causa dell’innalzamento della temperatura globale di oltre i due gradi, termine questo fissato come tetto massimo, rispetto ai livelli preindustriali. Un tale riscaldamento provocherebbe, sottolinea Ricarda Winkelmann, autrice di uno degli studi, lo scioglimento dei ghiacciai e quando tra questi si annovererà anche la calotta antartica, nel giro di 60 – 80 anni, il livello degli oceani sarà più alto di ben 60 metri. Questo lento ma inesorabile innalzarsi dei mari porterebbe alla scomparsa di città come Tokyo, Hong Kong, Shanghai, Calcutta, Amburgo e New York e alla distruzione di un territorio che oggi ospita la vita di oltre un miliardo di persone. 50 milioni il numero ipotizzabile, per difetto, dei ‘rifugiati climatici’. La scomparsa di una tale estensione di terre emerse comprometterebbe l’intera stabilità del Pianeta.
Agricoltura e acqua potabile sono però già a rischio. Secondo il report The Economics of Land Degradation, nei prossimi dieci anni sarà inutilizzabile il 52% del suolo arabile. Anche qui le cause sono bene note, desertificazione, deforestazione e inquinamento. Nel prossimo quarto di secolo il cibo, frutto dell’agricoltura, diminuirà del 12 per cento con il conseguente aumento dei prezzi al consumo e l’innalzamento sostanziale delle vittime della fame. I due studi giungono alla vigilia della Conferenza sul clima in programma a Parigi e chissà se riusciranno ad illuminare i potenti della Terra, gli unici in grado di gettare le basi per una vera e propria inversione di tendenza nel comportamento consumistico dell’uomo.

Posted on settembre 25th, 2015 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Nuova Zelanda, rimpatriato il primo rifugiato climatico

SYDNEY 23/09/2015 – Poteva essere il primo rifugiato al mondo per cambiamento climatico, ma purtroppo Ioane Teitiota, 38enne originario di Kiribati, un piccolo stato-arcipelago nel Pacifico, si è visto rifiutare la sua richiesta di asilo e oggi è stato espulso dalla Nuova Zelanda.

L’uomo, che dal 2007 vive nel Paese con la moglie e ha tre figli neozelandesi, è stato imbarcato su un volo presso l’aeroporto di Auckland, dopo che il Ministro Associato per l’Immigrazione Craig Foss ha respinto un appello dell’ultimo minuto per permettergli di restare per motivi umanitari. Anche la sua famiglia dovrà rispondere a un ordine di espulsione, ma gli è stato accordato il permesso di rimanere per un ulteriore settimana per preparare la partenza.

Arrivati in Nuova Zelanda nel 2007, Teitiota e la moglie Angua Erikava sono rimasti nel paese anche dopo che i loro permessi di lavoro erano scaduti nel 2010. L’anno seguente l’uomo ha chiesto lo status di rifugiato climatico, sostenendo di non poter rimpatriare perché l’innalzamento del livello delle acque marine provocato dai cambiamenti climatici mette a rischio l’isola da cui proviene e quindi la sua vita e quella della sua famiglia.

Lo scorso luglio però la Corte Suprema della Nuova Zelanda ha rigettato la sua richiesta stabilendo che “anche se Kiribati affronta indubbiamente delle difficoltà, il signor Teitiota non si troverà ad affrontare alcun ‘danno grave’ tornando a casa”. Il parlamentare del partito laburista Phil Twyford aveva chiesto al ministro Associato per l’Immigrazione di considerare la possibilità di permettere alla famiglia di rimanere per motivi umanitari. Tuttavia, Craig Foss ha deciso di non intervenire.

Kiribati è una piccola nazione del Pacifico di 100 mila abitanti, le cui isole coralline affiorano di pochi metri dal mare.

Posted on settembre 23rd, 2015 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Il Cile colpito da un violento terremoto. Allarme tsunami, un milione di sfollati

SANTIAGO 17/09/2015 – È subito scattata l’allerta tsunami in Cile dopo la forte scossa di terremoto, inizialmente indicata con una magnitudo 7.2, avvertita questa notte poco dopo l’una (ora italiana) nella zona centrale dello stato. Gli esperti cileni hanno successivamente ridotto la magnitudo del sisma da 7.2 a 6.8, mentre il Servizio geologico Usa l’ha innalzata a 8.3. L’epicentro era circa 200 chilometri a Nord della capitale, hanno precisato gli esperti del servizio geologico Usa, nei pressi di Illapel, una città di 31.000 abitanti che hanno visto crollare la maggior parte delle loro abitazioni. Al momento il ministero degli Interni cileno ha confermato via Twitter la morte di cinque persone, con decine di feriti. Onde gigantesche minacciano ora le coste del Cile e del Perù.

Il terremoto, che è stato avvertito anche in numerose regioni dell’Argentina, ha provocato il panico in numerose città del Paese, nelal regione di Coquimbo e in quella di Valparaiso, dove la gente si è riversata in strada «correndo in ogni direzione», hanno riferito alcuni testimoni.

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Terremoto in Cile, allerta tsunami

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Le autorità peruviane prevedono onde alte sulle coste meridionali intorno alle 20.30 locali mentre potrebbero raggiungere le Hawaii intorno alle 3 del mattino. Nel febbraio del 2010, un terribile terremoto di magnitudo 8.8 colpì la zona centrale del Cile provocando la morte di oltre 500 persone. La città di Constitucion, che nel 2010 venne rasa al suolo, oggi è stata completamente evacuata compresi gli ospedali e le prigioni. Anche a Buenos Aires sono stati evacuati gli edifici pubblici.

Onde di tsunami alte almeno 4,5 metri minacciano le coste del Cile dopo il forte terremoto. Lo ha riferito la guardia costiera della città cilena di Coquimbo, nella zona dell’epicentro del sisma. L’allarme tsunami è stato esteso anche alle coste della California. Un milione di persone sono state immediatamente sfollate per evitare il rischio di essere colpiti dalle onde. Non è invece atteso alcuno tsunami lungo le coste americane del Pacifico. Lo ha reso noto l’Agenzia Usa per l’Atmosfera e gli Oceani (Noaa).

La protezione civile cilena (Onemi) mantiene il proprio “monitoraggio allerta rossa per sisma di maggior intensità e allarme tsunami” in alcune regioni del paese, mentre in altre aree è rientrato. L’allerta rimane rossa ad Atacama, Coquimbo, Valparaiso, Metropolitana, O’Higgins, Maule, Biobio, mentre è passata a gialla ad Arica e Parinacota, Tarapac, Antofagasta, Araucania, Los Rios, Los Lagos, Aysen, Magallanes e Antartica. Dopo la prima scossa ci sono state circa 50 repliche.

Gli Stati Uniti sono pronti a fornire al Cile «il supporto necessario». Lo ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato Usa, John Kirby, via Twitter commentando il forte terremoto che ha colpito il Paese. «I nostri pensieri vanno alla gente del Cile questa notte», ha twittato Kirby esprimendo solidarietà.

Posted on settembre 17th, 2015 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Nepal, rintracciati gli ultimi italiani. Più di 7.500 morti

L’unità di crisi della Farnesina è riuscita ad individuare anche gli ultimi italiani segnalati e non ancora rintracciati. Il monitoraggio costante della situazione da parte dell’Unità di Crisi, dell’Ambasciata a New Delhi e del Consolato Generale a Calcutta continua comunque, per far fronte ad ogni evenienza.

Le salme del signor Oskar Piazza e della signora Gigliola Mancinelli sono giunte in Italia ieri, mentre continuano le ricerche dei corpi di Marco Pojer e Renzo Benedetti. Personale dell’Unità di Crisi e della Protezione Civile è partito la notte scorsa al fine di seguire l’attività di ricerca e recupero dei corpi dei due connazionali.

Il ministero dell’Interno nepalese ha diffuso un bilancio aggiornato delle vittime del terremoto del 25 aprile da cui emerge che i morti sono ora 7.557, mentre i feriti hanno raggiunto quota 14.536. Il distretto più colpito è stato quello di Sindhupalchowk (2.911 morti) seguito da Kathmandu (1.202). Per quanto riguarda i danni agli edifici, secondo il ministero sono state completamente distrutte 191.058 case private e 10.718 edifici pubblici

Posted on maggio 5th, 2015 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Nepal: 3. 218 morti, 4 italiani mancano all’appello, un sisma di magnitudo 7.9

Khatmandu, 27 apr. – E’ di almeno 3.218 morti il bilancio delle vittime del sisma in Nepal. I feriti sono almeno 6.538. Lo hanno riferito le autorita’ di polizia.- canada pharmacy Il bilancio e’ stato fornito da Rameshwor Dangal, che dirige la divisione emergenza del ministero dell’Interno del paese asiatico. Il bilancio precedente era di 2.430 morti. Un centinaio di persone ha perso la vita nei paesi vicini, tra i quali India e Cina. Un Paese in ginocchio. Continua a salire drammaticamente, ora dopo ora, il bilancio delle vittime del terremoto che ha devastato il Nepal sabato, un sisma lexapro dosage di magnitudo 7.9 http://viagraonline-avoided.com/ che si è sentito anche in India, nella capitale New Delhi e in Tibet provocando valanghe di neve sull’Everest http://laxaprogeneric4anxiety.com/ che hanno travolto il campo base e fatto strage di scalatori. Le Nazioni Unite stimano che il 40 per cento del Paese è stato colpito in vario modo dal sisma, mentre i morti secondo le ultime stime della polizia sono ora 3.200, e i feriti circa 6mila. Due forti scosse di assestamento, tra cui una di magnitudo 6.7, hanno seminato nella mattina di domenica di nuovo terrore, e costretto la gente a scappare dalle case e ad accamparsi nelle strade. Kathmandu è una distesa di tende, sulla città è iniziato a piovere e i soccorsi si fanno più difficili. Manca tutto, soprattutto l’acqua potabile, dicono le Ong. Nei giardini pubblici, nelle piazze e http://cialiscoupon-treated.com/ lungo le strade le persone si accampano in tende improvvisate o distese su dei materassi in attesa di soccorsi che per il momento mancano quasi totalmente. Nel centro storico, macerie di templi e di vecchi edifici dal tetto di latta. Il muro di cinta dell’ex palazzo reale – che oggi ospita il governo – è crollato in diversi punti ed è visibile il giardino al suo interno. A Durbar Square, zona in cui sono crollati i templi e i tesori architettonici, si è continuato a scavare oggi con l’aiuto di due ruspe. online viagra Si teme che ci siano altri corpi intrappolati sotto la montagna di mattoni e detriti, ma è davvero difficile stimare il numero dei dispersi. Il presidente nepalese Ram Baran Yadav ha trascorso la scorsa notte in tenda, il premier Sushil Koirala ha chiesto ai suoi cittadini di restare uniti davanti al «grande disastro». L’ufficio e la residenza di Yadav, costruiti 150 anni fa, sono stati seriamente danneggiati dal sisma, per questo, riferisce l’agenzia ufficiale Ians, il presidente e le sue guardie del corpo hanno dormito in tenda. L’aeroporto internazionale Tribhuvan di Kathmandu è nuovamente aperto ai voli internazionali che trasportano aiuti ed a quelli commerciali, dopo uno stop di circa quattro ore seguito oggi alla ultima forte replica del terremoto di magnitudo 6,6 Richter. Centinaia di persone, la maggior parte turisti, sono ammassate in attesa di fuggire dal Paese. L’emergenza Manca l’acqua potabile, la corrente elettrica, i collegamenti telefonici sono precari ma mancano anche i farmaci e gli strumenti medici negli ospedali affollati da migliaia di disperati che hanno perso tutto dove è stato ricoverato un numero altissimo di feriti. Farmaci e strumenti medici «cominciano a scarseggiare». C’è bisogno di abiti e cibo ma anche di strutture che sostituiscano le abitazioni distrutte o non più sicure. Secondo l’Unicef almeno 940.000 bambini – che vivono nelle zone gravemente colpite dal terremoto di ieri in Nepal – hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria.

Posted on aprile 27th, 2015 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Giappone, esplode impianto chimico della Mitsubishi: 5 morti e 17 feriti

Yokkaichi (Giappone) Sono cinque le vittime dell'esplosione avvenuta in un impianto chimico di Yokkaichi, nella prefettura di Mie, nel Giappone natural viagra centro-meridionale. La tv pubblica nipponica, la Nhk, ha riferito di diciasette lavoratori feriti.

In base alle prime ricostruzioni, nella fabbrica, attiva nella

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produzione di silicio per semiconduttori, erano in corso i lavori per la sostituzione di alcuni macchinari. Gli investigatori sospettano che si sia trattato di una esplosione di idrogeno provocata da una reazione chimica avvenuta mentre i lavoratori stavano risciacquando degli scambiatori di calore nello stabilimento. 

A diffondere subito la notizia sono state fonti della polizia locale, ma l'avvenimento è stato poi sostanzialmente confermato da un portavoce della http://canadianpharmacy-rxonline.com/ compagnia 'Mitsubishi Materials', divisione dell'omonimo colosso do i need viagra industriale nipponico cui appartiene lo stabilimento, dove si producono siliconi. 

Secondo l'agenzia di stampa giapponese 'Jji Press', almeno quindici persone sono state ricoverate in ospedale, due delle quali sono morte per le lesioni.

Posted on gennaio 9th, 2014 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Filippine, forte terremoto magnitudo 7.1

15/10/2013 – Sale ad almeno 20 morti e numerosi feriti il bilancio del terremoto di magnitudo 7.1 (rivista dall'Usgs in ribasso da 7.2) che ha

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colpito questa mattina l'isola filippina di

Bohol e tutta la regione centrale turistica di Cebu.
Lo rendono noto le autorità locali.

Almeno venti vittime, al

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momento, sono state registrate nella città di Cebu, mentre i feriti ammonterebbero ad una trentina, rendo noto il portavoce della Difesa civile Reynaldo Balidoune. Intanto l'Istituto di geofisica degli Stati Uniti (Usgs) ha rivisto, oltre alla magnitudo, anche gli altri dati del sisma: ipocentro a 20 km di profondità ed epicentro 2 km a nordest della municipalità di Catigbian.

Posted on ottobre 15th, 2013 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Terremoto di Lisbona

Portogallo Tutti i santi 1 novembre 1755  

50 mila – 100 mila morti

Avevano appena cessato di lamentare la perdita del loro benefattore e messo piede in città, quando sentirono che la terra tremava sotto i loro piedi, e il mare, gonfio e spumoso nel porto, comincici a fare a pezzi i vascelli all'ancora. Grandi cortine di fiamme e cenere coprivano le strade e i luoghi pubblici; te case vacil­lavano, e crollavano fino alle fondamenta, e 30.000 abitanti di entrambi i sessi, giovani e vecchi, rimasero sepolti sotto le macerie… dopo il terremoto, che aveva distrutto i 3/4 della citta) di Lisbona, i saggi del paese non riuscirono a pensare a un modo più efficace per preservare il regno dalla totale rovina che spingere la popolazione a un autodafé, poiché era stato deciso dall'università di Coimbra che il rogo di alcuni esseri viventi bruciati lentamente e con grandi cerimoniali, era una misura preventiva infallibile contro i terremoti.

Voltaire. Candid

 

 Tutti ì Santi, 1755. Il primo novembre è il giorno in cui i cattolici di culto romano onorano tutti i santi del Paradiso, li ringraziano per le intercessioni e promettono di impegnarsi a vivere una vita santa, sull'esempio di Gesù Cristo Onnipotente. Nel giorno di Tutti i santi del 1755, le chiede della cattolica Lisbona erano piene di fedeli che assistevano alla messa mattutina. Ecco un possibile scenario in una cattedrale condannata. Il sacerdote riluce nelle sue vesti; gli accoliti e i chierichetti sono solenni e in adorazione. Verso le 09:30, il prete comincia a recitare la commemorazione dei viventi: della loro anima, nella speranza della salvezza e della sicurezza…) Mentre la parola incolumitatis echeggia nella grande cattedrale, si ode un tuono, immediatamente seguito da un violento fremito della terra che scuote la catte­drale da un lato all'altro. Le statue cadono dai piedistalli. L'enorme crocifisso appeso sull'altare piomba sul sacerdote, uccidendolo all'istante. Le splendide vetrate multicolori si frantumano, mentre il marmo che le circonda si crepa e sbriciola.

Nel giro di pochi secondi, l'alto soffitto a volta crolla, portando con sé le imponenti colonne di marmo e schiacciando centinaia di fedeli sotto tonnellate di pietre. Quello del giorno di Tutti i Santi fu uno dei terremoti più gravi che abbia mia colpito l’Europa, e attualmente si calcola che fosse almeno dell’8.6 della scala Richter. La sua portata fu sorprendente. Edifici crollarono in Spagna; scosse furono percepite in Scozia e Svezia; onde di 150 metri si abbatterono su Helsinki prove­nienti dal Golfo della Finlandia; 10.000 persone morirono a Fez e a Meknes, all’interno del Marocco; la terra si aprì nel Devonshire, Inghilterra. Non è eccessivo affermare che un terzo del continente europeo e parte dell'Africa percepi­rono le onde sismiche. Nondimeno, toccò a Lisbona confrontarsi con la peggiore catastrofe. Successivamente alle tre massicce ondate di scosse, l'acqua del porto si ritirò di un chilometro, lasciando gli stupefatti osservatori a guardare attoniti il fondo del mare. Nel giro di alcuni minuti, seguì un imponente tsunami di 180 metri che distrusse le strutture ancora in piedi nella città e affogò migliaia di persone che erano riuscite a sfuggire al terremoto. Ma l’olocausto di Tutti i Santi non era ancora terminato. Successivamente al terremoto e alle ondate arrivarono gli incendi. Candele accese nelle chiese rase al suolo, insieme ai fuochi da cottura nelle case distrutte, avviarono una confla­grazione che imperversò per tre giorni, completando l'annullamento della città. Si valutò che circa il 90% delle strutture fossero andate distrutte: di 20.000 edifici, al termine di quei tre giorni di devastazione 18.000 erano cumuli di macerie.

Ma una sequela di numeri non esprime le perdite non rappresentate dal numero di morti o di edifici distrutti. Lisbona era un importante centro culturale. Vantava biblioteche, musei, gallerie d'arte e altri luoghi che ospitavano oggetti di valore inestimabile, docu­menti e incunaboli… libri stampati prima del 1501, esemplari unici. Si crede che più di 200 dipinti di maestri come Tiziano, Rubens e Correggio, andarono inceneriti nell'incendio che devastò la città. Il numero di libri rari andati perduti era vicino ai 100.000:. se non oltre. Un manoscritto del XVI secolo, opera dell'imperatore del Sacro Romano Impero. Carlo V. venne distrutto, e così le mappe tracciate a mano dagli esploratori portoghesi. Due conventi domenicani che ospitavano manoscritti miniati (libri adorni di splendidi ornamenti ed elaborate grafie) arsero completamente.

Il  triplice assalto sferrato dal terremoto, dall'acqua e dal fuoco, fu tale… così "Vecchio Testamento”… che non passò molto tempo prima che i religiosi concludessero che l'ira

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del Signore si era abbattuta su Lisbona perché la città traboccava di peccatori. Per impedire ulteriori disastri di quella portata, le auto­rità ecclesiastiche e la monarchia decisero di fare piazza pulita. Impiccagioni e decapitazioni pubbliche di sospetti trasgressori ebbero inizio immediatamente dopo la catastrofe naturale. (Dopotutto, era ancora in vigore l'Inquisizione.) Doveva esserci una ragione perché un simile dolore venisse inflitto, e la saggezza popolare sosteneva che la colpa era dei peccatori. La ragione, tuttavia, prevalse, e in quell'anno scienziati illustri quali il fisico inglese John Mitchell, si dedicarono a studiare i terremoti come fenomeni natu­rali. Lisbona venne ricostruita. Ci vollero IO anni, e la nuova città ebbe strade più ampie e nessun ghetto. Nel corso dei secoli, la capitale del Portogallo ha subito centinaia di terre­moti, ma quello del 1755 fu il peggiore nella storia della città antica.

 

 

 

Posted on settembre 30th, 2013 by enrico  |  Commenti disabilitati

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