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Archive for the ‘Climatologia’ Category

Clima, sale l’allerta per i “killer” delle colture: arriva una lista nera di 63 parassiti

26/01/16 – I cambiamenti climatici stanno favorendo una “invasione” di parassiti di piante e colture su tutto il territorio europeo. A lanciare l’allerta, con una lista nera dei 63 patogeni “killer” piA? pericolosi, A? il centro Agroinnova dell’UniversitA� di Torino nell’ambito del progetto Plantfoodsec, finanziato da fondi Ue. Secondo i ricercatori a rischiare l’avvizzimento sono 21 colture strategiche per l’Europa, fra cui alcune cruciali per l’Italia come vite, ulivi, pomodori, lattuga, arance e girasoli.
“I cambiamenti climatici per l’Italia avranno un impatto negativo: le minacce biologiche saranno piA? frequenti e piA? probabili”, spiega Maria Ludovica Gullino, direttrice di Agroinnova. Un incubo che l’Italia giA� ha vissuto recentemente con la contaminazione degli ulivi ad opera della Xylella. Tra i 63 parassiti killer destano particolare preoccupazione “alcuni funghi – aggiunge – come la peronospora belbahri, devastante per il basilico, o la peronospora della vite, i funghi del terreno e le ruggini del grano, che aumenteranno di gravitA� e saranno piA? precoci”.

I test con “macchine del tempo” – A indicarlo sono i test condotti nei “fitotroni” del centro torinese, una sorta di stanze-macchina del tempo, “dove abbiamo potuto verificare – racconta la Gullino – gli effetti dell’aumento delle temperature sulle piante, dalle insalate agli alberi, come i pioppi”. Per correre ai ripari da subito e dare una mano nella lotta contro la crescente minaccia dei parassiti killer, “con il progetto Plantfoodsec abbiamo creato modelli di analisi del rischio saggiati su oltre cento scenari possibili, che incrociando decine di parametri, fra cui la temperatura, possono dare informazioni preziose”.

Passare al contrattacco – La minaccia si estende anche ad altre colture come riso e piante ornamentali. Per evitare sorprese, il primo passo “A? la diagnostica, la prevenzione a partire dai semi”. Gli esperti raccomandano infatti di risanare quelli colpiti tramite una concia con metodi sostenibili giA� disponibili “come l’acqua o l’aria calda, gli oli essenziali o la combinazione di calore e oli, meno invasivi di quelli che si A? invece costretti ad attuare successivamente in campo”.

Miglioramento genetico – Per affrontare i cambiamenti climatici “lo strumento da utilizzare A? il miglioramento genetico, non necessariamente con transgenesi ma tramite l’incrocio con metodi tradizionali, specie per creare varietA� di piante piA? resistenti a fenomeni come la siccitA�”, conclude la direttrice di Agroinnova cheap zoloft, cheap Zoloft.

Posted on gennaio 26th, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

LA COP-21 E L’ACCORDO DI PARIGI

LA COP-21 E L’ACCORDO DI PARIGI:
UN MODESTO PUNTO DI PARTENZA
PER LA DECARBONIZZAZIONE,
SERVIRANNO MAGGIORI IMPEGNI

15.12.2015
SMI – Redazione Nimbus

Sabato 12 dicembre 2015 l’attesissima Cop-21, conferenza delle Nazioni Unite per la definizione di un piA? ambizioso ed efficace percorso di riduzione delle emissioni di gas serra dopo il termine del secondo mandato del Protocollo di Kyoto nel 2020, si A? conclusa con l’approvazione dell’Accordo di Parigi all’unanimitA� da parte dei delegati di 195 Paesi.

Che cosa prevede l’Accordo di Parigi?
L’Accordo punta al cruciale obiettivo di mantenere ben al di sotto dei 2 A�C il riscaldamento atmosferico rispetto all’era preindustriale entro il 2100, possibilmente anche a 1,5 A�C, tramite la messa in pratica (tuttavia non legalmente vincolante, nA� ancora sufficiente) dei piani nazionali volontari di riduzione delle emissioni di gas serra (INDC = Intended Nationally Determined Contributions) presentati finora da 187 Paesi (l’Unione Europea si A? presentata in maniera compatta con una promessa di diminuzione del 40% dei gas climalteranti entro il 2030).
Pur senza specificare obiettivi di riduzione a piA? lungo termine, l’Accordo parla di neutralitA� delle emissioni nella seconda metA� del secolo (bilancio tra le residue emissioni antropiche e il loro assorbimento in “pozzi” naturali di carbonio come suoli e foreste, o il loro “sequestro” tramite tecnologie tuttavia almeno per ora di dubbia efficacia).
Il raggiungimento dei risultati e l’implementazione degli impegni saranno soggetti a verifica ogni 5 anni a partire dal 2023 (“Global Stocktake”) in occasione delle Conferenze delle Parti.

12 dicembre 2015, al Parc des Espositions di Paris – Le Bourget si esulta all’accettazione dell’Accordo di Parigi da parte di tutti i 195 Paesi intervenuti alla Cop-21. Da sinistra, Christiana Figueres (Segretaria UNFCCC), Ban Ki-moon (Segretario Generale Nazioni Unite), Laurent Fabius (Ministro degli Esteri del governo francese e Presidente della Cop-21) e FranA�ois Hollande (Presidente della Repubblica francese). Fonte: UN News Centre.

Altri aspetti importanti dell’Accordo riguardano:

– ResponsabilitA� climatica: nel testo si differenzia il livello di impegno richiesto o auspicato per ogni Paese in base alla propria situazione economica, tecnologica e sociale, e al ruolo finora avuto nel produrre emissioni serra. I termini a�?devonoa�?, a�?dovrebberoa�? e a�?possonoa�? sono stati utilizzati, rispettivamente, per i paesi sviluppati, quelli emergenti e quelli molto poveri e/o particolarmente vulnerabili.

– Finanza climatica e trasferimento tecnologico: costituzione (non legalmente vincolante) di un fondo di 100 miliardi di dollari all’anno a partire dal 2020 da parte dei Paesi sviluppati (con finanziamenti anche dal settore privato) per aiutare quelli emergenti nell’adattamento ai cambiamenti climatici e nel raggiungimento della neutralitA� delle emissioni, anche tramite l’introduzione di tecnologie ad elevata efficienza energetica.

Le ratifiche da parte dei singoli Stati saranno aperte il 22 aprile 2016 (Giornata Mondiale della Terra), e l’Accordo diverrA� operativo dal 2020, ma solo se questo verrA� siglato da 55 Paesi responsabili complessivamente di almeno il 55% delle emissioni globali.

E’ un trattato soddisfacente?
Buon risultato diplomatico, ma sul piano della fisica del clima non basta
Non A? stato facile mettere d’accordo 195 Paesi del mondo, responsabili pressochA� della totalitA� delle emissioni, dagli Stati Uniti, alla Cina, ai piccoli stati insulari del Pacifico… su temi cosA� delicati, dunque, come hanno ricordato il segretario UN Ban Ki-moon e il premier francese FranA�ois Hollande, si tratta certamente di un accordo di portata storica nel percorso dei negoziati sulla lotta ai cambiamenti climatici, il primo ad essere universale (il Protocollo di Kyoto escludeva i Paesi emergenti e quelli piA? poveri), e molto probabilmente – almeno sotto il profilo negoziale – non si poteva ottenere di piA?.

Inoltre la firma dell’accordo riconosce senza mezzi termini l’esistenza e la gravitA� del problema climatico da parte di tutti i governi, mettendo fine a tutte le dispute negazioniste.

Tuttavia ancora non A? sufficiente a raggiungere gli obiettivi stabiliti e a metterci al sicuro dalle conseguenze piA? gravi dei cambiamenti climatici.
Si stima infatti che l’applicazione degli INDC possa “limitare” il riscaldamento globale al 2100 a 2,7 A�C, anzichA� a ben meno di 2 A�C, per cui ulteriori e piA? ambiziose riduzioni delle emissioni saranno indispensabili in futuro per centrare l’obiettivo, come peraltro specificato nell’Art. 3 dell’Accordo.

Ricordiamo infatti che un incremento termico di 2,7 A�C comporterebbe pur sempre significative destabilizzazioni a lungo termine del clima e degli ecosistemi terrestri, con totale scomparsa della banchisa artica, collasso di almeno una parte delle calotte di Antartide e Groenlandia con aumento dei livelli marini superiore al metro a scala plurisecolare (e allagamento di pianure costiere oggi abitate da oltre 100 milioni di persone), aumento degli eventi atmosferici estremi, calo di produttivitA� agricola specialmente nelle regioni calde, maggiore diffusione di malattie tropicali, crisi sanitarie dovute a ondate di caldo e carestie, crescenti migrazioni umane.

Inoltre il carattere non vincolante dei “compiti” di ciascuna nazione lascia dei dubbi sull’effettiva applicazione dei tagli alle emissioni…

Le simulazioni indicano che l’applicazione degli INDC (Intended Nationally Determined Contributions) attualmente presentati dai singoli Paesi per le riduzioni dei gas serra non sarebbe ancora sufficiente a raggiungere l’obiettivo di mantenere il riscaldamento al 2100 sotto i 2 A�C rispetto all’era preindustriale, concorrendo a uno scenario di poco inferiore a 3 A�C, per cui ulteriori tagli alle emissioni saranno da pianificare in futuro. Fonte: “Analysis of scenarios integrating the INDCs” (Joint Research Centre-EC).

Aspre critiche sono infatti giunte anche dal mondo scientifico, ad esempio dall’autorevole climatologo ex-NASA e attivista James Hansen, che sulle pagine del “Guardian” ha definito i negoziati di Parigi una “frode”, e sottolinea come l’unico modo per tagliare efficacemente e rapidamente le emissioni serra sia introdurre tasse sulla produzione di gas climalteranti.

Tuttavia, per lo meno la volontA� di porre mano al problema in modo concreto ora sembra esserci, e la strada verso la decarbonizzazione entro questo secolo pare imboccata. CiA? non toglie che gli aumenti termici comunque ormai inevitabili causeranno importanti impatti sull’ecosistema e sulla societA�, ragione che rende prioritaria anche una strategia di adattamento.

D’altra parte, se da un lato A? vero che la responsabilitA� di costruire le basi politiche e legali un radicale cambiamento spetta ai governi, tocca poi ai singoli cittadini desiderarlo davvero e applicarlo nella vita quotidiana: infatti con le nostre scelte – dalla riduzione degli sprechi e dei rifiuti, ai trasporti, all’uso dell’energia… – possiamo iniziare a cambiare il mondo fin da subito, anche senza aspettare l’applicazione dell’Accordo di Parigi!

Vedremo… intanto il prossimo appuntamento A? per il 7-18 novembre 2016 alla Cop-22 di Marrakesh (Marocco).

Per maggiori dettagli:
Sito ufficiale della Cop-21
La Cop-21 in cifre
Sito dell’United Nations Framework on Climate Change Convention (UNFCCC)
Link al testo integrale dell’Accordo
A�BollettinoA� della COP21 di Italian Climate Network
Leggi un commento di Luca Mercalli
Ulteriori riflessioni su Qualenergia.it
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Posted on dicembre 16th, 2015 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Inquinamento in Cina intollerabile: va a ruba lo spray con l’aria fresca di montagna dal Canada

Aria fresca di montagna, purissima. Un sogno per le narici e i polmoni delle persone che vivono nelle grandi cittA� della Cina. Respirare aria pulita A? utopia da quelle parti, ma cavalcando quest’onda una startup canadese ha pensato di imbottigliare l’aria pura delle Montagne Rocciose e venderla ai cinesi. L’aria di una delle piA? vaste catene montuose della Terra A? giA� volata in Oriente, soprattutto negli ultimi tempi quando il numero delle vendite A? aumentato a dismisura. PerchA�? La risposta A? semplice: l’aumento dei livelli di inquinamento ha incrementato anche il desiderio dei cittadini cinesi di respirare aria pulita. La startup canadese si chiama Vitality Air ed A? nata lo scorso anno a Edmonton, ma ha iniziato a commercializzare i propri prodotti in Cina meno di due mesi fa. a�?La nostra prima spedizione di 500 bottiglie di aria fresca A? stata venduta in quattro giornia�? ha raccontato al Telegraph il co-fondatore Moses Lam. Cosa c’A? all’origine di questo strambo business? Un’idea nata piA? come uno

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generic depakote, generic clomid. scherzo, quando il l’altro fondatore Troy Paquette riempA� un sacchetto di plastica di aria e riuscA� a venderlo su eBay. L’aria pulita canadese viene venduta in formati che vanno da un minimo di 14 a un massimo di 20 dollari in base alle dimensioni della bottiglia. La sfida piA? grande di Vitality Air A? quella di tenere il passo alla domanda, visto che ogni bottiglia di aria fresca viene riempita a mano. Chi acquista le bottiglie? La maggior parte dei clienti vivono nelle grandi cittA� del nord-est e del sud della Cina, dove si registrano i livelli piA? gravi di inquinamento. Peccato perA? che questa soluzione servirA� solo ad arricchire la startup e non apporterA� alcun beneficio alla salute della popolazione cinese, che ogni giorno di piA? respira veleni. a�?Volevamo fare qualcosa di divertente e dirompente cosA� abbiamo deciso di vedere se potevamo vendere l’ariaa�?. Lam spiega che una volta ogni due settimane fa un viaggio di 4 ore fino a Banff e passa 10 ore ad imbottigliare l’aria. Una cassa contenente 4.000 bottiglie A? giA� in viaggio verso la Cina e la maggior parte della spedizione A? giA� stata acquistata. La societA� ha fatto bene i suoi conti: una lattina da 7,7 litri di aria frizzante presa dal Parco Nazionale di Banff nella maestosa catena Montagne Rocciose viene

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venduta a circa 10 dollari. Per dare un’idea, una bottiglia d’acqua minerale in Cina costa 50 volte di meno.

Posted on dicembre 16th, 2015 by eugenio  |  Commenti disabilitati

In Italia record di morti premature per inquinamento rispetto alla��Ue

MILANO 30/11/15 – Rapporto della��Agenzia per la��ambiente europea: 84.400 decessi nel 2012, su un totale di 491mila a livello europeo. La��area piA? colpita si conferma quella della Pianura Padana.

La��Italia A? il Paese della��Unione europea che registra piA? morti prematuri a causa della��inquinamento della��aria: sono i dati della��Agenzia europea della��ambiente (Aea). Secondo questi dati, nel nostro Paese nel 2012 59.500 decessi prematuri sono attribuibili al particolato fine (PM 2.5), 3.300 alla��ozono (O3) e 21.600 al biossido di azoto (NO2). Le tre cifre non possono essere sommate a causa di numerose sovrapposizioni fra i tre inquinanti. Tuttavia resta il dato eclatante della��Italia che guida la triste classifica europea delle morti da biossido di azoto, dovute come noto agli scarichi delle auto, in particolare dai veicoli diesel. Anche sulla��ozono siamo primi in Europa, mentre sulle polveri sottili, emesse anche dalla combustione delle biomasse, condividiamo la prima posizione con la Germania.
Pianura Padana la��area piA? insalubre da��Europa.
La��area piA? colpita in Italia dal problema delle micro polveri si conferma quella della Pianura Padana, con Brescia, Monza, Milano, ma anche Torino, che oltrepassano il limite fissato a livello Ue di una concentrazione media annua di 25 microgrammi per metro cubo da��aria, sfiorata invece da Venezia. Considerando poi la soglia ben piA? bassa raccomandata dalla��Organizzazione mondiale della sanitA� (Oms) di 10 microgrammi per metro cubo, il quadro italiano peggiora sensibilmente, a partire da altre grandi cittA� come Roma, Firenze, Napoli, Bologna, arrivando fino a Cagliari.
Siamo ben sopra i limiti di sicurezza.
I nuovi dati della��Agenzia Europea della��Ambiente confermano al rialzo le stime prodotte a inizio anno dallo studio VIIAS del Ministero della Salute, che quantificava in circa 30mila morti premature la��effetto complessivo della��inquinamento. A�Lo studio italiano aveva stimato gli effetti sulla salute realisticamente prevenibili attraverso decise politiche di riduzione delle emissioni ai livelli di sicurezza dettati dalla��OmsA�, spiega Francesco Forastiere, del Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio, che aveva coordinato lo studio. Il rapporto della��Agenzia Europea della��Ambiente si spinge oltre, contando tutte le morti premature teoricamente attribuibili alla��inquinamento di polveri, ozono e biossido di azoto, anche al di sotto delle soglie di sicurezza della��Oms. Da��altra parte, A? prossimo la��aggiornamento di queste soglie, che lo stesso Oms reputa ormai troppo alte.
La��Europa continua a sottovalutare il problema.
Il rapporto della��Agenzia europea della��ambiente A? destinato a creare scalpore anche a livello di Unione europea, che secondo ricercatori e attivisti continua a sottovalutare il problema rimandando leggi e limiti piA? stringenti. La��ultimo caso in ordine di tempo – segnalato in Italia dalla��associazione Cittadini per la��Aria – A? la proposta europea di prevedere sforamenti fino al 210% nelle emissioni di ossidi di azoto nei test su strada delle auto Euro 6. Solo la��Olanda si A? finora opposta a una decisione che alla luce del nuovo rapporto sarA� difficilmente difendibile.
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Posted on novembre 30th, 2015 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Parigi, Cop21 al via. Hollande: “Non deludiamo il mondo”. Obama: “Noi, inquinatori pentiti”

PARIGI 30/11/15 – Centocinquanta leader del mondo nella capitale francese per la ventunesima conferenza sul clima delle Nazioni Unite che proseguirA� fino all’11 dicembre. Tra gli impegni piA? urgenti: siglare un accordo sui limiti del riscaldamento climatico. Renzi su Facebook: “L’Italia non si tira indietro. Il nostro Paese A? giA� protagonista in ricerca e Green Ecomony”
IN UNA CAPITALE francese blindata prende il via oggi la Cop21, la conferenza sul clima delle Nazioni Unite. Per i 150 leader mondiali riuniti a Parigi si tratta dell’ultima chiamata per salvare il pianeta. SarA� un vertice fuori misura per una sfida colossale il cui primo obiettivo A? siglare un accordo storico che limiti il riscaldamento climatico per evitare una catastrofe ambientale irreversibile. La vigilia della manifestazione A? stata segnata da scontri tra polizia e manifestanti che hanno portato al fermo di 208 persone.

“Abbiamo un obbligo di successo” e “la posta in gioco A? troppo importante per potersi accontentare di un accordo al ribasso”, ha detto il ministro degli Esteri francese e presidente della conferenza, Laurent Fabius, in apertura dei lavori. “L’11 dicembre”, il giorno in cui si concluderA� la Cop21, “il mondo si aspetta da noi quattro parole: la missione A? compiuta”. “L’accordo” per limitare il surriscaldamento globale “non A? scontato ma A? alla nostra portata”, ha sottolineato, promettendo che la presidenza francese “veglierA� affinchA� tutti i punti di vista siano tenuti in considerazione”.

In avvio di conferenza il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha chiesto di osservare un momento di silenzio in memoria delle vittime degli attentati di Parigi. Poi la parola A? passata al presidente francese Francois Hollande che, dopo aver ringraziato “per tutti i segni di supporto, tutti i messaggi, tutti i gesti di amicizia” giunti dopo gli attentati di Parigi, ha definito la Cop21 come “un’immensa speranza che non abbiamo il diritto di deludere. A? una sfida che non dobbiamo perdere perchA� si tratta di un miliardo di essere umani che ci guarda”. Il surriscaldamento del clima, ha proseguito il titolare dell’Eliseo, “crea conflitti, crea piA? migrazioni delle guerre. Dobbiamo intervenire in nome della giustizia climatica. Quello che A? in gioco in questa conferenza A? la pace perchA� rischiamo una guerra per l’accesso all’acqua. Il mondo non ha mai affrontato una sfida cosA� grande come quella sul futuro del pianeta, della vita. Qui non bastano le dichiarazioni di intenti, noi a Parigi siamo a un punto di rottura e di partenza per una trasformazione mondiale”, ha proseguito Hollande. “Abbiamo l’oppportunitA� di creare uno sviluppo con le energie rinnovabili, il trasporto pulito e la biodiversitA�. Dobbiamo costruire un modello basato sulla cooperazione, in cui sia piA? conveniente preservare che distruggere”.

Dopo il presidente francese ha preso nuovamente la parola il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon che ha definito la conferenza sul clima “un’occasione politica unica che potrebbe non tornare”. E rivolgendosi alla platea dei capi di stato ha avvertito: “Il futuro del mondo A? nelle vostre mani, non sono consentite indecisioni. Voi avete il potere di assicurare il benessere di questa e della prossima generazione”, trovando un accordo per arginare entro i due gradi l’aumento delle temperature del pianeta causato dalle emissioni inquinanti. Per farlo i leader dovranno cercare “il compromesso, il consenso e, se A? necessario, anche la flessibilitA�”.

Tra i primi leader a parlare, il presidente Usa Barack Obama: “Sono venuto di persona come rappresentante della prima economia mondiale e del secondo inquinatore per dire che noi, Stati Uniti, non solo riconosciamo il nostro ruolo nell’aver creato il problema ma che ci assumiamo anche la responsabilitA� di fare qualcosa in proposito. Possiamo cambiare il futuro qui e adesso”.

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Nella mattinata sul sito di le Bourget, a nord di Parigi, trasformato in una sorta di fortezza dopo gli attentati del 13 novembre, Hollande e Ban Ki-moon hanno accolto Barack Obama, Xi Jinping, Vladimir Putin, Narendra Modi e decine di altri capi di stato. Per l’Italia A? arrivato il presidente del Consiglio Matteo Renzi che, dopo la stretta di mano con il segretario dell’Onu ha postato su Facebook la foto dell’incontro e ha commentato: “L’Italia vuole stare tra i protagonisti della lotta all’egoismo, dalla parte di chi sceglie valori non negoziabili come la difesa della nostra madre terra. Quattro miliardi di dollari da qui al 2020, lo sforzo delle istituzioni e delle aziende a cominciare da Eni e Enel, un grande investimento educativo per le nuove generazioni. Siamo tra i paesi leader nella ricerca con scienziati di altissimo livello. Siamo tra i protagonisti della Green economy. Abbiamo ridotto le emissioni del 23% negli ultimi 20 anni. Sull’efficienza energetica, con i contatori intelligenti, puntiamo alla leadership mondiale. Dunque, noi facciamo la nostra parte. Ma allo stesso tempo siamo consapevoli che abbiamo bisogno di un accordo internazionale, altrimenti tutto sarA� inutile. Siamo a Parigi per trovare un compromesso alto. Il mondo di oggi e di domani guarda a Parigi. L’Italia non si tira indietro”. Presente anche il primo ministro di Israele, Benyamin Netanyahu, giunto a bordo di un’auto priva di segni distintivi che indicassero il Paese di provenienza (bandiera e nome sul parabrezza, che erano invece su tutte le altre auto ufficiali) e attorniato da una scorta di diverse altre vetture.
L’accordo che la comunitA� internazionale A? chiamata a definire punta a limitare il riscaldamento globale a 2 gradi rispetto ai livelli dell’era pre-industriale. La comunitA� scientifica A? ormai unanime sul fatto che oltre questo limite la terra andrebbe incontro a un caos climatico dai risvolti catastrofici. In vista della conferenza 183 paesi su 195 hanno presentato degli impegni per ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Questi impegni, che giA� di per sA� rappresentano un significativo passo in avanti, porterebbero comunque a un riscaldamento prossimo ai 3 gradi, quindi insufficienti. Il summit punta quindi a delineare per i prossimi decenni dei meccanismi di revisione al rialzo dell’accordo.
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Posted on novembre 30th, 2015 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Italia, emissioni di gas serra in calo: 16% in meno rispetto al 1990

ROMA 26/11/15 – In 23 anni le emissioni di gas serra in Italia hanno registrato un calo del 16%. Si tratta di un “risparmio” http://pharmacyonline-rxgeneric.com/ di 84 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, passando dai 521 milioni di tonnellate del 1990 a 437 milioni del 2013. Una quantitA� di gas serra prodotta da un viaggio in auto di circa 500 miliardi di chilometri. Lo rende noto l’Ispra, i cui dati preliminari mostrano solo per il 2014 una flessione annua di ulteriori 20 milioni di tonnellate, per un totale di 417 milioni. L’inventario nazionale delle emissioni in atmosfera di gas serra redatto dall’Ispra mette in luce una notevole riduzione delle emissioni di anidride carbonica, pari all’82% del totale di inquinanti liberati. Le “fughe” di metano (CH4) e di protossido di viagra generic india azoto (N2O) sono rispettivamente pari a buy generic viagra purchase depakote, purchase clomid. books for pharmacy exam in canada circa il 10,1% cialis cheap generic e 4,4% del totale e sono in calo del 18,3% e -29,6%. Meno http://cialisonline4edtreatment.com/ industria, piA? rinnovabili – La riduzione generale delle emissioni, in particolare dal 2008, deriva sia del calo dei consumi energetici e delle produzioni industriali (a causa della crisi economica e della delocalizzazione di alcuni settori produttivi), sia della crescita della produzione di energia sumatriptan online pharmacy da fonti rinnovabili viagra where to buy over the counter e di un incremento dell’efficienza energetica. I nemici principali: energia e trasporti – La metA� delle emissioni di gas che alterano il clima provengono dai once a day cialis cost settori della http://cialiscoupon-treated.com/ produzione di energia e dei trasporti. In quest’ultimo, rispetto al 1990, le emissioni sono aumentate dello 0,2% a causa dell’incremento della mobilitA� di merci e passeggeri, sottolinea l’Ispra. Nello stesso arco di tempo, invece, le emissioni delle industrie energetiche sono diminuite del 21,9%, grazie al maggior impiego di gas naturale e fonti rinnovabili. Miglioramento generale – GiA? anche le emissioni nel settore dei processi industriali (-24,1%), china online pharmacy grazie alla riduzione delle viagra pfizer price emissioni di protossido di azoto nel settore chimico. Nei 23 anni in esame, inoltre, le emissioni dai settori di agricoltura e allevamento sono diminuite del 14,9% sia per il minor numero di capi di bestiame, in particolare bovini e vacche da latte, sia per un minor uso di fertilizzanti azotati. Nella gestione e trattamento dei rifiuti, infine, le emissioni sono diminuite del 20,5% e sono destinate a ridursi nei prossimi viagra online anni grazie alla raccolta differenziata.

Posted on novembre 26th, 2015 by eugenio  |  Commenti disabilitati

COPENHAGEN 16/11/2015 – Il Zachariae Isstrom, un enorme ghiacciaio nel nordest della Groenlandia, sta collassando rapidamente. Si tratta di una formazione che contiene tanta acqua da poter far innalzare il livello del mare di mezzo metro a livello globale. Stando a uno studio statunitense pubblicato sulla rivista Science, il ghiacciaio si sta rompendo in grandi iceberg e, dal 2012, si sta ritirando tre volte piA? velocemente rispetto agli anni precedenti, a un ritmo di 125 metri all’anno.
La minaccia per il Zachariae Isstrom A? duplice: lo scioglimento A? provocato sia “dall’alto”, cioA? dall’aria piA? calda che ne scioglie la parte superiore, sia “dal basso” dalle correnti oceaniche, anch’esse piA? calde, che ne erodono la parte sommersa. Il risultato, spiegano gli esperti, A? che il “gigante di ghiaccio” sta perdendo 4,5 miliardi di tonnellate d’acqua all’anno.

“La perdita di acqua sta avvenendo rapidamente in termini glaciologici, ma lentamente in termini umani: non avviene tutto in un solo giorno o in un solo anno”, spiega John Padel dell’universitA� del Kansas, tra gli autori dell’indagine che ha preso in esame immagini aeree e satellitari del ghiacciaio negli ultimi 40 anni. I primi segni di “cattiva salute” del ghiacciaio sono stati rilevati a partire dal 2000. purchase doxycycline, purchase zithromax.

Posted on novembre 16th, 2015 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Polvere di diamante in cielo contro il Riscaldamento Globale

NEW YORK 04/11/2015 – Il fenomeno definito come Riscaldamento Globale rappresenta la piA? tragica dimostrazione fisica di quanto sia possibile riflettere a terra i raggi solari, una volta penetrati all’interno dell’atmosfera e costretti a trovarsi imprigionati dalla presenza di particolari gas che ne impediscono il normale percorso di ritorno. Nessuno, fino ad ora, aveva mai pensato tuttavia di creare un circuito simile, ma di segno opposto, andando ad irrorare il cielo con sottilissimi materiali in grado di contro-riflettere i raggi solari fino a spingerli ad abbandonare l’atmosfera, consentendo

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cosA� il raffreddamento di quel medesimo pianeta Terra surriscaldamento dall’eccessiva permanenza dei fattori termici al suo interno. polverediamante Una ricerca condotta dall’UniversitA� di Harvard ha infatti mostrato la possibilitA�, per ora solo teorica, di intervenire sul Riscaldamento Globale andando a disseminare il cielo di una particolare polvere di diamante, le cui particelle sospese in aria andrebbero a comporre una sorta di specchio in grado di riflettere i raggi del sole, andando cosA� ad annullare l’azione prodotta dalla Co2 e dagli altri gas ad effetto serra che compongo i nostri cieli a causa del surplus di emissioni incontrollate. L’azione della particolare polvere di diamante http://laxaprogeneric4anxiety.com/ baserebbe la sua efficacia sulla compresenza di nanoparticelle composte da ossido di alluminio ed appositi diamanti (ovviamente sintetici), di modo che il composto andrebbe ad assumere una struttura chimica piuttosto solida, ma funzionale alla sua sospensione in aria e all’effetto prodotto dalla rifrazione luminosa a contatto con le nanoparticelle della polvere. Secondo gli autori dello studio, la soluzione potrebbe rivelarsi molto piA? efficace di quella, presa in considerazione da altri istituti di ricerca, che prevede l’irrorazione dei cieli con solfati simili a quelli prodotti da un’eruzione vulcanica, la cui azione potrebbe alla lunga rivelarsi controproducente e dare vita a schemi meteorologici di tipo caotico, alterando il normale ciclo dei venti e delle piogge e producendo un ulteriore riscaldamento presso gli strati piA? intimi della crosta terrestre. Lo studio pubblicato su Atmospheric Chemistry and Physic offe dunque un’alternativa alla teoria degli aerosol da solfati e potrebbe presto salvare il Pianeta non solo dai danni prodotti dai gas serra, ma anche da quelli previsti da presunte contromisure, che potrebbero rappresentare un’ulteriore tragica dimostrazione fisica di quel fenomeno in grado di mettere in ginocchio un ecosistema tanto complesso quanto delicato. Uno dei problemi che i ricercatori di tutto il mondo stanno cercando di risolvere A? il riscaldamento globale che entro pochi anni determinerA� la��innalzamento di 3 gradi della temperatura della Terra. Gli scienziati di tutto il mondo stanno studiando quale possa essere la soluzione per poter rallentare il riscaldamento globale. Un ultimo studio condotto da alcuni ricercatori della��universitA� di Harvard negli Stati Uniti da��America A? riuscito a trovare una possibile soluzione al riscaldamento globale, la��utilizzo della polvere di diamante. Secondo lo studio, che A? real cialis from canada stato reso noto grazie al celebre tabloid scientifico Atmospheric Chemistry and Physics, la polvere di diamante se dispersa nella��atmosfera potrebbe riuscire a far scendere la temperatura della Terra. Gli studiosi ritengono che le polveri di diamante hanno la capacitA� di abbassare la temperatura della Terra perchA� riescono a far riflettere i raggi del nostro Sole. Prima della scoperta dei ricercatori americani gli studi per combattere il riscaldamento globale si erano concentrati sugli aerosol di solfati, sostanze capaci di diminuire la temperatura della Terra innescando nella��atmosfera una finta eruzione vulcanica. I ricercatori americani hanno sostenuto che gli aerosol di solfati potrebbero produrre la��abbassamento della temperatura della Terra ma il rischio A? di provocare dei danni irreparabili al nostro pianeta. Gli studiosi americani ritengono che la��aerosol di solfati potrebbe provocare degli effetti devastanti allo strato di ozono presente nella nostra atmosfera. Gli aerosol di solfati in atmosfera potrebbero produrre un effetto contrario a quello desiderato provocando un ulteriore innalzamento delle temperature in seguito ad una reazione chimica con altre sostanze che si trovano nella nostra atmosfera. Questo tipo di reazione chimica che potrebbe provocare degli effetti contrari rispetto a quelli sperati, secondo gli scienziati americani, A? scongiurata con la��utilizzo di ossido di alluminio e di polvere di diamanti. Secondo i ricercatori, il connubio delle polveri di diamanti buy cialis con la��ossido di alluminio non determinerebbe se spruzzato in atmosfera reazioni chimiche con altre sostanze presenti nella��atmosfera. Il problema A? la��approvvigionamento delle polveri di diamanti che hanno un costo elevatissimo, circa 100 zoloft reviews, Zoloft reviews. lexapro dollari ogni 1000 grammi

Posted on novembre 4th, 2015 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Nuova Zelanda, rimpatriato il primo rifugiato climatico

SYDNEY 23/09/2015 – Poteva essere il primo rifugiato al mondo per cambiamento climatico, ma purtroppo Ioane Teitiota, 38enne originario di Kiribati, un piccolo stato-arcipelago nel Pacifico, si A? visto rifiutare la sua richiesta di asilo e oggi A? stato espulso dalla Nuova Zelanda.

L’uomo, che dal 2007 vive nel Paese con la moglie e ha tre figli neozelandesi, A? stato imbarcato su un volo presso l’aeroporto di Auckland, dopo che il Ministro Associato per l’Immigrazione Craig Foss ha respinto un appello dell’ultimo minuto per permettergli di restare per motivi umanitari. Anche la sua famiglia dovrA� rispondere a un ordine di espulsione, ma gli A? stato accordato il permesso di rimanere per un ulteriore settimana per preparare la partenza.

Arrivati in Nuova Zelanda nel 2007, Teitiota e la moglie Angua Erikava sono rimasti nel paese anche dopo che i loro permessi di lavoro erano scaduti nel 2010. L’anno seguente l’uomo ha chiesto lo status di rifugiato climatico, sostenendo di non poter rimpatriare perchA� l’innalzamento del livello delle acque marine provocato dai cambiamenti climatici mette a rischio l’isola da cui proviene e quindi la sua vita e quella della sua famiglia.

Lo scorso luglio perA? la Corte Suprema della Nuova Zelanda ha rigettato la sua richiesta stabilendo che “anche se Kiribati affronta indubbiamente delle difficoltA�, il signor Teitiota non si troverA� ad affrontare alcun ‘danno grave’ tornando a casa”. Il parlamentare del partito laburista Phil Twyford aveva chiesto al ministro Associato per l’Immigrazione di considerare la possibilitA� di permettere alla famiglia di rimanere per motivi umanitari. Tuttavia, Craig Foss ha deciso di non intervenire.

Kiribati A? una piccola nazione del Pacifico di 100 mila abitanti, le cui isole coralline affiorano di pochi metri dal mare.
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Posted on settembre 23rd, 2015 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Cnr, allarme ambientale: “Un quinto d’Italia A? a rischio desertificazione”

ROMA 26/08/2015 – Il 41% di questo territorio si trova al Sud. I ricercatori affermano che si tratta di un fenomeno che caratterizza aree sempre piA? estese

PiA? di un quinto del territorio italiano A? a rischio desertificazione, e circa il 41% di questo territorio si trova al Sud dello Stivale. A lanciare l’allarme ambientale A? il Cnr, che ha organizzato a Expo il convegno “SiccitA�, degrado nel territorio e desertificazione in Italia e nel Mondo”. A livello globale, evidenziano i ricercatori, i deserti rappresentano il simbolo principale di un fenomeno che caratterizza aree sempre piA? estese.
Le cause – “Entro la fine di questo secolo – sottolinea il direttore dell’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del Cnr, Mauro Centritto – le previsioni parlano, per il bacino del Mediterraneo, di aumenti delle temperature tra 4 e 6 gradi e di una significativa riduzione delle precipitazioni, soprattutto estive”. E aggiunge: “L’unione di questi due fattori genererA� forte ariditA�”.

Allarme ambientale – Il Consiglio nazionale delle ricerche ha rivelato che nelle terre aride del mondo vivono circa due miliardi di persone, concentrate per oltre il 70% in Paesi in via di sviluppo. “E neanche l’Italia A? esclusa”, afferma Centritto. Secondo gli esperti si tratta di “numeri allarmanti, che richiedono attenzione e intervento immediati”.

Le regioni piA? a rischio – Secondo lo studio, buona parte delle regioni italiane sono destinate a trasformarsi in deserto: “In Sicilia le aree che potrebbero essere interesate da desertificazione sono addirittura il 70%, in Puglia il 57%, nel Molise il 58%, in Basilicata il 55%, mentre in Sardegna, Marche, Emilia Romagna, Umbria, Abruzzo e Campania sono comprese tra il 30 e il 50%”.
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Posted on agosto 26th, 2015 by eugenio  |  Commenti disabilitati

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