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Archive for the ‘Insegnamento’ Category

Altocumulus lenticularis

Gli Altocumulus lenticularis sono così chiamati per il loro aspetto affusolato e smussato, molto simile a una lente. Queste nubi medie assumono talvolta forme spettacolari che ne fanno uno dei soggetti più ammirati da meteorologi e fotografi, soprattutto se illuminate dal sole radente. Molti degli avvistamenti di UFO sono in realtà nubi lenticolari.

           
Quando il vento incontra un massiccio montuoso ha tendenza a generare delle ondulazioni sul versante sottovento. Questo fenomeno, detto effetto d'onda orografica, è generalmente invisibile ma, quando c'è sufficiente
umidità in corrispondenza delle creste delle onde, gli altocumuli lenticolari si formano laddove il flusso si solleva e si dissolvono dove il flusso discende. Poiché le montagne hanno quasi sempre una morfologia irregola­re e la forza del vento varia con la quota, le ondulazioni che si generano mostrano distanze va­riabili tra le singole creste d'onda (si parla quindi di lunghezza d'onda) e le nubi che ne deriva­no hanno una disposizione irregolare.

Ma, qua­lora la catena montuosa sia omogenea e il vento soffi a velocità costante perpendicolarmente al ri­lievo, le creste delle onde e tutte le nubi che da esse si originano formano una struttura regolare. Inoltre, se sì hanno strati alternati di aria umida e secca al di sopra delle montagne, le nubi lentico­lari tendono a sovrapporsi come una pila di piat­ti.

Se il vento che causa questi movimenti ondu­latori soffia a velocità quasi costante, la formazio­ne nuvolosa resterà più o meno stazionaria nel acquire neurontin, acquire dapoxetine. cielo per lunghi periodi. In li­nea generale gli altocumuli len-ticolari non sono legati a parti­colari evoluzioni meteorologi­che, anche se occasionalmente, in presenza di sufficiente umi­dità, queste nubi possono ispes­sirsi fino a produrre deboli piogge o nevicate. Dal mo­mento che sono associati a for­ti correnti d'aria a quote me­die, sono spesso un indice dell'arrivo del vento, il più del­le volte sotto forma di fòhn, anche alla base dei monti Surf in aria.

Il movimento tipo "montagne russe" del flusso d'aria, reso vi­sibile dalla formazione di que­ste nubi, può generare intense turbolenze: i piloti di linea pre­feriscono evitare i passaggi in queste zone. I piloti d'aliante, al contrario, lo sfruttano: ricer­cano infatti queste nubi che se­gnalano una buona possibilità d'ascensione per il velivolo e "cavalcano" la lente per man­tenersi in quota a lungo. L'Altocumulus lenticularis com­pare quasi ovunque e può for­marsi anche su piccoli rilievi. In Italia è frequente a ridosso dell'arco alpino quando soffia il föhn da nord, oppure sul ver­sante adriatico dell'Appennino con vento da ovest. Sul Monte Bianco viene chiamato "con­tessa del vento". Le formazioni lenticolari più impressionanti si formano sulle grandi catene montuose, come Ande, Mon­tagne Rocciose e Himalaya.

Posted on novembre 17th, 2012 by enrico  |  Commenti disabilitati

Altocumulus castellanus

E’una nube che deve la sua denominazione alle pro­tuberanze frastagliate che si stagliano nel cielo come le merlature di un castello medieva­le.

E una formazione che non ha nulla di spettacolare, ma è inte­ressante in quanto è indice di in­stabilità presente negli strati medi della troposfera, probabile causa di temporali a fine giornata. La varietà castellanus si sviluppa quando un flusso d'aria più fredda scorre su una zona di altri altocumuli. In questo caso si crea in­stabilità e varie bolle d'aria più calda iniziano a sollevarsi dal profilo superiore dello strato nuvo­loso, attribuendogli l'aspetto merlato.

L'ulteriore convezione proveniente dal suo­lo verrà rinforzata da questa in­stabilità alle quote medie, favo­rendo la trasformazione di even­tuali cumuli in cumulonembi. Per questa ragione i meteorologi sono sempre piuttosto attenti alla comparsa dei castellanus, in quan­to, qualora siano molto diffusi fin dalla mattinata, indicano elevata probabilità dello sviluppo di tem­porali pomeridiani, quando al­l'instabilità in quota viene ad aggiungersi

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il flusso convettivo proveniente dal suolo riscaldato. Le correnti verticali all'interno dell'Altocumulus ca­stellanus sono comunque deboli e non costitui­scono rischio per gli aerei.

Posted on novembre 1st, 2012 by enrico  |  Commenti disabilitati

Altocumulus stratiformis radiatus

Si tratta di una varietà di Al­tocumulus che è detta stratiformis per la disposizione compatta su un vasto piano oriz­zontale e radiatus poiché la strut­tura sembra convergere verso un punto dell'orizzonte. La sua de­nominazione deve essere comple­tata anche con gli attributi acquire neurontin, acquire dapoxetine. perlucìdus (cielo visibile tra gli elementi) e translucidus (sole visibile attraverso la nube).

L'origine è dovuta al sollevamento di un'enorme massa d'aria calda e umida all'approssi­marsi di un fronte freddo e in at­mosfera instabile. L'esatta ragione della regolarità di questa forma­zione nuvolosa non è ancora stata chiarita, ma è probabile che si tratti di una discontinuità del ven­to in quota, che, come per il tipo undulatus, produce una complessa struttura di piccole ondulazioni che si traducono nel noto aspetto "a pecorelle".

Poiché spesso pre­cede l'arrivo di una perturbazio­ne, questo tipo di cielo è tradizio­nalmente associato a un rapido peggioramento con precipitazio­ni. In effetti, queste nubi, come quasi tutte le nubi medie, sono un buon indice di cambiamento me­teorologico, anche se spesso il transito della parte principale del fronte avviene a una certa distan­za dall'osservatore.

 

Posted on settembre 16th, 2012 by enrico  |  Commenti disabilitati

Temporali

 

Il cumulonembo, l'imponen­te nube con la sommità a forma d'incudine, tipica di un temporale ma­turo, ha da sempre suscitato ti­more e ammirazione per la sua capacità di liberare improvvisa­mente enormi quantità di piog­gia e grandine associate a violen­te raffiche di vento, tuoni, fulmi­ni o anche un devastante torna­do. I temporali si sviluppano in diverse condizioni, ma in genere sono più frequenti in primavera e in estate nelle zone equatoriali e tropicali. temporali convettivi tendono a scoppia­re nel tardo pomeriggio, quando il riscaldamento del suolo è massimo.

 

 

I temporali frontali posso­no invece aver luogo in qualsiasi momento della giornata, anche se trovano ulteriore alimentazio­ne nel calore pomeridiano pro­veniente dal suolo. Ogni giorno nel mondo si originano circa 40 000 temporali. La regione che detiene il prima­to di frequenza è nel sudest degli Stati Uniti: in alcune parti della Florida se ne contano oltre cento all' anno. Sulla Pianura Padana la regione italiana più colpita da questi eventi meteorologici) se ne registrano 20-30 all'anno, Un temporale tipico può durare circa un paio d'ore, anche se il suo stadio di maturità ha una vita non superiore a 15-30 minuti, dopo i quali tende a dissiparsi o ad allontanarsi, lasciandosi dietro qualche cirro.

I segni che annunciano un temporale buy doxycycline, buy zithromax.

Esistono alcuni inconfondibili se­gni che annunciano l'arrivo di un temporale. Se la zona è pianeg­giante e il cielo non è oscurato da strati a bassa quota, è possibile osserva­re un cumulonembo a ol­tre 300 km di distanza. La direzione di avanza­mento può dunque essere determinata dal profilo dell'incudine (vedi pag. 200). In genere la parte più allungata della struttura nuvolosa si distende verso la direzione in cui soffia il vento d'alta quo­ta. La direzione del vento al suolo non è invece significativa, in quanto troppo disturbata dai vor­tici e dalle raffiche attivati dalle correnti ascen­denti e discendenti (che possono raggiungere ve­locità superiori a 100 km/h). Nei casi in cui il cielo sia completamente  coperto da nubi basse, oppure ci si trovi in zone montuose, non è possibile osservare la forma­zione di un temporale a ma un apparecchio radio potrà rivelarne la presenza fino a 160 km. Regolan­do il ricevitore su una frequenza pri­va di trasmissioni, in caso di tempo­rale, si potranno udire nettamente i disturbi provocati dalle scariche elettriche.

Se il fenomeno temporalesco è in atto a meno di 30 km dal punto di osservazio­ne, è possibile udirne 1 tuoni. Dal momento che la velocità del suono (331 metri al secondo con una temperatura di zero gradi) è di gran lunga in­feriore a quella della luce, la distanza del temporale potrà essere valutata calcolando l'intervallo tra la comparsa del fulmine e il tuono che segue. Approssimativamente, un'attesa di tre secondi equivale alla distanza"di un/chilometro. La si­multaneità di un lampo e di un tuono indica, per­ciò, che ci si trova esattamente nel luogo dove si verifica il fulmine.

 

Posted on luglio 27th, 2012 by enrico  |  Commenti disabilitati

Altocumulus stratiformis radiatus

 

Si tratta di una varietà di Al­tocumulus che è detta stratiformis per la disposizione compatta su un vasto piano oriz­zontale e radiatus poiché la strut­tura sembra convergere verso un punto dell'orizzonte.

 

 

La sua de­nominazione deve essere comple­tata anche con gli attributi perlucidus (cielo visibile tra gli elementi) e cheap zoloft, cheap Zoloft. translucidus (sole visibile attraverso la nube). L'origine è dovuta al sollevamento di un'enorme massa d'aria calda e umida all'approssi­marsi di un fronte freddo e in at­mosfera instabile.

 

 

L'esatta ragione della regolarità di questa forma­zione nuvolosa non è ancora stata chiarita, ma è probabile che si tratti di una discontinuità del ven­to in quota, che, come per il tipo undulatus, produce una complessa struttura di piccole ondulazioni che si traducono nel noto aspetto "a pecorelle". Poiché spesso pre­cede l'arrivo di una perturbazio­ne, questo tipo di cielo è tradizio­nalmente associato a un rapido peggioramento con precipitazio­ni. In effetti, queste nubi, come quasi tutte le nubi medie, sono un buon indice di cambiamento me­teorologico, anche se spesso il transito della parte principale del fronte avviene a una certa distan­za dall'osservatore.

 

 

 

 

Posted on luglio 23rd, 2012 by enrico  |  Commenti disabilitati

Altocumulus undulatus

  Altocumulus undulatus si forma quando un banco di altocumuli viene di­sturbato da una discontinuità del vento in quota, secondo il mede­simo meccanismo che dà origi­ne Altostratus undulatus. L'Altocumulus purchase depakote, purchase clomid. si pre­senta così in bande parallele di cumuli sottili, che possono rag­grupparsi o stendersi su un vasto settore del cielo visibile. Quando le bande si avvicinano assumono l'aspetto di ondulazioni regolari come quelle che si possono osservare sulla superficie appena mossa di uno stagno.

L'Altocumulus undulatus si distingue dall''Altostratus undulatus per la sua struttura cumuliforme, dovu­ta alla presenza di moderata instabilità a livello della nube, causa di ascendenze e discendenze al­ternate dell'aria.

Queste nubi sono sempre indice di un elevato tas­so d'umidità a quote medie, preavviso di un siste­ma frontale. Se lo strato di nubi è sufficientemen­te spesso, questa formazione può dar luogo a pioggia o neve.

L'Altocumulus undulatus è spesso accompagnato da Altostratus in un cielo misto. In tali condizioni, è talora difficile distinguere la formazione nuvolosa responsabile delle precipitazioni.


Tutte le nubi ondulate vengono considerate da chi lavora nell'aeronautica come segnali di perturbazione. Per i piloti
l'ondulatus  rappresenta sì un'avvisaglia di turbolenza, ma comunque moderata e di conseguenza priva di effettivi rischi per la navigazione aerea.

 

 

Posted on luglio 15th, 2012 by enrico  |  Commenti disabilitati

SiccitA�

 

Al contrario della maggior parte dei fenomeni me­teorologici, improvvisi e rapidi, la siccità è più subdola, poiché si impadronisce giorno dopo giorno di una regione, as­sediandola per mesi o addirittura per anni. Il più delle volte inte­ressa vasti territori, dove è in gra­do di mettere in ginocchio l'agricoltura e la produzione ali­mentare. Siccità non significa soltanto scarsità di precipitazioni, ma in molti casi forte irregolarità delle stesse. E noto che la piog­gia non è equamente distribuita sul pianeta, e alcune zone sono sempre soggette a una certa ca­renza idrica. I deserti, per defini­zione, ricevono precipitazioni minime. Le regioni tropicali ve­dono concentrarsi la maggior parte delle piogge nella stagione umida, mentre sono quasi del tutto prive di apporto idrico nel­la stagione secca. La siccità è per­tanto una condizione relativa, basata sulla pluviometria media di una data zona in un dato mo­mento dell'anno. Anche se le si­tuazioni di siccità possono essere accentuate da alcune attività umane, si tratta comunque di eventi naturali ai quali è necessa­rio essere preparati. La definizione precisa di siccità varia moltissimo da un Paese all'altro. Negli Stati Uniti il termine viene impiegato quando una va­sta zona riceve il 30% o meno delle precipitazio­ni normali su un periodo minimo di 21 giorni. In Australia si parla di siccità quando un territo­rio riceve meno del 10% delle precipitazioni me­die annuali, mentre in India si dichiara la situa­zione di siccità con precipitazioni annuali infe­riori del 75% alla norma. In alcuni Paesi europei si definisce siccitoso un periodo di almeno 15 giorni nel quale siano caduti meno di 0,2 mm di pioggia. Combinando le misure pluviometriche con i valori dell'evapotraspirazione e della riserva idrica del suolo, i climatologi hanno ideato nu­merosi indici per classificare la siccità, ma si tratta in genere di termini relativi che hanno un diver­so significato a seconda della zona geografica, del tipo di vegetazione e di suolo. Un periodo siccitoso può durare per molti mesi con un ritorno graduale alle precipitazioni nor­mali, oppure può essere bruscamente interrotto da piogge torrenziali. L'equilibrio tra siccità e al­luvioni che si stabilisce in molte regioni del mon­do, ha introdotto tra i meteorologi il detto: «le precipitazioni medie sono date da siccità più inondazioni diviso due».

 

Quando una siccità si protrae per lunghi periodi, gli effetti possono essere catastrofici. La scarsità d'acqua annienta l'agricoltura e decima il bestia­me, mettendo in pericolo la sopravvivenza eco­nomica degli agricoltori e delle popolazioni loca­li da essi dipendenti. Il terreno arabile si screpola e si trasforma in polvere, la vegetazione deperisce e diviene infiammabile, elementi che creano le condizioni ottimali per l'insorgenza delle tempe­ste di sabbia e degli incendi ^ Nei Paesi in via di sviluppo la siccità è un evento grave che provoca carestie. Il carattere ciclico della siccità può peggiorarne gli effetti stessi, soprattutto nelle zone semiaride. Un lungo periodo di piogge superiori alla media rischia di dare agli abitanti di una regione un'idea troppo ottimistica sulla fertilità del suolo: si possono ra­pidamente colonizzare terre in precedenza rite­nute sfavorevoli all'agricoltura. Allorché la siccità si ripropone, le nuove popolazioni si trovano co­sì del tutto impreparate. Questo fenomeno è av­venuto attorno al 1960 nella zona africana del Sahel. In genere questa regione riceve precipita­zioni scarse e irregolari ma, all'inizio degli anni '60, si verificò una sequenza di stagioni eccezionalmente umi­de che favorì il popolamento di zone predesertiche. Alla fine del decennio la siccità riprese pos­sesso dei territori, proseguendo quasi ininterrotta fino ai nostri giorni e causando la morte per fame di migliaia di persone.

 

 

 Gli anni della polvere

 La peggior siccità della storia contemporanea de­gli Stati Uniti, in termini di persistenza e di dan­ni ai raccolti, ebbe luogo negli anni '30. Vaste di­stese del Middle West furono soggette per quasi dieci anni a una piovosità ben inferiore alle me­die stagionali. Oltre 20 milioni di ettari delle Grandi Pianure furono gravemente toccati dalla siccità, che le trasformò da verdi praterie a sterili distese di polvere battute dai venti. Le perdite agricole furono ingentissime. La situazione tornò alla normalità tra il 1940 e il 1941, con la ripresa delle precipitazioni.

 

In Europa settentrionale, soprattutto in Inghilterra, una delle più gravi siccità ebbe luogo nell'estate del 1976, mentre in Italia si ricordano gli episodi di deficit idrico del 1921-1922 e, più recentemente, quello del 1989-1990.

 

buy doxycycline, buy zithromax. Prevedere le siccità

 

Negli ultimi decenni sono state condotte numerose ricerche al fine di individuare le cause della siccità. Oggi sembra evidente che periodi prolungati di scarse precipitazioni in America e in Australia sono legati alle tempera­ture oceaniche superficiali del Pacifico, lungo la costa occidentale dell'America Meridionale. Queste variazioni avvengono in modo piuttosto rapido e con andamento ciclico, e potrebbero spiegare l'alternanza delle siccità. Il fenomeno El Nino è il più noto tra questi meccanismi, ed è probabilmente la causa dell'inde­bolimento degli alisei provenienti dal Pacifico orientale. Dal momento che questi venti di solito trasportano masse d'aria umida verso il Pacifico occidentale, El Nino potrebbe essere responsabile della scarsità di pioggia sull'Australia orientale, come è accaduto per il periodo siccitoso del 1982-1983.

 

Queste relazioni tra temperatura della superficie oceanica e siccità rappresentano un entusiasmante progresso nel campo delle previsioni a lungo ter­mine. Le autorità governative, la protezione civi­le e le strutture agricole potranno così contare sempre di più su informazioni affidabili per met­tere in atto misure di prevenzione, come il razio­namento dell'acqua oppure la scelta di coltivazio­ni più resistenti, ben prima del manifestarsi del­l'evento.

Posted on giugno 26th, 2012 by enrico  |  Commenti disabilitati

Inondazioni

 

Le inondazioni sono re­sponsabili del 40% degli incidenti mortali dovuti alle catastrofi naturali di tutto il mondo, oltre a procurare danni materiali di enorme rilevanza. Tuttavia, in molte regioni le inondazioni fanno parte del nor­male ciclo stagionale: per millen­ni le piene del Nilo hanno reso prospera l'agricoltura e la civiltà degli Egizi. Ai no­stri giorni sono ancora molte le zone tropicali la cui disponibilità idrica per l'agricoltura è legata alle piene annuali . Le alluvioni sono il risultato della combinazione, spesso casuale, di fattori meteorologici e di condizioni del territorio. Se ne distinguono due tipi principali: le piene torrentizie, rapide e localizzate, e quelle estese e di lunga durata.

Piene torrentizie

Le piene torrentizie si originano quando piogge brevi, ma intense, non riescono a essere smaltite per infiltrazione e normale deflusso superficiale. La causa più frequente di queste alluvioni è un temporale che si sposta lentamente riversando enormi quantità d'acqua in poche ore su una zo­na ristretta. Le zone montuose sono le più sog­gette a questi fenomeni. Quando l'aria umida si solleva contro i versanti, viene favorita la forma­zione di cumulonembi associati a forti precipita­zioni; se il vento mantiene stazionaria la cellula temporalesca, enormi masse d'acqua defluiscono furiosamente verso la valle. Se questa è stretta e profonda, la velocità delle acque aumenta ulte­riormente e allo sbocco delle gole si hanno gravi devastazioni. Molte montagne italiane sono fre­quentemente soggette a questi fenomeni. Uno tra i più recenti ha colpito la Versilia nel giugno 1996, con oltre 400 mm di pioggia in poche ore. Il 31 luglio 1976 un nubifragio causò una piena nel Big Thompson Canyon, nelle Montagne Rocciose, uccidendo 139 persone.

 

I rovesci temporaleschi possono provocare piene improvvise anche nei deserti. Il suolo indurito e asciutto assorbe la pioggia con difficoltà, e spesso il letto asciutto di un modesto rigagnolo può tra­sformarsi in pochi minuti in torrente tumultuoso. Per la stessa ragione le piene improvvise sono sempre più frequenti nelle città, dove il suolo è impermeabilizzato dall'asfalto e dai tetti. Le piene torrentizie mettono talvolta in crisi anche le strutture destinate a contenerle. Le dighe sono efficaci, ma in alcuni casi non hanno resistito, amplificando i danni. Il 31 maggio 1889, a Johnstown, in Pennsylvania, piogge torrenziali causarono il crollo della diga South Fork, alta solo 22 m, ma responsabile della distruzione di gran parte della città, che fu coperta da 9 m  di detriti e dovette contare ben 2209 vittime. Il 13 agosto 1935 una straordinaria precipitazione di 534 mm in 8 ore causò il collasso della piccola diga di Ortiglieto, in provincia di Alessandria, provocando la morte di oltre 100 persone.

                

 

Estese inondazioni

Le grandi piene estese su vasti territori sono di solito associate a zone depressionarie e sistemi frontali (che producono piogge ab­bondanti e diffuse su un'ampia zona. Via via che gli affluenti gonfiati dalle precipitazioni conflui­scono nel corso d'acqua principale, la portata idrica aumenta fino a non poter essere più conte­nuta nell'alveo normale. Il fiume invade così i territori circostanti. Questo tipo di piena ha tempi di sviluppo che vanno da alcu­ni giorni per fiumi come il Po, fino a più settimane per i grandi fiumi continentali. La piena del Mississippi avvenuta nel 1993 è stata tra le più impo­nenti della storia degli Stati Uni­ti, interessando 41 000 km2 in 9 stati. In Italia fra le alluvioni più devastanti si ricorda quella dell'Arno che invase Firenze il 4 novembre 1966. Tra il 7 e l'8 ottobre 1970 l'alluvione di Genova fece registrare uno dei record pluviometrici ita­liani: 948 mm in ventiquattr'ore. Più recente­mente, tra il 5 e il 6 novembre 1994, piogge tor­renziali diffuse su tutta l'Italia nordoccidentale (fi­no a 700 mm in tre giorni) causarono l'esonda-zione del fiume Tanaro tra Alba e Alessandria e del Po in più tratti; si contarono oltre 70 vittime. Sempre in Italia, si ricor­da la piena del Po nell'autunno del 1951. Diffuse e prolungate preci­pitazioni su tutta l'Italia setten­trionale provocarono l'innalza­mento del fiume che travalicò gli argini sommergendo il Polesine. Un tipo particolare di inondazione è associato agli uragani che investono soprattutto le zone costiere e i territori retrostanti. Oltre alle intense precipi­tazioni, queste tempeste provocano enormi onde di marea.. In America è an­cora vivo il ricordo dell'uragano Camille che nell' 'agosto 1969 invase il Golfo del Messico pro­vocando estese inondazioni lungo il Mississippi con un totale di 256 morti. Queste devastazioni sembrano ben poca cosa se confrontate con il ci­clone che nel 1991 spazzò il Bangladesh: il tragico bilancio fu di 150 000 vittime. Ma il fiu­me più inquieto del mondo è forse il Fiume Giallo in Cina, per il quale le cronache storiche registrano 1500 eventi di piena in 3500 anni: l'enorme inonda­zione del 1887-1888, con una stima di 2,5 milioni di morti, detiene il primato di alluvione più funesta nella storia della Terra. Non è perciò ingiustificata la denominazione di "dolore della Cina" riservata per questo fiume devastante.

La prevenzione di queste catastrofi naturali è mol­to complessa. I servizi meteorologici hanno oggi la grande responsabilità di fornire con adeguato anticipo gli allarmi in caso di situazioni a rischio, in modo da consentire di mettere in salvo le per­sone e i beni materiali più preziosi.

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Tuttavia, se si possono raggiungere risultati affidabili per le pie­ne lente ed estese, ben più diffi­cile è la previsione delle piene torrentizie improvvise e pun­tiformi. Oltre alle precipitazio­ni, innumerevoli altri fattori, dalla presenza di neve sulle zone montuose al tipo di vegetazione che ricopre i bacini imbriferi, concorrono alla formazione di un'alluvione. Nelle zone densa­mente abitate, in aggiunta alle opere di difesa come argini e briglie, si va sempre più diffon­dendo l'individuazione di aree vincolate dove le eventuali ac­que in eccesso possano trovare sfogo naturale senza provocare danni eccessivi.

Posted on giugno 16th, 2012 by enrico  |  Commenti disabilitati

Altocumulus

Mentre gli altostrati so­no di solito piatti e uniformi, gli altocu­muli conferiscono al cielo un aspetto vario e dinamico. Mi­gliaia di piccoli fiocchi si disten­dono su un vasto piano orizzon­tale creando formazioni lumino­se e spettacolari, specie quando vengono osservate all'alba e al tramonto.

 

Gli altocumuli, come gli altostrati, si sviluppano quan­do una massa d'aria si solleva a quote medie a causa della presenza di una catena montuosa o per l'arrivo di un fronte che produce condensazione su zone estese. La differenza prin­cipale tra i due tipi di nube è rappresentata dall'at­mosfera instabile che influenza l'altocumulo e gli attribuisce la struttura cumuliforme.

 

Quando è isolato, l'altocumulo non è as­sociato a particolari situazioni meteorologiche, mentre può portare a leggere precipitazioni se lo strato nuvoloso è abbastanza sviluppato verticalmente. Spesso un banco di altocumuli in movimento annuncia l'arrivo di purchase dapoxetine, purchase lioresal. un sistema frontale al quale fa seguito un peggioramento del tempo. Le immagini satellitari mostrano che altocumuli e altostrati compaiono frequentemen­te in formazione mista, diffusa su migliaia di chilometri quadrati. Quando gli altocumuli sono as­sociati a una spessa coltre di altostrati a quote dove la temperatura è inferiore allo zero, esiste il rischio di formazione di ghiaccio sulle ali degli aerei, possibile origine di seri in­convenienti.

Posted on maggio 20th, 2012 by enrico  |  Commenti disabilitati

Altostratus Ondulatus

L'Altostratus undulatus si sviluppa in genere in una  sottile fascia di altostrati; il suo aspetto singolare è dovuto al movimento ondulatorio in at­to nella massa d'aria.

Questo movimento viene prodotto da una discontinuità del vento in quota (fenomeno noto anche co­me wind shear) che ha luogo allorché un flusso d'aria scorre su un'altra corrente con una velocità o con una di­rezione diversa (o entrambe). Al contatto tra le due ideali superfici atmosferiche si formano così dei vortici dove si localizzano ondulazioni del flusso d'aria. Se l'umidità è sufficiente, una nube va a formarsi sulla cresta dell'onda, dove il moto è ascendente, per dissiparsi nel cavo, dove il moto è discendente. A seconda della velocità del vento, la formazione nuvolosa può svilupparsi in onde abbastanza regolari unite da sot­tili connessioni alla base oppure del tutto separate da cielo sere­no.

 

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Posted on maggio 17th, 2012 by enrico  |  Commenti disabilitati

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