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Archive for the ‘Insegnamento’ Category

CULTURA PER TUTTI programma 2016 – 2017

L’Associazione SEMPERINSIMA onlus è lieta di annunciare l’inizio di un percorso culturale adatto per tutti.
In accordo con il Comune di Bagnatica (Bergamo) l’Associazione inizierà ad ogni mese un programma culturale, dove gli esperti dell’Associazione spiegheranno EVENTI-MANIFESTAZIONI ecc. legati al pianeta e al Ns. territorio.

Siete tutti invitati alla serata di presentazione del programma; venerdì 21/10/16 alle ore 21.00 nella Sala Consiliare del Comune di Bagnatica.

Il programma partirà dal 04/11/16 con la serata ” 1946 MONARCHIA O REPUBBLICA “.
SALA CONSILIARE COMUNE DI BAGNATICA ORE 21.00

04/11/16 EVENTI DRAMMATICI “1946 MONARCHIA O REPUBBLICA”
DICEMBRE 2016 STORIA “17/10/1956 ATTIVATA LA PRIMA CENTRALE NUCLEARE – UNA STORIA FINITA O………”
GENNAIO 2017 ATTUALITA’ “CIBO ALTERNATIVO A KM 0″
FEBBRAIO 2017 SALUTE “CAMMINARE UNA BELLA FAVOLA”
MARZO 2017 PERSONAGGI ITALIANI “UMBERTO II° IL RE DI MAGGIO”
APRILE 2017 SCIENZA “IL FULMINE; LA POTENZA DELL’ ATMOSFERA”
MAGGIO 2017 EVENTI TECNOLOGICI “ARADO AR 234 L’ALBA DI UNA NUOVA ERA”
GIUGNO 2017 ROMA ANTICA “ROMOLO; IL PRIMO RE L’INIZIO DELLA SUPERPOTENZA ROMANA”
SETTEMBRE 2017 PIANETA “ACQUA – SARA’ IL PROBLEMA ASSOLUTO”
OTTOBRE 2017 EVENTI DRAMMATICI ” CAPORETTO – H 02.00 24/10/1916 L’ORA PIU’ BUIA DEL REGIO ESERCITO ITALIANO – 100 ANNI DOPO”
NOVEMBRE 2017 STORIA “IL BOOM ECONOMICO 1950 – 1960

Il Presidente Belotti Eugenio

Posted on ottobre 18th, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Sindrome da Hand-Phone, 7 italiani su 10 colpiti. Malattia cellulari: pericolo

BAGNATICA 12/09/16 – Sindrome da Hand-Phone, 7 italiani su 10 colpiti. La malattia dei cellulari

Sindrome di Hand-Phone, ci si riferisce alle persone che dipendono da un cellulare. Secondo uno studio, 7 Italiani su 10 non riescono a staccare gli occhi da un display.

“SINDROME DA HAND-PHONE”: 7 ITALIANI SU 10 VITTIME DELL’OSSESSIONE DEL TELEFONO SEMPRE IN MANO

Sindrome di Hand-Phone? Ve la spieghiamo. Appena svegli fin dalla prima mattina, fuori casa, a casa e persino in vacanza. Per gli italiani è davvero impossibile resistere all’utilizzo dello smartphone tanto da tenere sempre occupate le mani. Non solo il tempo libero, il lavoro, i viaggi. Oggi la tecnologia monopolizza letteralmente le mani di milioni di italiani. Stando agli ultimi dati, il 77% degli italiani possiede infatti almeno uno degli 83 milioni di smartphone attivi nel Belpaese, utilizzati per navigare sui social e per le ‘tradizionali’ chiamate, che arrivano a 130 milioni ogni giorno. Circa 7 italiani su 10 (72%) hanno lo smartphone sempre in mano e lo utilizzato soprattutto sui mezzi pubblici (78%), nel luogo di lavoro (69%) e persino in vacanza (41%). Sono questi i numeri che rivelano come la tecnologia abbia letteralmente invaso la vita degli italiani, costringendoli a dedicare la maggior parte del loro tempo a WhatsApp e ai social network anche durante le classiche attività estive. Una dipendenza ribattezzata dagli esperti internazionali “Sindrome da Hand-Phone”, perché risulta capace di ipnotizzare le persone davanti ad uno schermo, tanto che sono obbligati ad utilizzare solo la mano libera pur di non staccarsi dal cellulare.

È quanto emerge da uno studio realizzato coinvolgendo 4500 persone tra i 18 e i 65 anni attraverso un monitoraggio online mediante metodologia WOA (Web Opinion Analysis) sui principali social network – Facebook, Twitter, YouTube – blog e community interattive, per il lancio della campagna ‘Coppa Libera Tutti’ di Coppa del Nonno. Lo studio ha visto anche la collaborazione di 50 esperti di sociologia e antropologia culturale, per stilare il decalogo “libera-mani” da utilizzare per tornare a godersi fino in fondo le cose belle che accadono ogni giorno.

Ma come è possibile liberare finalmente le proprie mani e tornare a “toccare” ciò che offre la vita quotidiana? Secondo 9 esperti su 10 (87%) il primo passo da fare è imparare a spegnere lo smartphone ed essere in grado di capire quando è il caso di “staccare”: per fare questo si può approfittare del tempo libero per fare diverse attività come leggere un libro (75%), fare una passeggiata in bici o sport in genere (63%) coltivare la passione per il pollice verde (61%), concedere un massaggio al proprio partner (57%), sperimentare in cucina (53%) gustare un gelato in compagnia(52%).

Quante sono le ore in un giorno dedicate al proprio smartphone? Se il 72% degli italiani è ossessionato dall’avere il cellulare sempre in mano a prescindere dal suo utilizzo, solo 2 italiani su 10 (19%) adoperano lo smartphone per circa 6 ore al giorno, percentuale che sale al 42% tra più giovani, mentre il 21% si attesta sulle 4 ore; la percentuale sale al 41% per chi si limita a 2 ore, mentre il 19% riesce a fare a meno del cellulare e lo utilizza meno di un’ora al giorno. Ma quali sono i luoghi dove ci si connette più spesso? Al primo posto i mezzi pubblici (78%), seguiti dal luogo di lavoro (69%), bar e locali (65%), a casa (54%), scuola e Università (47%) e pure in vacanza (41%). Dati che vengono confermati dallo studio condotto dall’Università di Bonn, in media le persone controllano lo smartphone 80 volte al giorno, una ogni 12 minuti, e dedicano solo 8 minuti al giorno alla classica conversazione. Ancora più pessimistici i risultati indicati dall’annuale Internet Trends Report di Klaunier Perkins Caufield & Byer’s, una delle principali società di venture capital della Silicon Valley che rivela come le persone controllino lo smartphone circa 150 volte al giorno.

Secondo il sociologo Francesco Mattioli, professore di scienze sociali all’Università di Roma “La Sapienza”: “Il problema non è quello di liberarsi completamente dalla tecnologia, ma quello di saper governare la tecnologia senza diventarne schiavi. La società di oggi, che è fondata su tecnologia e consumi, spesso mescola questi due ingredienti e crea ‘zombie incontinenti’. Non si tratta di disintossicarsi, ma di saper usare ciò che abbiamo intorno, a partire dalla nostra mente. Un consiglio pratico: non si tratta di gettare lo smartphone nel cestino dei rifiuti e nemmeno di castrare le potenzialità di comunicare con chiunque, visto che internet e la telefonia mobile hanno concretizzato la teoria dei 6 gradi di separazione di Stanley Milgram (ipotesi secondo la quale ogni persona può essere collegata a qualunque altra persona o cosa attraverso una catena di conoscenze e relazioni con non più di 5 intermediari), ma di imparare ad usarlo, metaforicamente come si fa con un coltello, che si usa per tagliare il cibo ma non per farsi o fare del male. E’ necessario che l’interazione diretta, più difficile e complicata, non sia progressivamente sostituita da quella indiretta, meno impegnativa e compromettente”.

Ma qual è l’identikit dei mobile-dipendenti: sono più le donne (58%) che gli uomini (43%), provengono principalmente dalle fasce di età 18-24 (67%), 35-54 (56%) e 13-17 (31%).

Ma quali vantaggi porta la scelta di liberare le proprie mani dagli oggetti tecnologici mobili? Oltre ad aumentare notevolmente le possibilità di socializzazione e interazione con le altre persone (84%), per il 73% degli esperti diminuire drasticamente l’utilizzo dello smartphone aumenta la produttività sul luogo di lavoro, appiana le tensioni (71%), favorisce la serenità nei legami famigliari e sentimentali (67%) e dà la possibilità di scoprire nuove passioni e coltivare nuovi hobby avendo più tempo libero a disposizione (62%).

“SINDROME DA HAND-PHONE”: IL DECALOGO PER BATTERLA, STILATO DAGLI ESPERTI

1. FARE ATTIVITÀ FISICA RILASSANDOSI
Andare in bicicletta o fare una passeggiata è sicuramente un’attività che ci permette di coltivare un benessere fisico e mentale. Il contatto reale con ciò che ci circonda – luoghi, paesaggi, persone – è fondamentale per staccare dal mondo virtuale.

2. LA PAROLA D’ORDINE E’ RESISTERE
Resistere all’impulso di controllare ossessivamente lo smartphone causa un progressivo distacco da una realtà parallela: in questo modo sarà possibile dare spazio a nuove abitudini, ricablando le connessioni del nostro cervello.

3. SU LA TESTA
Aprire gli occhi e alzare lo sguardo, incontrare l’altro senza filtri e lasciarsi trasportare dai sensi per riscoprire le emozioni reali. E’ necessario riscoprirsi osservatori, lasciare un po’ da parte il narcisismo per poter godere dello spettacolo della realtà.

4. SFRUTTARE TUTTI I 5 SENSI
Lasciarsi emozionare dai colori, gli odori, vivere un’esperienza metropolitana che coinvolga tutti i sensi, tra cui anche il tatto può aiutare a rinunciare all’utilizzo dei dispositivi mobile e tornare ad assaporare la bellezza che ci circonda.

5. GO OFFLINE
Concretamente è la soluzione che scioglie ogni residua difficoltà. Individuare i momenti in cui spegnere il cellulare per dedicarsi completamente all’ambiente e alle persone: a tavola, in spiaggia, con il partner o durante il lavoro.

6. OLD BUT GOLD
A volte gli strumenti tradizionali aiutano a “liberare le mani” dalla tecnologia: ad esempio utilizzare un orologio da polso o una normale sveglia permette di evitare di dover continuamente affidarsi telefono per conoscere l’ora e alzarsi dal letto.

7. INCONTRARSI EVITA BRUTTE SORPRESE
La relazione face-to-face è quella che struttura il rapporto sociale e consente di conoscere realmente l’altro ed evitare brutte sorprese; come quando si incontrano amici conosciuti online sui quali si erano fatte aspettative sovrastimate.

8. UN OSTACOLO… PUO’ AIUTARE
Creare un vero e proprio percorso ad ostacoli può essere utile per scoraggiare un uso compulsivo dello smartphone. Ad esempio inserire un codice di sicurezza o eliminare le app che creano più dipendenza può aiutare a rompere le routine tecnologiche.

9. AFFIDARSI AL “BATCH PROCESSING”
Se è necessario guardare il telefonino è possibile utilizzare “batch processing”, che consiste nel concentrare in un unico momento più attività, avendo più tempo a disposizione da dedicare alle altre mansioni o alle relazioni sociali.

10. MANGIARE UN GELATO IN COMPAGNIA E’ UN ‘ANTIVIRUS’
E’ importante crearsi dei momenti “antivirus”, da dedicare completamente ad attività che rendano possibili incontri reali come mangiare un gelato, le mani saranno libere di interagire con gli altri.

Posted on settembre 12th, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Greenhouse Gas Concentrations Reach New Record

Geneva, 20 November (WMO) – The amount of greenhouse gases in the atmosphere reached a new record high in 2011, according to the World Meteorological Organization. Between 1990 and 2011 there was a 30% increase in radiative forcing – the warming effect on our climate – because of carbon dioxide (CO2) and other heat-trapping long-lived gases.

Since the start of the industrial era in 1750, about 375 billion tonnes of carbon have been released into the atmosphere as CO2, primarily from fossil fuel combustion, according to WMO’s 2011 Greenhouse Gas Bulletin, which had a special focus on the carbon cycle. About half of this carbon dioxide remains in the atmosphere, with the rest being absorbed by the oceans and terrestrial biosphere.

“These billions of tonnes of additional carbon dioxide in our atmosphere will remain there for centuries, causing our planet to warm further and impacting on all aspects of life on earth,” said WMO Secretary-General Michel Jarraud. “Future emissions will only compound the situation.”

“Until now, carbon sinks have absorbed nearly half of the carbon dioxide humans emitted in the atmosphere, but this will not necessarily continue in the future. We have already seen that the oceans are becoming more acidic as a result of the carbon dioxide uptake, with potential repercussions for the underwater food chain and coral reefs. There are many additional interactions between greenhouse gases, Earth’s biosphere and oceans, and we need to boost our monitoring capability and scientific knowledge in order to better understand these,” said Mr Jarraud.

“WMO’s Global Atmosphere Watch network, spanning more than 50 countries, provides accurate measurements which form the basis of our understanding of greenhouse gas concentrations, including their many sources, sinks and chemical transformations in the atmosphere,” said Mr Jarraud.

The role of carbon sinks is pivotal in the overall carbon equation. If the extra CO2 emitted is stored in reservoirs such as the deep oceans, it could be trapped for hundreds or even thousands of years. By contrast, new forests retain carbon for a much shorter time span.

The Greenhouse Gas Bulletin reports on atmospheric concentrations – and not emissions – of greenhouse gases. Emissions represent what goes into the atmosphere. Concentrations represent what remains in the atmosphere after the complex system of interactions between the atmosphere, biosphere and the oceans.

CO2 is the most important of the long-lived greenhouse gases – so named because they trap radiation within the Earth’s atmosphere causing it to warm. Human activities, such as fossil fuel burning and land use change (for instance, tropical deforestation), are the main sources of the anthropogenic carbon dioxide in the atmosphere. The other main long-lived greenhouse gases are methane and nitrous oxide. Increasing concentrations of the greenhouse gases in the atmosphere are drivers of climate change.

The National Oceanic and Atmospheric Administration’s Annual Greenhouse Gas Index, quoted in the bulletin, shows that from 1990 to 2011, radiative forcing by long-lived greenhouse gases increased by 30%, with CO2 accounting for about 80% of this increase. Total radiative forcing of all long-lived greenhouse gases was the CO2 equivalent of 473 parts per million in 2011.

Carbon dioxide (CO2)

Carbon dioxide is the single most important greenhouse gas emitted by human activities. It is responsible for 85% of the increase in radiative forcing over the past decade. According to WMO’s bulletin, the amount of CO2 in the atmosphere reached 390.9 parts per million in 2011, or 140% of the pre-industrial level of 280 parts per million.

The pre-industrial era level represented a balance of CO2 fluxes between the atmosphere, the oceans and the biosphere. The amount of CO2 in the atmosphere has increased on average by 2 parts per million per year for the past 10 years.

Methane (CH4)

Methane is the second most important long-lived greenhouse gas. Approximately 40% of methane is emitted into the atmosphere by natural sources (e.g., wetlands and termites), and about 60 % comes from activities like cattle breeding, rice agriculture, fossil fuel exploitation, landfills and biomass burning. Atmospheric methane reached a new high of about 1813 parts per billion (ppb) in 2011, or 259% of the pre-industrial level, due to increased emissions from anthropogenic sources. Since 2007, atmospheric methane has been increasing again after a period of levelling-off with a nearly constant rate during the last 3 years.

Nitrous oxide (N2O)

Nitrous oxide is emitted into the atmosphere from both natural (about 60%) and anthropogenic sources (approximately 40%), including oceans, soil, biomass burning, fertilizer use, and various industrial processes. Its atmospheric concentration in 2011 was about 324.2 parts per billion, which is 1.0 ppb above the previous year and 120% of the pre-industrial level. Its impact on climate, over a 100 year period, is 298 times greater than equal emissions of carbon dioxide. It also plays an important role in the destruction of the stratospheric ozone layer which protects us from the harmful ultraviolet rays of the sun.

Notes for Editors:

The WMO Secretariat prepares and distributes the annual Greenhouse Gas Bulletin in cooperation with the World Data Centre for Greenhouse Gases at the Japan Meteorological Agency and the Global Atmosphere Watch Scientific Advisory Group for Greenhouse Gases, with the

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assistance of the NOAA Earth System Research Laboratory.

The Intergovernmental Panel on Climate Change defines radiative forcing as a measure of the influence a factor has in altering the balance of incoming and outgoing energy in the Earth-atmosphere system and is an index of the importance of the factor as a potential climate change mechanism. Radiative forcing values are often expressed in watts per square meter.

The World Meteorological Organization is the United Nations System’s authoritative voice on Weather, Climate and Water

For more information, please contact:

Clare Nullis, Media Officer, Communications and Public Affairs, Tel: +(41 22) 730 8478; 41-79) 7091397 (cell)

Website: www.wmo.int

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© World Meteorological Organization, 7bis, avenue de la Paix, Case postale No. 2300, CH-1211 Geneva 2, Switzerland – Tel.: +41(0)22 730 81 11 – Fax: +41(0)22 730 81 81 Contact us Copyright | Privacy | Scams | Disclaimer | Guidelines | Procurement | UN System | Accessibility

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Posted on settembre 9th, 2014 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Una cometa sfiorerà Marte e (forse) lo colpirà

Probabilità di caduta: 1 su 600. Pan-Starrs già si vede nell'emisfero sud e dal 10 marzo anche in Italia

La collisione potrebbe avvenire il 19 OTTOBRE 2014

Una cometa sfiorerà Marte e (forse) lo colpirà
E un'altra è visibile anche da noi

 

 

Il percorso della cometa che sfiorerà Marte (Nasa)Il percorso della cometa che sfiorerà Marte (Nasa)

Il 19 ottobre 2014 potremmo assistere a uno straordinario quanto violento scontro cosmico vicino a casa nostra, vicino alla Terra, su Marte. Una cometa da poco scoperta, il 3 gennaio scorso, dall’astronomo scozzese-australiano Robert H. McNaught dal Siding Spring Observatory in Australia, transiterà vicino al Pianeta rosso a una distanza che secondo le valutazioni degli scopritori dovrebbe essere di 101 mila chilometri. Però gli esperti del Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa ritengono che potrebbe volare più vicino, a 50 mila chilometri dalla superficie. Leonid Elenin, astronomo russo del Keldish Institute of Applied Mathematics riduce ulteriormente la distanza ad appena 41.300 chilometri.

 

COLLISIONE - Conclusione: la probabilità che cada è oggi stimata dal Jpl in una su 600; quindi per niente trascurabile. L’incertezza sta nel fatto che le osservazioni dell’orbita della cometa battezzata «C/2013 A1» (Siding Spring) sono ancora ridotte per il poco tempo trascorso dalla sua individuazione. Più i giorni passano meglio sarà precisato il tragitto e si capirà quale sarà la prospettiva fra venti mesi. La quale potrebbe appunto essere un impatto se la distanza sarà così ridotta da trasformare il nucleo in una preda dell’attrazione gravitazionale marziana. Se ciò accadesse, considerando che il diametro del nucleo è valutato per il momento tra 8 e 50 chilometri, provocherebbe secondo gli specialisti del Jpl di Pasadena un cratere di due chilometri di diametro liberando un’energia di vari megaton, cioè svariate centinaia di volte superiore a quella della bomba di Hiroshima.

ALLARME - Lo scopritore della cometa, che solleva un comprensibile allarme nella curiosità e nella scienza, è un noto cacciatore di comete avendone finora scovate ben 75. Che l’evento possa accadere non si presenta come una straordinaria eccezionalità. Si ricorderà che nel luglio 1994 la cometa Shoemaker-Levy arrivando nelle vicinanze di Giove si frammentò grazie alle potenti forze gravitazionali del gigante del Sistema solare e i vari pezzi si inabissarono nell’atmosfera gioviana. E le fotografie riprese dal telescopio spaziale Hubble rimangono come una storica testimonianza.

 

Pan-Starrs ripresa il 2 marzo in Nuova Zelanda (Ap)Pan-Starrs ripresa il 2 marzo in Nuova Zelanda (Ap)

- In attesa di vedere che cosa succederà con la nuova cometa, in questi giorni sta arrivando nei pressi del Sole la cometa C/2011L4/Pan-Starrs che a partire dal 10 marzo dovrebbe essere visibile a occhio nudo al tramonto. Lunedì è passata vicino alla Terra e sarà il primo dei due spettacoli cometari che l’annata astronomica ci riserva. Alla fine dell’anno lo spettacolo potrebbe essere ancora più esaltante con una seconda cometa (Ison) che, secondo le previsioni, potrebbe diventare la cometa del secolo perché la sua luminosità potrebbe addirittura gareggiare con quella della Luna

Posted on marzo 7th, 2013 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Scie di condensazione

Si tratta di una formazione anomala, non dovuta a un fenomeno naturale, bensì allo sviluppo di un cirro artificia­le come risultato del transito di aerei ad alta quota.

I motori a reazione emettono grandi quan­tità di residui della combustione del cherosene, che contengono sia vapore acqueo sia nuclei di condensazione. Ai livelli superio­ri della troposfera, dove le temperature sono sem­pre molto inferiori a 0 °C, il vapore in eccesso forma immediatamente minuscoli cristalli di ghiaccio, creando una nube artificiale. Spesso l'aria circostante è così secca da dissolvere in bre­vissimo tempo il cirro artificiale, rendendolo pra­ticamente invisibile da terra.

Tuttavia, se la massa d'aria in quota è umida e prossima al punto di sa­turazione, la nube prodotta dall'aereo resisterà più a lungo prima di dissiparsi, talvolta anche per più di mezz'ora.

Una lunga permanenza delle scie di condensazio­ne è un elemento interessante per il meteorologo in quanto rivela la presenza di un elevato tasso d'umidità ad alta quota che può preannunciare l'arrivo di un fronte. Inoltre, per un osservato­re al suolo lo spostamento della scia fornisce indicazioni sulla di­rezione e la velocità delle corren­ti d'alta quota.

In assenza di sistemi di identifi­cazione sofisticati, come il radar, la formazione delle scie di con­densazione ricopre un importan­te ruolo militare e strategico, in quanto tradisce la presenza di aerei ad alta quota normalmente invi­sibili da terra a occhio nudo.

Posted on gennaio 30th, 2013 by enrico  |  Commenti disabilitati

Cirrocumulus

I cirrocumuli, come i cirrostrati si sviluppano quando una grande massa d'aria umida ai livelli ele­vati della troposfera raggiunge la saturazione dando origine a cri­stalli di ghiaccio. I cirrocumuli si distinguono dai cirrostrati per la presenza di instabilità a livello della, nube, che attribuisce ai sin­goli elementi un aspetto cumuiforme.

Quando è isolata, questa formazione nu­volosa non è legata a particolari evoluzioni me­teorologiche. Se aumenta regolarmente con il passare delle ore, fino a occupare la maggior par te del cielo (specie stratiformis), può annunciare l'arrivo di un fronte. I cirrocumuli sono fra le nubi più scenografiche che si possono osservare in cielo, in quanto   sviluppano   bellissime strutture su centinaia di chilo­metri di ampiezza. Uno dei tipi più interessanti è il Cirrocumulus undulatus, che appa­re in sottili bande ondulate nel cielo azzurro.

Anche in questo caso le ondulazio­ni sono dovute ai vortici causati da discontinuità del vento in quota|. Tutta­via, l'aspetto più cesellato del Cirrocumulus undu­latus è dovuto, da un lato, al fatto che le ondulazioni d'alta quota tendono ad assumere una minor lunghezza d'onda di quelle dei li­velli inferiori, dall'altro alla mag­gior distanza tra la formazione nuvolosa e l'osservatore a terra.

 

Posted on gennaio 26th, 2013 by enrico  |  Commenti disabilitati

Cirrostratus

I cirrostrati ricoprono vasti settori di cielo con un velo uniforme. Come gli altri cir­ri, si sviluppano in seguito al sol­levamento di una massa d'aria che raggiunge il livello di satura­zione formando cristalli di ghiac­cio. Nel caso dei cirrostrati que­sto fenomeno ha luogo su grande scala. I meteorologi distinguono alcune specie del genere Cirrostratus. Le più diffuse sono il fibratus e il nebiilosus. Il primo si presenta in lunghi filamenti, chiamati striature, allungati su gran parte dell'orizzonte vi­sibile. L'aspetto uniforme di queste nubi è dovu­to ai cristalli di ghiaccio trasportati da venti d'alta quota forti e costanti. Nel caso del Cirrostratus nebulosus, il sollevamento della massa d'aria che ge­nera la nube è molto debole e lo strato di parti­celle di ghiaccio che ne risulta molto sottile, con limiti sfumati, difficili da distinguere, e privo di struttura e di dettaglio. Il solo segno percepibile della presenza di questa formazione nuvolosa è spesso una leggera attenuazione della luminositàsolare, o la frequente manifesta­zione di aloni, pareli e iridescen­ze.

Le formazioni di Cirrostratus causano talora tenui precipitazio­ni nevose che evaporano prima di raggiungere il suolo lasciando traccia in forma di virga. Un banco di cirrostra­ti che si sviluppa a partire da una certa direzione indica un aumen­to dell'umidità in quota e annun­cia spesso l'arrivo di un fronte. Le formazioni di Cirrostratus possono causare de­boli turbolenze al livello delle nubi, ma si tratta di fenomeni di scarsa rilevanza che non hanno con­seguenze per il traffico aereo e per il comfort dei passeggeri.

Posted on dicembre 29th, 2012 by enrico  |  Commenti disabilitati

Cirrus Kelvin Helmholtz

Con la loro esile forma a spirale orizzontale, i cirri di Kelvin-Helmholtz sono fra le nubi più particolari e più difficili da osservare, in quanto hanno tendenza a dissolversi appena dopo uno o due minuti dalla loro formazione. Sono dunque le nubi dalla vita più breve.


Questa varietà di cirro deve il suo aspetto a una discontinuità del vento provocata dal flusso di una corrente d'aria al di sopra di un'altra massa d'aria che si muove con velocità o direzione differente, oppure per tutti e due questi fattori. Questo processo dà origine a vortici verticali che producono una regolare struttura di onde gassose. Nella maggior parte dei casi la discontinuità del vento crea una serie di strati nuvolosi che ondeggiano sulla cresta delle onde atmosferiche. Nel caso del
Cirrus Kelvìn-Helmholtz i vortici sono più potenti e trascinano le nubi dalla cresta dell'onda verso  l'altro  lato,  com un'onda marina che s'infrange in prossimità della costa. Compiendo un movimento rotatorio completo, queste onde seguono un traccia­to a spirale. E una forma d'insta­bilità molto comune ai livelli più elevati dell'atmosfera terrestre. Le onde di Kelvin-Helmholtz, benché frequenti negli strati ele­vati dell'atmosfera, sono in gene­re invisibili in quanto la scarsa umidità presente è insufficiente per lo sviluppo della nube che ne materializza il movimento. In questo caso il fenomeno dà luogo alla cosiddetta turbolenza in aria chiara, temuta dai piloti in quanto invisibile al radar.

Questo processo fu descritto per la prima volta alla fine del XIX secolo dal fisico scozzese Wil­liam Thomson Kelvin (1824-1907) e dal fisico te­desco Hermann von Helmholtz (1821-1894), che hanno dato il nome alla nube.

Posted on dicembre 16th, 2012 by enrico  |  Commenti disabilitati

Cirrus uncinus

E’un tipo di nube alta, spes­so presente in formazioni spettacolari, che trae il suo nome dall'estremità uncinata del filamento. La sua origine ha le stesse cause degli altri tipi di cirri, tuttavia il suo aspetto mol­to stirato e la disposizione in ele­menti paralleli sono il risultato di un forte vento che spira sotto lo strato atmosferico dove si gene­rano i cristalli di ghiaccio.

Via via che i cristalli cadono sotto l'effetto del loro peso, il vento li disperde rapidamente attribuendo alla nube questa struttura affilata e uncinata. Quando la formazione sembra divergere da un punto all'orizzonte si parla di Cirrus uncinus radìatus. Un pa­rente stretto della specie uncinus è il Cirrus intortus, formato da te­nui filamenti più o meno a for­ma di boomerang, ma privi di uncini terminali.

Come tutte le nubi alte, i cirri non producono precipitazioni in grado di rag­giungere il suolo, ma quando so­no presenti in vaste distese costi­tuiscono spesso l'avanguardia di un fronte caldo e possono dun­que indicare l'arrivo di piogge o il livelle nevicate per il giorno successivo;tuttavia, quando si localizzano nei settori periferici della pertur­bazione rispetto al luogo di os­servazione, non sono seguiti da alcun peggioramento. Le forma­zioni di Cirrus uncinus sono indice di forti venti ad alta quota, spesso associati a una corrente a getto.

Posted on novembre 28th, 2012 by enrico  |  Commenti disabilitati

Cirrus

Il termine latino cirrus (filamento) viene attribuito alle nubi alte che si sfilacciano nel cielo trasformandosi in ric­cioli. Sono formazioni che indi­cano la presenza di umidità ai li­velli elevati della troposfera. A quote superiori ai 5000 m la temperatura è di molto inferiore allo zero, pertanto le masse d'aria giunte a saturazione producono direttamente particelle di ghiac­cio invece che goccioline d'acqua.

I cirri sono dunque composti da miliardi di cristalli di ghiac­cio e sono sospinti dai venti d'alta quota che li sti­rano in varie fogge. Le specie più tipiche sono il fibratus, dai riccioli disordinati e capricciosi, e Vuncinus Meno frequente, ma di grande effetto scenografico, è il tipo radiatus, for­mato da lunghe bande parallele che sembrano di­vergere da un punto all'orizzonte, nonché quello jloccus, composto da piccoli elementi fibrosi.

I cirri possono comparire in banchi isolati oppu­re occupare gran parte del cielo visibile: in quest'ultimo caso possono annuncia­re l'arrivo di un fronte. I cirri compaiono talvolta in seguito a episodi temporaleschi, in quanto compongono la parte superiore dell'incudine dei cumulonembi.

Si parla allora di Cirrus spissatus cumulonìmbogenitus, frutto dell'umidità che il temporale trasporta fino al limite superiore della troposfera, dove si trasforma in cristalli di ghiaccio. All'esaurimento del temporale i cirri dell'incudi­ne vengono dispersi a distanza dalle correnti d'al­ta quota.

Posted on novembre 25th, 2012 by enrico  |  Commenti disabilitati

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