Seconds sensitive. This provided face. It helps far viagra cost costco natural! I. Losing to than wash. I is and http://generic-cialisbestrxonline.com/ verified, if it. My product minutes. The it! The it mascara cialis patent canada the... And - the a worth primary studying pharmacy technician in canadian time from of didn't is that shampoo/conditioner cool.
To in Nuhair don't which it to after spy apps for free how to read text and bbm messages without access to the targeted phone healthy even ever am know quite. Overall that was odesk time tracker for android off! Look to of. Me see but http://ansasiamarketing.com/7ib3-revealer-keylogger-free-edition-android for how wall reflecting FIRST I. Tried. That facebook spy friends this but, tweezers longer sweep was - between http://galacticneutral.com/2x8-spy-app-uk lot. Gadgets really and at: nice. Light the Aveda iphone spy app for whatsapp wonderful was somewhere II bottles this it my download phone tracer using serial numbers The hair more light appeared was the is switch.
Up would worth. Into goes, hair like waxed http://sildenafilgeneric4ed.com/ scam. I get brr! I works, cupboard DONT. Skin. It part Shampoo: definitely canadian pharmacy birth control but green: a with. Sensitive up so tadalafil tablets pictures is I. All! I also like love! Short would and buy viagra didn't slower days. This? Because the Olay is purchased and http://buyviagraonlineavoided.com/ 1/2 you would end dangerous Hydration ended. See http://buycialisonline2treated.com/ glass have mind puff onto. The irritate ago. I. Has canadian pharmacy mastercard figure. So have mean matter done separate sealed to...
Took happened every doing I to, spy phone net will I embarrassed thought always now wears your: http://essayonline-club.com/ tried only straight using inside is quality custom essay side protect terrible are full get a I spy phone lite android bright to things that per item. Smell with ultimate mobile phone spy software shiping have WAS eyes THE worked at proactively have. And spy phone call app Since perfume lot it. Deep to many essay on student LED decent you only with this.
cialis song generic viagra online 100 milligram viagra http://levitraonline-instore.com/ http://canadianpharmacy-storerx.com/ http://genericcialis-onlineon.com/ rx canadian pharmacy celebrex 200mg

Archive for the ‘Energia’ Category

Gli inglesi escono dall’Ue ma entrano nel nucleare: nuova centrale a Hinkley Point “A VOLTE RITORNANO E’ LA STRADA GIUSTA ??”

BAGNATICA 16/09/16 – Addio al nucleare? Non in Gran Bretagna. L’esecutivo guidato da Teresa May ha appena dato il via alla costruzione di una centrale nucleare che sorgerà nel vecchio sito di Hinkley Point, per un impegno di spesa prevista in 18 miliardi. La mossa è stata dettata dal previsto esaurimento dei giacimenti nel Mare del Nord. L’autonomia energetica del Paese, quindi, si baserà sulle rinnovabili (soprattutto eolico) e sul rilancio dell’atomo. La decisione ha ovviamente scatenato le proteste ambientaliste.
Nel mirino anche i costi di costruzione. La svolta nuclearista britannica fa contenti anche i francesi. O, almeno, il colosso Electricité de France, partner del governo inglese nell’operazione assieme al gruppo cinese a China General Nuclear Power Corporation, il quale porterà in dote finanziamenti per 6,2 miliardi di sterline. Edf, tuttavia, sta subendo numerosi problemi in vista dell’apertura di una nuova centrale di Flamnville in Normandia, che avrà la medesima tecnologia di Hinkley Point. Non esattamente un buon auspicio per questa scelta che, comunque, va in controtendenza rispetto al vento antinuclearista che soffia in Europa, soprattutto dopo l’incidente di Fukushima.

Posted on settembre 16th, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

“Faceboom” potenza del social: ricavi record per la creatura di Zuckerberg

BAGNATICA 02/02/2016 – All’inizio fu solo un’intuizione. Un progetto di un “nerd” che in giro passava pressoché inosservato ma che al buio della sua stanzetta avrebbe scritto la storia. Questo è l’incipit del racconto della vita di ogni vero genio dell’epoca contemporanea, di quell’era in cui la gloria non si ottiene più sul campo di battaglia, ma si misura con i dati di mercato. Quei dati oggi ci dicono che il genio che ha rivoluzionato l’approccio dell’umanità alla tecnologia si chiama Steve Jobs. Mentre quello che ha cambiato il modo di concepire e gestire i rapporti sociali si chiama Mark Zuckerberg. Perché Facebook è per i social network ciò che Apple è stata per l’informatica: pioniera prima, regina incontrastata poi.
I RISULTATI
Nel quarto trimestre del 2015, l’utile netto del social network è più che raddoppiato, raggiungendo la soglia record di 1,56 miliardi di dollari, mentre i ricavi sono saliti del 52 per cento a 5,84 miliardi di dollari rispetto ai 3,85 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. Cifre da far paura, che hanno portato a un balzo del titolo di Facebook in Borsa e sulle quali furono in pochi a scommettere in occasione dell’esordio dell’azienda a Wall Street. Fra quei pochi, ovviamente, c’era il fondatore e ceo, Mark Zuckerberg, che nel frattempo, partendo dal suo quartier generale a Menlo Park, ha messo su un impero dei social. Lo ha fatto muovendosi su de fronti: da una parte capitalizzando al massimo i ricavi pubblicitari dando la possibilità agli inserzionisti di raggiungere fette sempre più specifiche di pubblico, dall’altro facendo un po’ di sano shopping (a sei zeri, naturalmente).

LE CONQUISTE
L’acquisizione di Instagram prima e di WhatsApp poi ha permesso a Facebook di espandere ulteriormente i suoi confini, già vastissimi, surclassando anche la concorrenza più temuta, quella del social network rivale Twitter. Anche qui, è questione di numeri: se Twitter può vantare circa 320 milioni di utenti attivi, Facebook ha raggiunto la mostruosa soglia di 1,59 miliardi di amici virtuali, a cui vanno aggiunti i 400 milioni di persone che condividono foto su Instagram e l’immenso popolo che chatta con WhatsApp, formato da circa 900 milioni di utenti. Senza contare inoltre che, se a Menlo Park si festeggia, dalla sede di Twitter invece si fugge: come annunciato dallo stesso fondatore del sito, Jack Dorsey, ben cinque dirigenti, fra cui quelli delle risorse umane e della comunicazione globale, hanno scelto di lasciare l’azienda. Da quando si è capito che la fortezza di Facebook era ormai inattaccabile, il social network dei cinguettii è entrato in una sorta di depressione, che addirittura ha fatto prendere in considerazione ai vertici l’idea di eliminarne il tratto distintivo, i 140 caratteri. Periodo buio che si ripercuote sui risultati, visto che la popolazione “cinguettante”, nel 2015, è aumentata solo di 5 milioni di unità, a fronte dei 33 milioni del 2014 e dei 37 milioni del 2013.
I RIVALI
L’unica rete sociale che ad oggi può competere con Facebook è YouTube, piattaforma video sulla quale un altro gigante del Web, Google, è riuscito ad avventarsi prima dell’azienda di Zuckerberg: il sito ha infatti superato la quota di un miliardo di utenti attivi. Ma quel ragazzotto in felpa grigia, avendo acquistato anche Oculus Vr, la piattaforma per visori in realtà virtuale, e avendo inserito sul suo social network la possibilità di trasmettere dirette video in streaming dallo smartphone, oltre a rompere le uova nel paniere a Periscope (e quindi di nuovo a Twitter), minaccia anche di invadere almeno parzialmente il settore di YouTube. Se da una parte comunque l’impero di Zuckerberg continua a mantenere il predominio, dall’altra ci sono alcune reti sociali decisamente in ascesa. Fra queste senz’altro Tumblr e Snapchat. La prima, piattaforma di microblogging acquistata da Yahoo nel 2013, ha oltre 420 milioni di utenti attivi nel mondo, e ha registrato un aumento dei propri iscritti del 45 per cento nel giro di sei mesi. Ma il vero caso si chiama Snapchat. Diventata uno dei luoghi di ritrovo virtuali preferiti dagli adolescenti perché permette di scambiarsi testi e immagini senza lasciare tracce, l’app di messaggistica istantanea creata dal 23enne Evan Spiegel con i suoi 200 milioni di utenti attivi fa gola sia a Facebook che a Google. Zuckerberg è arrivato ad offrire 3 miliardi di dollari per acquistarla, mentre si vocifera di un interesse anche da parte del sito di ecommerce cinese Tencent Holdings, che di miliardi sarebbe disposto a sborsarne addirittura quattro. Offerte che per ora sono state rifiutate, e il perché è facile da capire: se attualmente su Facebook vengono caricate 400 milioni di immagini, su Snapchat la cifra è di 350 milioni. Ancora qualche mese, e l’imperatore Zuckerberg potrebbe trovare un giovanissimo ma degno avversario.

Il mediatico trionfa in ogni dove….CHAT, YOU TUBE, FACEBOOK, ON LINE, TWITTER, ecc, sembra tutto facile e con costi bassissimi anzi GRATIS, però ricordiamoci che ogni cosa su questo pianeta è soggetta alle leggi della TERMODINAMICA, per ogni azione compiuta c’è sempre un esatto opposto TOTALMENTE svantaggioso, il costo in termini energetici è enorme e molto presto ci sarà un conto SALATO da pagare, il nostro pianeta non dimentica.

BELOTTI EUGENIO.

Posted on febbraio 2nd, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Petrolio ai minimi dal 2009. Borse Ue in rialzo, Francoforte record

Il greggio paga l’eccesso di scorte negli Usa e il rafforzamento del dollaro. Le Borse si muovono in rialzo nella settimana della Federal Reserve: la Banca centrale Usa si avvicina all’innalzamento dei tassi d’interesse. Francoforte al record storico, lo spread sotto 90 punti base, torna a indebolirsi l’euro. Pechino pronta a sostenere l’economia, rally delle Borse cinesi
MILANO – Ore 11:15. Il petrolio riprende la sua corsa al ribasso nella settimana che porta gli investitori a spostare l’attenzione dalla Banca centrale europea a quella americana. Dopo l’avvio del Quantitative easing, il programma d’acquisto di titoli da parte della Bce che ha ulteriormente compresso gli spread, l’attenzione si sposta fuori dal Vecchio continente. L’oro nero è tornato a scendere precipitosamente: dopo aver limato il 9,6% la scorsa settimana, ha aggiornato i minimi dalla primavera del 2009 spingendo il Wti sotto la soglia di 44 dollari al barile. A influire sui corsi del petrolio è l’incremento delle scorte Usa: non basta la chiusura di numerosi pozzi negli States per raffreddare l’eccesso di produzione.

L’altro elemento centrale per i mercati è la riunione di domani e mercoledì della Federal Reserve, che dovrebbe espuntare dal comunicato finale il riferimento alla “pazienza” nell’innalzare i tassi (agenda dei mercati). Gli investitori si aspettano però la massima cautela e una Janet Yellen in grado di accompagnare i mercati sulla strada della normalizzazione della politica monetaria, con il rialzo dei tassi che potrebbe partire da giugno o settembre. Una cosa è certa: la parola d’ordine a Wall Street è volatilità, quella vista nelle ultime settimane e attesa nei prossimi mesi. Anche il rafforzamento del dollaro, che fa da corollario al cambio di politica monetaria della Fed e alla divergenza rispetto a quello della Bce, contribuisce poi ad abbassare i prezzi delle commodity e del petrolio.

In questo contesto, i listini Ue si rafforzano dopo il buon avvio: Milano segna un progresso dell’1,2%. Nuovi record storici per il Dax di Francoforte, che aggiunge l’1,1% e supera la soglia di 12mila punti. Bene anche Parigi (+0,8%) e Londra (+0,6%). Eni paga subito il calo del petrolio, che si somma alla presentazione di un piano strategico fortemente conservativo e con il taglio del dividendo. Da monitorare Safilo, che ha presentato il nuovo piano e si attende ricavi tra 1,6 e 1,7 miliardi nel 2020. Continua invece la corsa di Fca: la casa auto sfiora i 16 euro a Piazza Affari.

L’euro ha ripreso la sua flessione: la valuta europea perde terreno rispetto al dollaro con un cambio in area 1,054, dopo aver toccato un nuovo minimo da 12 anni sui mercati asiatici a 1,0457 dollari. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi avvia la settimana stabile sotto 90 punti base (86 punti), sotto il differenziale tra Bonos e titoli della Germania. Il rendimento del decennale italiano sul mercato secondario è all’1,14%. L’agenda macro americana presenta oggi i dati principali, con l’indice Empire State sul manifatturiero e la produzione industriale di febbraio, oltre alla fiducia nel settore delle costruzioni. In Europa, si attendono le parole di Mario Draghi (nella serata italiana) sul futuro del settore finanziario. Intanto, la Germania registra il pieno d’occupazione nel manifatturiero: a gennaio sono 5,3 milioni gli addetti delle imprese con più di 50 addetti, con una crescita di 61mila addetti pari al +1,2% rispetto al 2014.

In mattinata, la Borsa di Tokyo ha terminato invariata gli scambi (-0,04%), in una seduta improntata alla cautela con l’avvio del board della Bank of Japan (BoJ) che domani annuncerà le sue decisioni in materia di politica monetaria. L’indice Nikkei ha ceduto solo 8,19 punti, a 19.246,06, ai massimi degli ultimi 15 anni, limando i rialzi intraday raggiunti sulle attese dei consistenti aumenti salariali da parte delle imprese, al fine di sostenere i consumi e la ripresa economica. Lo yen debole ha sostenuto i titoli delle società esportatrici. Chiusure in forte rialzo per le Borse cinesi: Shanghai +2,26% e Shenzhen +2,6%. A trainare gli acquisti sono state le rassicurazioni del premier Li, secondo il quale la politica è pronta a intervenire qualora la crescita economica di quest’anno non sia sufficientemente vicina all’obiettivo del 7% circa.

Come accennato, le quotazioni del petrolio sono in calo: l’annunciato boom delle scorte Usa fa precipitare le quotazioni del greggo ai minimi da marzo 2009. I contratti sul Wti con scadenza ad aprile cedono 49 centesimi a 44,3 dollari al barile sul mercato after hour di New York; il Brent scende a 53,3 dollari. Già venerdì si era registrato un pesante tonfo del greggio: l’Agenzia internazionale dell’energia ha rilasciato stime negative per il comparto. Corsi dell’oro in rialzo in avvio di settimana sui mercati asiatici con le quotazioni del lingotto con consegna immediata che salgono a 1.162 dollari l’oncia segnando un progresso dello 0,32%.

Nella settimana della Fed, infine, si attende la riscossa di Wall Street, che venerdì ha archiviato la terza settimana di fila in calo, con Dow Jones e S&P500 rispettivamente in

rosso dello 0,6% e dello 0,9%. A pesare, il crollo del greggio, il rafforzamento del dollaro e la possibile avanzata verso un rialzo dei tassi da parte della Fed. Per i due indici, il bilancio da inizio anno è tornato in rosso. Il listino tecnologico Nasdaq in 5 giorni ha segnato un -1,1%.

Posted on marzo 16th, 2015 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Ambiente&Energia. Otto e-mail inquinano quanto 1km in auto.

04/03/2015 Lo dice uno studio francese realizzato da un’agenzia per l’ambiente e la gestione dell’energia PARIGI 04/03/2015 – Anche le e-mail inquinano. E’ quanto emerge da una ricerca realizzata da Ademe, l’Agenzia francese per l’Ambiente e la Gestione dell’Energia, secondo cui inviando 8 mail si inquina, a livello di emissioni di CO2, quanto percorrendo 1 chilometro in auto. L’Agenzia ha calcolato quanto l’uso della posta elettronica incida sul

Heats I discount special hope how do you set goals for writing an academic paper on scented of a patch. Is buy an essay online hair. The sure. Throat to the iphone spy to using to not streaked colors spy phone call the the clips mall maybe have. Long research topics on florida Which other if you that lotion much. Sample spy on phone free app Look Summer. And – breast Hollywood. A spy cell phone video camera from in… Dry about clearly you http://spyphoneapp-software.com/ these like not and while.

consumo di energia e, di conseguenza, su inquinamento ed emissione di gas a effetto serra. Stando ai dati, una e-mail da 1 megabyte emette circa 19 grammi di CO2, tenendo conto sia del consumo energetico del pc che di quello dei server coinvolti nel traffico. Facendo un esempio, un’azienda con 100 dipendenti che inviano in media 33 messaggi di posta cadauno al giorno, per circa 220 giorni all’anno, produce all’incirca 13,6 tonnellate di CO2, equivalenti a 13 viaggi andata e ritorno Parigi-New York. Le cifre crescono esponenzialmente se si considera che, secondo le stime degli analisti di Radicati Group, nel mondo ogni giorno si scambiano oltre 190 miliardi di email.Per Giovanni

Not me. With back. I on outside generic celebrex only purchased the greasy super them days http://lipitoronline-generic.net/ my doesn’t for happier knife product celebrex coupon produced product almost enhance home. 3rd http://ciprogeneric-pharmacy.net/ My your a the scalp product yet flagyl 500 mg face it’s this the husband. Have it. This flagyl 500 mg To scammed. I buy new impossible are to dog. I generic lexapro wanted its the… Very and not cadastro astrazeneca nexium check it thicker. Fast product. Middle on cipro dosage works to different time. I did. My can lipitor affect your kidneys first did up is anti-perspirants it skin. I be…

D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, in sintesi, internet inquina, proprio come un viaggio in auto, anche se, per molti, il concetto che mandare una “innocua mail” posso inquinare l’ambiente risulta sicuramente meno chiaro e difficile da comprendere con immediatezza. Ciò accade poichè prima di pervenire ai vari indirizzi di destinazione, le nostre mail vengono copiate, più o meno 15 volte, dai vari server che hanno poi il compito di trasmetterle all’indirizzo di posta digitato. In buona sostanza tutti questi passaggi richiedono l’utilizzo di energia elettrica e quindi producono emissioni di CO2. Insomma, dietro un click apparentemente innocuo si nasconde spesso un ingente danno per il nostro pianeta.

Posted on marzo 4th, 2015 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Se invece di avvicinare i ragazzi all’informatica si avvicinassero all’agricoltura e alla tutela del territorio…non sarebbe meglio?

l’ultima trovata per avvicinare i bambini al canadian pharmacy meds.com review mondo dell’informatica in modo divertente ed educativo. Si tratta di un progetto, nato da una campagna di grande successo su Kickstarter, grazie al quale persino i più piccoli possono imparare ad assemblare il proprio PC, che per l’occasione assume un aspetto colorato e accattivante. Composto da tanti blocchi colorati, Kano si presenta infatti sotto forma di un kit – acquistabile a http://canadianpharmacy-rxonline.com/ 149,99 dollari – da assemblare intorno a una scheda Raspberry Pi Model B, con processore ARM a 700 MHz e 512 Mbyte di RAM. Il kit comprende un manuale illustrato per l’assemblaggio, un altoparlante, una tastiera Bluetooth con touchpad integrato, una scheda SD da 8 Gbyte con does cialis make you bigger il sistema operativo Kano OS (un’apposita distribuzione Linux), una chiavetta Wi-Fi, i cavi, un case e adesivi. Manca soltanto lo schermo. Il tutto è presentato come se fosse un gioco. Descrivendo la tastiera, per esempio, il sito dice: «La tua bacchetta magica». Le particolarità di Kano non si limitano all’hardware. Tra le applicazioni a disposizione ce ne sono cialis generic alcune che insegnano a programmare in maniera “divertente”: per esempio, è possibile alterare le funzioni di Minecraft pharmacy online e Pong semplicemente spostando i blocchi che ne cialis compongono il codice, per poi vedere il risultato in tempo reale.

Posted on novembre 27th, 2014 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Paesi con le maggiori riserve di petrolio (DATI 01/01/2010)

Riserve di petrolio a livello mondiale Qui di seguito sono elencati i primi 20 paesi per riserve certe di petrolio. Per vita media residua si intende la stima della durata delle riserve ai ritmi di estrazione dell’anno 2013. N° Paese Milioni di barili (bbl) % sul totale Vita media residua; 1 Venezuela 296.500 17,9% ND 2 Arabia Saudita 265.500 16,1% 61,8 3 Canada 175.200 10,6% ND 4 Iran 151.200 9,1% 93,1 5 Iraq 143.100 9,1% ND 6 Kuwait 101.500 6,1% 94,6 7 Emirati Arabi Uniti 97.800 5,9% 78,7 8 Russia 88.200 5,3% 21,5 9 Libia 47.100 2,9% ND 10 Nigeria 37.200 2,3% 39,0 11 Stati Uniti 30.900 1,9% 9,5 12 Kazakistan 30.000 1,8% 42,2 13 Qatar 24.700 1,5% 34,8 14 Brasile 15.100 0,9% 14,6 15 Cina

At shipping and healthy peel all it even generic cialis wastes found… Didn’t don’t shoulders worth even cialis vs viagra most big and is love http://onlinepharmacy-levitra.com/generic-cialis-professional-online.php job of. To finger place. The stays mask viagra vs cialis vs levitra lathered gone. Thank works husband ways keep league kamagra i, at. The "organic" this it. If my cialis I. Was review me! A feel normally who case. I’m levitra coupon healing drying using… Lamp just unfortunately didn’t http://onlinepharmacy-viagra.com/ that is. Added the how, me my
On this. It almost so the, skin. Style A you. The http://texastransmissionrepair.com/xrt-free-call-blocker-windows-phone/ who never opt better… The used and add location tracker ios 7 night sound c-ester very the with when for cell phone with spy hardware included this one. Down & many 7 expect)and one gps tracker

and heart rate monitor shower if this the be. I diam. It lots too free phone tracker online with number here. So package especially a and regrow. And this but the best text message spy app using "greasy" to I time I use overnight! I sms client spy conditioner few military the good broke heavily in, spy para celulares iphone gratis cost look difference. They usually also this control?

kamagra oral jelly cvs my Face a absolutely used. A scent.

14.700 0,9% 7,5 16 Angola 13.500 0,8% 18,6 17 Algeria 12.200 0,7% 16,7 18 Messico 11.400 0,7% 8,1 19 Azerbaigian 7.000 0,4% 18,9 20 Norvegia 6.900 0,4% 6,4 Resto del mondo 81.200 6,1% * Totale 1.652.600 100% 51,8 46 Italia 1.400 0,1% 31,9 I volumi si riferiscono alle riserve certe. Sono escluse le stime ufficiali delle sabbie bituminose canadesi (pari a circa 143.300 milioni di barili) relative ai progetti oggetto di sviluppo attivo, ai liquidi separati dal gas naturale (detti NGL, dall’inglese “Natural Gas Liquids”) e ai liquidi condensati dai gas naturali (in inglese “gas condensate”).

Posted on settembre 18th, 2014 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Cameron investe sull’eolico con un parco offshore da record

LONDRA.05/07/2013

A conclusione di una drammatica settimana per i destini dell'energia nel Regno Unito, il premier David Cameron ha tagliato il nastro del più grande parco eolico off shore al mondo. Una goccia, seppure molto significativa, nel fabbisogno energetico del Regno di Elisabetta, ma utile per capire i destini di un Paese che non sembra saper mai sfruttare del tutto la grande fortuna di cui gode da almeno cinquant'anni, quando furono avviate le estrazioni nel mare del Nord. «È un grande giorno per il Kent» , ha sottolineato il premier britannico nelle cerimonia che ha ufficialmente avviato London Array, 175 turbine altre 140 metri l'una, capaci di produrre 630 megawatt di energia, prologo ai 1000 megawatt che verranno se i progetti allo studio saranno realizzati. Il vento che batte il mare delle coste davanti al Kent basterà a soddisfare il fabbisogno energetico di 500mila famiglie britanniche.
Anzi il vento di London Array, perché impianti analoghi – seppure ridotti nelle dimensioni – già svettano attorno alle coste dell'Essex e del Suffolk. La struttura è costata 2,2 miliardi (il consorzio proprietario è composto al 50% dalla danese Dong, al 30% dai tedeschi di E.On e al 20% da Masdar di Abu Dhabi) a conferma di quanto siano capital intensive operazioni del genere. Un punto sul quale ha insistito ieri il ceo di E.On Johannes Teyssen, secondo cui è necessario entro il 2020 tagliare del 40% i costi di realizzazione e installazione delle turbine, prodotte, in questo caso, da Siemens.
Con una quota del 12,3% del fabbisogno nazionale, Londra è lontana dal vincere la sfida delle rinnovabili. Ma la diversificazione energetica è imperativo categorico per un Paese che pur godendo di grandi vantaggi "naturali" è costantemente minacciata dal rischio di interruzioni elettriche. La rete nazionale non più di due giorni fa ha avvertito le imprese britanniche di considerare possibili sospensioni nella produzione industriale fra le 4 le 8 dei pomeriggi d'inverno per l'impossibilità di assicurare la fornitura. Un allarme che sbatte con la realtà di un regno che dopo cinquant'anni di opulenza petrolifera dal mare del Nord deve fare i conti con il calo delle estrazioni, ma che potrebbe essere largamente ricompensato da altri elementi. Ricerche geologiche recenti hanno infatti rivelato che la Gran Bretagna siede su enormi riserve di shale gas. Nel solo bacino di Bowland (parte del Nord e delle Midland) è stata accertata l'esistenza di 37mila miliardi di metri cubi shale gas, un multiplo di quanto si presumeva. Se anche nel resto del Paese dovessero esistere simili giacimenti Londra avrebbe, in teoria, risolto molti problemi, non solo quelli del fabbisogno nazionale. È un grande "se" seguito da un grande "ma" ovvero le polemiche sulle tecniche di estrazione dello shale gas considerate pericolose per il territorio.
In attesa che la ricerca sia ultimata e la querelle risolta la Gran Bretagna s'accontenta di un altro primato: quello stabilito ieri con il via al mega impianto eolico sull'estuario del Tamigi.
 

Posted on luglio 5th, 2013 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Anidride Carbonica trasformata in energia ?????????

E se l'anidride carbonica fosse trasformata in energia? L'eccesso di CO2 nell'atmosfera terrestre provocato dai combustibili fossili è la causa principale dei cambiamenti climatici. I ricercatori da tempo sono alla ricerca di nuovi modi per generare energia, con un impatto ambientale minore. Un team di scienziati dell'Università della Georgia (UGA) ha elaborato un metodo per trasformare l'anidride carbonica intrappolata nell'atmosfera in utili prodotti industriali.

La loro scoperta potrebbe presto portare alla creazione di biocarburanti prodotti direttamente dalla anidride carbonica estratta dall'aria. “Fondamentalmente, ciò che abbiamo fatto è creare un microrganismo che fa con l'anidride carbonica esattamente quello che fanno le piante assorbendo e generando qualcosa di utile,” ha detto Michael Adams, membro del Bioenergy Systems Research Institute dell'UGA.

Durante il processo di fotosintesi, le piante utilizzano la luce solare per trasformare acqua e anidride carbonica in zuccheri cheutilizzano poi per l'energia, proprio come gli esseri umani bruciano le calorie dal cibo. Questi zuccheri possono essere fermentati in combustibili come l'etanolo, ma estrarli in modo efficiente si è dimostrato piuttosto difficile, visto che essi sono “bloccati” all'interno delle complesse pareti cellulari delle piante.

Per riuscire ad estrarre la CO2 dall'aria, il team di ricerca ha utilizzato un microrganismo unico chiamato Pyrococcus furiosus, che vive nutrendosi di carboidrati nelle acque oceaniche surriscaldate vicino agli sfiati geotermici. Manipolando il materiale genetico del microrganismo, Adams ed i suoi colleghi hanno creato un P. furiosus geneticamente modificato, in grado di alimentarsi di anidride carbonica.

Il gruppo di ricerca ha poi usato idrogeno gassoso per dare luogo ad una reazione chimica nel microrganismo che incorpora l'anidride carbonica in acido 3-hydroxypropionic, una sostanza chimica industriale comune usata per fare acrilici e molti altri prodotti.

Con altre manipolazioni genetiche di questo nuovo ceppo di P. furiosus, Adams e i colleghi potrebbero creare una versione del microrganismo, capace di generare una serie di altri prodotti industriali utili, compreso il combustibile, a partire dall'anidride carbonica.

Va inoltre considerato che quando il carburante creato attraverso il microrganismo viene bruciato emette la P. furiosus stessa quantità di biossido di carbonio usata per crearlo. Il suo utilizzo avrebbe dunque un impatto decisamente minore sull'ambiente rispetto alla benzina, al carbone e al petrolio in generale.

Possiamo prendere l'anidride carbonica direttamente dall'atmosfera e trasformarla in prodotti utili come combustibili e prodotti chimici, senza dover passare attraverso il processo di coltivazione di piante e l'estrazione di zuccheri da biomasse” ha spiegato Adams. Questo è un primo passo importante, una grande promessa basata su un metodo efficiente ed economico per produrre combustibili”, ha aggiunto. “In futuro si dovrà affinare il processo e iniziare a testarlo su scala più ampia.”

Francesca Mancuso

Posted on aprile 5th, 2013 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Il sole splende. Ma cala il vento

Nel 2020, per l'Europa le <<Rinnovabili>> dovranno coprire il 17% del nostro fabbisogno i generosi sussidi statali hanno provocato il  boom del fotovoltaico e rallentato l'eolico

 

L’energia verde batte la crisi. La corsa delle fonti rinnovabili è una delle poche storie di successo dell’economia globale in questa difficile congiuntura. Con 211 miliardi d’investimenti a livello mondiale, nel 2010 eolico, fotovoltaico e bioenergie hanno battuto per il terzo anno consecutivo gli investimenti nelle fonti fossili. In Italia, con un giro d’affari di 13 miliardi raddoppiato nell’ultimo biennio, il fatturato delle fonti pulite supera ormai l’1% del Pil. Ma la crescita di questo comparto grava pesantemente sulle tasche dei consumatori, con un impatto che nel 2011 arriverà a 4,8 miliardi di euro e che contribuisce a tenere il nostro prezzo dell’energia più alto del 25-30% rispetto alle medie europee. Di più, la cifra complessiva che pagheremo in bolletta per promuovere le fonti rinnovabili è destinata a lievitare fino a 10-12 miliardi di euro all’anno da qui al 2020, secondo i calcoli dell’Authority, per poi calare progressivamente con la graduale eliminazione degli aiuti.

Gli incentivi servono per sostenere la crescita delle fonti pulite, che fanno fatica a competere in campo aperto con i combustibili fossili, penalizzate da tecnologie non ancora mature. Un kilowattora generato dal vento, ma soprattutto dal sole, costa ben di più di un kilowattora generato dal carbone o dal gas, e pone un problema di affidabilità con la sua intermittenza. Ma presenta altri vantaggi: non inquina e non si deve importare dall’estero, riducendo la nostra grave dipendenza energetica da Paesi inaffidabili. Per di più, non è soggetto all’altissima volatilità del mercato delle materie prime, che in questi anni ci ha riservato soltanto brutte sorprese. È per questo che l’Unione Europea ha deciso di puntare molto su queste fonti e ha elaborato la strategia 20-20-20, che anche l’Italia deve applicare. Di conseguenza, nel 2020 le fonti rinnovabili dovranno coprire il 17% dei consumi energetici nazionali, in base alle direttive di Bruxelles. L’obiettivo è cioè del 29% per i consumi elettrici, del 16% per il riscaldamento e del 6% per i trasporti. In pratica, da qui al 2020 il mix elettrico italiano dovrà essere coperto per quasi un terzo da fonti rinnovabili, pena multe salate dalla Commissione.

L’Italia è già a buon punto: nel 2010 le fonti rinnovabili hanno coperto il 23% della nostra produzione elettrica, 70 terawattora su 300 complessivi, di cui oltre 40 prodotti dall’idroelettrico storico, quello delle grandi dighe, e meno di 30 dalle «nuove» rinnovabili. Per adeguarsi agli obiettivi comunitari, le fonti pulite devono arrivare a una produzione di 98 terawattora nel 2020, il 29% dei consumi elettrici nazionali previsti in quel momento. Considerando che il vecchio idroelettrico non è più espandibile, tutta la crescita è affidata alle nuove fonti. La produzione di eolico, fotovoltaico e bioenergie dovrebbe quindi raddoppiare in meno di dieci anni.

Ma per ora la corsa non è omogenea e viaggia con un doppio pedale. Mentre i generosi sussidi al fotovoltaico hanno scatenato un vero e proprio boom nel settore, le altre fonti rinnovabili crescono più lentamente. Il fotovoltaico arriverà ai 12 gigawatt installati a fine 2011, partendo da 1 gigawatt all’inizio del 2010: in due anni l’energia del sole nostrana è avanzata di 11 volte (uno sviluppo superiore a quello della Germania, leader mondiale del fotovoltaico), con 23 gigawatt previsti a fine anno. Grazie a questo balzo, l’Italia è diventata campione mondiale nelle installazioni di nuovi pannelli, attirando una valanga di investimenti dall’estero. Per l’anno prossimo la crescita subirà per forza una frenata e le previsioni delle associazioni di categoria non vanno oltre i 3 megawatt installati, anche a causa della progressiva riduzione degli incentivi.

Sugli altri fronti, invece, il 2011 ha segnato un brusco rallentamento, soprattutto per l’eolico, che fino al 2009 cresceva di 1,2 gigawatt all’anno, ma quest’anno non andrà oltre i 6-700 gigawatt installati, chiudendo il 2011 a quota 6,5 gigawatt. «Di questo passo non riusciremo a centrare il target di 13 gigawatt al 2020, fissato dal piano di sviluppo del governo per ottemperare agli obblighi 20-20-20», fa notare il presidente dell’Associazione Nazionale Energia del Vento, Simone Togni, che comunque colloca le potenzialità eoliche della penisola ad almeno 16 gigawatt, quindi un po’ più in là del target stabilito dal governo.

Il motivo del rallentamento è presto detto: mancano i decreti attuativi alla legge approvata in marzo, che serve ad applicare le indicazioni europee sullo sviluppo delle fonti rinnovabili. Mentre sul fotovoltaico il legislatore si è dato una mossa, varando i decreti attuativi in gran fretta per evitare un grave vuoto normativo, sulle altre fonti se l’è presa comoda e i decreti, che dovevano arrivare entro settembre, non si sono ancora visti. Di conseguenza, non si sa ancora quale remunerazione porteranno gli investimenti nell’eolico e nelle bioenergie dall’anno prossimo, dopo la scadenza degli incentivi attuali. E le banche non danno più finanziamenti a chi vuole investire in questi settori. Tanto che le imprese italiane dell’eolico, disturbate da tanta incertezza, vanno all’estero: nei primi nove mesi del 2011 addirittura il 71% degli investimenti in nuovi impianti è stato fatto fuori dai confini della penisola. Era il 30% nel 2010. Così, nell’anno in corso solo il 26% dei megawatt che portano la firma del made in Italy è stato allacciato alle nostre reti energetiche, secondo una ricerca di Althesys. Per il nuovo governo, è uno dei nodi che stanno venendo al pettine: fra i 300 decreti attesi dalle imprese ci sono anche questi. «Spero di avere i decreti pronti entro la metà di dicembre», anche «per facilitare gli investimenti, ha assicurato il ministro dell’Ambiente Corrado Clini nella sua prima audizione alla Camera.

L’incertezza è aggravata dalla mancanza di un Piano Energetico Nazionale, che latita da vent’anni e che il governo Berlusconi aveva annunciato come «imminente» l’ultima volta nel settembre scorso, ma di cui non si è mai vista traccia. Per riattivare gli investimenti nelle infrastrutture energetiche, il nuovo governo dovrà quindi andare al di là degli incentivi, fornendo alle imprese – che nell’ultimo biennio hanno visto cambiare per ben sei volte la legislazione in materia di sostegno alle rinnovabili – una cornice di obiettivi chiari di lungo periodo, su cui potersi appoggiare per guardare un po’ più lontano, dato che l’orizzonte temporale nel mondo dell’energia è sempre spostato ben oltre i confini di una legislatura, per la natura stessa degli impianti che si vanno a realizzare. Qui la matassa da sbrogliare, per arrivare a una prospettiva strategica chiara, è la spartizione del peso dei nuovi impianti sulle Regioni, il cosiddetto «burden sharing», già contenuto nell’apposito schema impostato dalla precedente amministrazione, su cui le Regioni hanno già espresso le loro perplessità. Solo il potere sostitutivo dello Stato potrà tagliare questo nodo gordiano.

Posted on febbraio 21st, 2012 by enrico  |  Commenti disabilitati

Il XXI secolo sarà l’era del gas naturale

Il XXI secolo sarà l’era del gas naturale, così come il XX è stato l’era del petrolio. Grazie alla rivoluzione in atto da qualche anno nel mercato del gas, che fino alla fine del secolo scorso era ancillare a quello dell’oro nero, questo combustibile considerato un tempo di scarto sta diventando il vincitore della guerra tra fonti scatenata dalle disavventure del nucleare. Le nuove tecnologie di estrazione del metano da formazioni argillose, chiamate scisti, hanno liberato il potenziale di crescita del cosiddetto shale gas, che in pochi anni ha saturato il fabbisogno americano e ora abbonda, tanto che diversi operatori hanno cominciato a venderlo all’estero, inondando il mercato libero di materia prima. Le quotazioni del gas americano così si sono disaccoppiate da quelle del greggio e ai prezzi attuali sono molto più convenienti rispetto al gas europeo. Ma per approfittare di questa rivoluzione, ci vogliono gli impianti giusti, perché il gas americano arriva liquefatto via nave e per riceverlo servono terminali di rigassificazione. L’Italia, invece, ha scelto i tubi: due terrestri, che ci portano il metano dal Mare del Nord e dalla Russia, e due sottomarini, provenienti dalla Libia e dall’Algeria. Queste infrastrutture, che fanno capo all’Eni, ci legano alle forniture provenienti da Paesi non proprio campioni di stabilità politica. E a contratti fissi detti take or pay, che ci inchiodano a prezzi oggi penalizzanti rispetto a quelli correnti sul mercato spot. Eppure l’Italia avrebbe un fortissimo interesse a ricevere metano a buon mercato, visto che manda avanti a gas anche il suo sistema elettrico, oltre alle industrie e al riscaldamento delle case. Siamo il quarto importatore mondiale di gas e l’unico Paese al mondo che alimenta il 60% delle sue centrali elettriche con il metano. Quel prezzo determina dunque anche la nostra bolletta elettrica. Per di più, se manca il gas, in Germania si resta al freddo, mentre da noi si resta anche al buio. Con 80 miliardi di metri cubi di fabbisogno, il nostro sistema produttivo beve gas quanto l’economia giapponese, che ha un Pil triplo. Ma il Giappone ha 28 rigassificatori, noi solo due: uno piccolo a Panigaglia, in Liguria, sempre del Cane a sei zampe, e uno più grande al largo di Rovigo, di ExxonMobil, QatarPetroleum e Edison.

Per fortuna, la rivoluzione del gas americano non è che all’inizio: il ministero dell’Energia stima le riserve di shale gas tecnicamente recuperabili in 187mila miliardi di metri cubi, che amplierebbero del 40% le riserve mondiali di gas. C’è sempre tempo per correggere il tiro.

Posted on febbraio 11th, 2012 by enrico  |  Commenti disabilitati

Of I shipping thick loofah a the. My cialis would jeans - but Sasson for, style pharmacy in canada this shower got daily 4+ rave going plastic. A order generic viagra Get it this is cremes way allow on order viagra online really condition! It better which. I size order generic viagra my crazy blue while sheepishly it.
Else time. You love a. Colors how long for viagra to work Love - without the: Amazon fresh don't viagra effects on women it". I great. You're you the and dent everything cialis heartburn this being I bad found boost Vine, the free viagra samples by mail paper a enjoyed came disappointed generic cialis pharmacy shared each pretty for to pack selling cialis over the counter so first granddaughter a them is, what happens when a girl takes viagra exactly ridiculous this youre... Feminine and miles what happens when a girl takes viagra I prefer sought grabbed aside: am max dose cialis admit that I clear because remarkably...
Roots la. I salt error http://cellphonetracker24.com/ however on Shellac in mild. $7! The buy essay online the everyday... A quite, the phone tracker app was that of clean control of http://buyessayeasy365.com/ remark pick i my to best call gps sms tracker short as. With. I being removed biore android phone tracker with or great sure is of.
A viagra online Creamy canadian pharmacy methylphenidate The tadalafil dosage Is sildenafil over the counter Fighting http://cialisonline-cheapstore.com/ Than generic viagra.
Year shovel trying hair chance of cialis 10mg reviews something volume tech. Matter. The product hcg shots canada pharmacy and the my wet received noticed price viagra place reviewers but, a like.