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Archive for the ‘Meteorologia’ Category

Allarme-CO2-raggiunti-livelli-record-e-inizio-di-una-nuova-era-della-realta-climatica-globale-

GINEVRA 25/10/16 – L’organizzazione meteorologica mondiale (Omm) ha certificato l’inizio di una nuova era della realtà climatica globale. I livelli di Co2, già in passato, avevano fatto registrare la soglia delle 400 parti per milione (ppm) in alcuni mesi dell’anno, ma mai prima prima d’ora per l’intero anno. Dunque, la più antica stazione di monitoraggio dei gas ad effetto serra lancia l’allarme: le concentrazioni di Co2 resteranno al di sopra di 400 ppm per l’intero 2016 e non scenderanno per molte generazioni. Lo dicono i dati delle ultime rilevazioni di Co2 provenienti dall’osservatorio di Mauna Loa (Hawaii), secondo cui le 400 ppm di Co2 in atmosfera ora sono il “nuovo minimo”, considerando che storicamente settembre è il mese in cui la concentrazione del gas serra raggiunge i livelli più bassi. Si tratta infatti del periodo in cui l’estate cede il passo all’autunno e l’assorbimento dell’anidride carbonica dalla vegetazione rallenta, mentre aumenta il rilascio di Co2 dal terreno. È anche colpa de ‘El Niño’ L’aumento sostenuto di Co2 nell’atmosfera è stato alimentato nell’ultimo anno anche da El Niño, l’evento climatico che consiste nel riscaldamento ciclico della superficie delle acque del pianeta.
I cambiamenti climatici restano”, ha spiegato il segretario generale dell’omm Petteri Taalas, che pur lodando l’accordo di Kigali per modificare il protocollo di Montreal, sull’eliminare gradualmente gli idrofluorocarburi, potenti gas serra, spiega: “il vero elefante è l’anidride carbonica, in grado di rimane nell’atmosfera per migliaia di anni e negli oceani ancora più a lungo. Se non si affrontano le emissioni di Co2 non saremo in grado di affrontare i cambiamenti climatici e di mantenere l’aumento della temperatura al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto al livello dell’era Pre-industriale”.
E anche quota 400 è stata superata. Prima della rivoluzione industriale nell’atmosfera in media c’erano solo 278 parti per milione di anidride carbonica. Secondo gli scienziati, si sarebbe riusciti ad evitare un serio riscaldamento del nostro clima solo restando sotto quota 350 ppm.
Nel 2015 in media – fa sapere la Wmo, l’agenzia meteorologica delle Nazioni Unite – per la prima volta si è superata la soglia delle 400 parti per milione. Nel 2016 andrà anche peggio, anticipano gli scienziat i; e quasi certamente non scenderemo sotto quota 400 «per molte generazioni», afferma il segretario generale del Wmo Petteri Taalas, secondo cui i dati del 2015 «annunciano una nuova realtà climatica».
Che la situazione sia molto rischiosa lo sappiamo: il 97% degli scienziati concordano sulle cause antropogeniche del riscaldamento globale. Siamo noi, guidando, viaggiando e consumando e producendo a scaricare CO2 nell’aria; e saremo noi (e i nostri discendenti) a subirne inevitabilmente le conseguenze. Che la temperatura aumenti è indiscutibile: il 2014 è stato l’anno più caldo (in media) di sempre, il 2015 lo ha battuto, e il 2016 secondo gli scienziati batterà il record per il terzo anni consecutivo.

Possiamo fare qualcosa? Possiamo limitare i danni, se ci daremo molto da fare. Ma bisogna accelerare, moltiplicare gli sforzi. Come spiegano gli scienziati, anche applicare alla lettere le intesa raggiunte alla Cop di Parigi non basterebbe per fermare l’aumento della temperatura (e i disastri climatici connessi) sotto i due gradi. Occorre che ciascuno di noi, individualmente, e come Italia, comprenda che non c’è spazio per furbizie e trucchi (vero, governo?) se non vogliamo che letteralmente il cielo cada sopra le nostre teste. Per fortuna, tra tante notizie preoccupanti ce ne sono alcune che fanno ben sperare.
A Kigali si è raggiunto un accordo per eliminare l’uso di gas pericolosi come gli Hfc. Un accordo (insufficiente) è stato firmato per limitare le emissioni dell’aviazione, presto ne arriverà uno (speriamo migliore) per quelle delle navi. Si riduce (ma non abbastanza in fretta) il ricorso alle fonti fossili, cresce (in modo rapidissimo, ma non abbastanza in fretta) l’uso delle rinnovabili. L’innovazione green si diffonde; ma, manco a dirlo, bisogna fare presto. Tempo non ce n’è.

Posted on ottobre 25th, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

NASA, allarme clima per la Terra. Caldo record. Terra a forte rischio

CAPE CANAVERAL: 02/09/2016:

Clima, allarme della NASA sulla Terra: caldo record

Terra, allarme della NASA su clima e caldo record. Ma sulla Terra si sono registrate diverse variazioni del clima che hanno condotto il pianeta ad attraversare diverse ere glaciali alternate a periodi più caldi detti ere interglaciali. Queste variazioni sono riconducibili principalmente a mutamenti periodici dell’assetto orbitale del nostro pianeta (cicli di Milankovic), con perturbazioni dovute all’andamento periodico dell’attività solare e alle eruzioni vulcaniche (per emissione di CO2 e di polveri).

Il riscaldamento globale è il fenomeno di innalzamento della temperatura superficiale del pianeta, con particolare riferimento all’atmosfera terrestre ed alle acque degli oceani. L’Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite (IPCC) ha sottolineato nel 2005 che la temperatura del pianeta Terra è aumentata di 0,74 ± 0,18 °C durante gli ultimi 100 anni, osservando che “la maggior parte dell’incremento osservato delle temperature medie globali a partire dalla metà del XX secolo è molto probabilmente da attribuire all’incremento osservato delle concentrazioni di gas serra antropogenici”. Si tratta di una tesi sostenuta da oltre trenta associazioni scientifiche internazionali.

Secondo Gavin Schmidt, coordinatore dei climatologi dell’agenzia americana, c’è “il 99% di probabilità” che l’intero 2016 stabilirà un nuovo record annuale sul termometro, “superando” il 2014 e il 2015.

Già luglio 2016 aveva battuto ogni record precedente, diventando il più caldo in assoluto almeno dal 1880, cioè da quando sono iniziate le registrazioni della temperatura. “Non c’è alcun periodo che ha il trend visto nel XX secolo“, ha sottolineato Schmidt. Una situazione, secondo la Nasa, confermata anche da carotaggi di ghiaccio e analisi di sedimenti.

Quest’anno la temperatura media globale ha raggiunto il picco di 1,38 gradi centigradi rispetto ai livelli registrati nel XIX secolo. E’ molto improbabile che il mondo riesca a rimanere entro un limite di aumento di temperatura di 1,5-2 gradi come concordato nel dicembre scorso alla Conferenza mondiale dell’Onu sul clima a Parigi da 195 paesi. “Negli ultimi 30 anni – ha spiegato Schmidt, direttore del Goddard Institute for Space Studies della Nasa – ci siamo mossi in un territorio eccezionale, mai visto negli ultimi mille anni.Oltre tale limite, osservano gli esperti, il riscaldamento del pianeta può provocare effetti devastanti”.

Ognuno di noi può fare qualcosa per combattere il fenomeno del Riscaldamento Globale e salvare la nostra Terra

Ecco cinquanta semplici cose che potremmo attuare. La maggior parte di queste idee non comportano alcun costo, alcune altre richiedono invece un piccolo sforzo o investimento, ma possono far risparmiare un sacco di soldi nel medio-lungo periodo (non solo grazie agli ecoincentivi).

Qui – scrive http://www.diregiovani.it – c’è una lista di 50 consigli, stilata dal sito Riscaldamento Globale: cinquanta semplici cose che ognuno di noi può fare per combattere il fenomeno del Riscaldamento Globale. La maggior parte di queste idee non comportano alcun costo, alcune altre richiedono invece un piccolo sforzo o investimento, ma possono far risparmiare un sacco di soldi nel medio-lungo periodo (non solo grazie agli ecoincentivi).

Sostituisci le lampadine a incandescenza con lampadine fluorescenti
Le lampadine fluorescenti compatte usano il 60% di energia in meno rispetto ai classici bulbi a incandescenza. Per ogni lampadina a risparmio energetico che ne sostituisce una tradizionale, nell’atmosfera vengono immessi 136 kg di CO2 in meno ogni anno.
Inoltre, grazie agli incentivi statali alcune aziende addirittura regalano lampadine a basso consumo, per cui potete anche averle gratis (contattate Enel o Legambiente per saperne di più).
Installa un termostato programmabile
Programma i termostati per mantenere una temperatura non eccessiva: essi moduleranno l’aria calda e fredda in base al sensore termico, e manterranno il clima gradevole.
Alza il termostato di 2° in estate e abbassalo di 2° in inverno
Quasi metà dell’energia che usiamo in casa se ne va per il riscaldamento o il condizionamento dell’aria. Puoi risparimare quasi una tonnellata all’anno di CO2 con questo piccolo accorgimento.
Pulisci o sostituisci i filtri della cappa e del condizionatore
Pulire un filtro della cappa della cucina o del condizionatore fa risparmiare circa 160 chili di anidride carbonica ogni anno.
Acquista solo apparecchiature ad alta efficienza energetica
Scegli elettrodomestici di Classe A (sul sito dell’ENEA trovi la guida alle classi di risparmio energetico in PDF) per la tua casa, e per i prodotti da ufficio consulta la banca dati Energy Star.
Non lasciare le apparecchiature elettriche in stand-by
Usa il bottone di spegnimento presente sull’apparecchio. Un televisore acceso per 3 ore al giorno (il tempo che gli europei passano in media davanti alla TV) e lasciato in stand-by per le rimanenti 21 ore, usa circa il 40% dell’energia nella modalità stand-by.
Spegni le luci quando non ci sei
Non tenere le luci accese nelle stanze dove non c’è nessuno, e se hai un negozio o un’attività commerciale, non lasciare l’illuminazione attiva quando il negozio è chiuso.
Stacca i trasformatori dei caricabatterie
I trasformatori elettrici del modem, del caricabatterie per cellulari, e di molte altre apparecchiature, rimangono sotto tensione ed assorbono energia anche quando l’apparecchio è spento o scollegato. Ognuno di questi trasformatori consuma da 1 a 5 watt: supponendo che in una casa ce ne siano una dozzina, semplicemente staccandoli dalla presa di corrente quando non ne hai bisogno potresti risparmiare 40 € all’anno sulla bolletta.
Usa le batterie ricaricabili invece delle pile usa e getta
Un set di pile ricaricabili ad alta capacità costa circa due volte e mezzo un normale blister di pile stilo o mini-stilo, compreso il caricabatterie. Dopo sole tre ricariche, avrai già riassorbito l’investimento iniziale, e risparmierai il costo di produzione e smaltimento delle pile usa e getta. Potrai ricaricarlericaricare centinaia di volte prima che perdano efficienza. Usale per telecomandi, fotocamere, lettori Mp3, tutto ciò che va a batterie.
Cambia monitor e televisori a tubo catodico con un LCD
I monitor e gli schermi LCD consumano fino a 6 volte in meno rispetto ai tradizionali CRT, o tubo catodico. Costano poco ormai, e la qualità visiva degli schermi a cristalli liquidi è nettamente superiore.
Avvolgi un panno di tessuto isolante attorno al boiler
Risparmierai mezza tonnellata di CO2 con questo semplice accorgimento. Puoi risparmiare altri 250 chili di anidride carbonica all’anno impostando il termostato non oltre i 50°C.
Non fare uscire il calore dalla casa per molto tempo
Quando cambi l’aria, spalanca le finestre e lasciale aperte solo per pochi minuti. Se lasci solo uno spiraglio aperto per tutto il giorno, l’energia necessaria per mantenere caldo l’interno nei mesi freddi causerà l’emissione di una tonnellata di CO2
Metti i doppi vetri alle finestre
Questo richiede un piccolo investimento iniziale, ma la tua casa sarà più calda a parità di energia e ciò ripagherà la spesa nel lungo termine. Pensa che potrai risparmiare fino al 70% di energia.
Sposta il frigorifero ed il congelatore
Se il frigo o il freezer sono vicino al forno o in una stanza calda, consumano molta più energia.
Sbrina regolarmente i vecchi frigoriferi ed i congelatori
Un frigorifero o un freezer sbrinato hanno un’efficienza energetica maggiore. Meglio ancora se puoi sostituirli: i nuovi modelli di frigorifero hanno dei cicli automatici di sbrinamento e sono circa due volte più efficienti rispetto ai predecessori.
Non tenere aperto il frigorifero a lungo
Non aprire il frigo più volte: prendi in una volta sola tutto ciò di cui hai bisogno, e poi richiudilo velocemente. La temperatura all’interno non subirà sbalzi (conservando meglio il cibo) e ridurrai l’incidenza del fenomeno del brinamento sulle pareti interne.
Metti un coperchio sulle pentole quando cucini
Così facendo, il cibo raggiungerà più in fretta la temperatura necessaria e risparmierai energia preparando il pranzo. Le pentole a pressione sono ancora più efficienti: fanno risparmiare fino al 70%.
Usa lavastoviglie e lavatrice solo a pieno carico
Se devi usarle quando non sono piene, usa il programma a mezzo carico o il programma economico. Non c’è nemmeno bisogno di impostare temperature troppo alte: i detergenti moderni sono così efficaci che lavano bene abiti e piatti anche a basse temperature.
Usa gli elettrodomestici fuori dalle ore di punta
Nei giorni festivi, nelle ore serali e notturne, l’energia elettrica costa meno, perché c’è meno richiesta. L’energia elettrica è un bene che va prodotto nello stesso istante in cui viene consumato, quindi il prezzo sale nei momenti di maggiore consumo. Servono più centrali per assorbire i momenti di picco, ma se la domanda fosse meglio distribuita nel tempo, basterebbero meno centrali elettriche.
Asciuga i panni all’aria aperta o sugli stendini
L”asciugatura all’aria aperta o in un locale areato è preferibile a quella delle asciugatrici, per il risparmio di energia (circa 500 KwH all’anno) e per il notevole vantaggio economico che comporta (90 Euro per una famiglia di 4 persone).
Fà una doccia invece di un bagno
Una doccia richiede circa un quarto dell’acqua, e dell’energia per scaldare la stessa, rispetto ad un bagno. Per massimizzare il risparmio, installa un diffusore per la doccia a risparmio energetico: oltre all’energia risparmierai anche l’acqua, che è un bene prezioso.
Usa i diffusori a risparmio energetico per i rubinetti
Sia in bagno che in cucina. Sempre grazie agli incentivi statali, non sarà difficile trovare aziende che regalano diffusori a risparmio energetico. Con un diffusore risparmi non solo acqua, ma anche energia quando l’acqua è calda (ne usi di meno).
Ricicla i rifiuti in casa
Puoi risparmiare un’altra tonnellata di anidride carbonica ogni anno se inizi a riciclare i rifiuti che generi (tipicamente carta, vetro, lattine ed imballaggi di plastica)
Ricicla i rifiuti organici
Circa il 3% delle emissioni dei gas serra sono rilasciate attraverso la decomposizione dei rifiuti biodegradabili. Riciclando l’organico (o compostandolo se hai un giardino), puoi contribuire ad alleviare questo problema. Assicurati che il compostaggio sia corretto, con sufficiente ossigeno, altrimenti il compost rilascerà metano e cattivi odori.
Compra in modo intelligente
Una bottiglia da 2 litri richiede meno energia per essere prodotta, e produce meno rifiuti di una bottiglia da un solo litro.
Inoltre, compra prodotti di carta riciclata: essi richiedono dal 70% al 90% di energia in meno per essere prodotti, ed in più preserverai le foreste.
Scegli i prodotti con il minimo imballaggio, e acquista le ricariche quando puoi
Abbatterai anche i costi di produzione e l’utilizzo di energia: un altro aiuto contro il riscaldamento globale.
Riutilizza le buste della spesa
Quando fai la spesa, risparmia denaro e rifiuti portando con te sacchetti non monouso, invece di accettarli dal supermercato. I rifiuti plastici non solo liberano anidride carbonica e metano nell’atmosfera, ma possono anche inquinare l’aria, il terreno e le falde acquifere.
Produci meno rifiuti
La maggior parte dei prodotti che compriamo causano l’emissione di gas serra in un modo o nell’altro, durante la produzione o la distribuzione. Se porti con te il tuo pranzo in un contenitore lavabile, risparmi l’energia necessaria a produrre nuovi contenitori usa e getta.
Pianta un albero
Un solo albero assorbe mediamente una tonnellata di diossido di carbonio nel suo ciclo vitale. E rinfrescandoti all’ombra degli alberi potrai ridurre le spese per l’aria condizionata dal 10 al 15%.
Legambiente ed ImpattoZero ti forniranno informazioni su come piantare alberi nella tua città o riforestare altre aree.
Passa all’energia pulita
In molte città, puoi cambiare fornitore di elettricità e sceglierne uno che produca l’energia da fonti pulite e rinnovabili. Sono previsti degli incentivi fiscali per chi acquista impianti casalinghi per la produzione di energia pulita, e se la produci tu stesso (attraverso per esempio i pannelli solari) puoi anche guadagnare reimmettendo in rete l’energia in eccesso.
Acquista alimenti prodotti localmente
Gli ingredienti di un pasto in Europa viaggiano mediamente per oltre 1.200 km prima di arrivare sul tuo piatto. Acquistare frutta, verdura, carne e pesce prodotti nelle vicinanze della tua città aiuteranno a risparmiare sul carburante e faranno girare l’economia nella tua comunità.
Compra prodotti freschi invece dei surgelati
I surgelati richiedono circa 10 volte più energia dei cibi freschi per essere confezionati.
Consuma cibo BIOlogico
I terreni coltivati organicamente catturano e trattengono molta più anidride carbonica rispetto alle coltivazioni industriali. Se coltivassimo biologicamente tutta la frutta e la verdura che consumiamo, potremmo togliere miliardi di tonnellate di diossido di carbonio dall’atmosfera!
Mangia meno carne
Il metano è il secondo gas serra per quantità, e le vacche sono tra le più grandi produttrici di metano al mondo. La loro dieta erbivora e gli stomaci multipli causano la produzione di metano, che viene esalato ad ogni respiro.
Fai meno chilometri in macchina: usa la bici o i trasporti pubblici
Evitando un tragitto di 10 km al giorno in auto per 5 giorni a settimana, puoi eliminare fino a 8 tonnellate di anidride carbonica all’anno! Usa i trasporti pubblici per andare al lavoro, o vai in bici o a piedi (ci guadagni anche in salute).
Inizia a condividere l’auto con i tuoi colleghi
Condividere il tragitto in auto con un’altra persona per soli 2 giorni a settimana ridurrebbe le tue emissioni di anidride carbonica di circa 700 chili all’anno, per un tragitto medio casa-lavoro o casa-scuola. Pensa a quanto si risparmierebbe se condividessi l’auto per cinque o sei giorni con 3 o 4 persone! I lombardi sono invitati a consultare il sito dell’organizzazione Car Pooling Lombardia.
Non lasciare rastrelliere e portapacchi sul tettuccio
Portapacchi e rastrelliere portabici e portasci lasciati sul tetto dell’auto aumentano la resistenza aerodinamica: si consuma più carburante e le emissioni di diossido di carbonio aumentano anche al 10%. Meglio toglierli quando non si utilizzano.
Mantieni in efficienza l’automobile
La manutenzione regolare aiuta a mantenere l’efficienza energetica e a ridurre le emissioni. Sostituisci il filtro dell’aria e rabbocca l’olio ogni 20.000 km, evita che la marmitta arrugginisca, e fai il tagliando regolarmente.
Guida senza sbalzi e risparmia la benzina
Puoi ridurre le emissioni migliorando il tuo stile di guida: usa le gomme adatte, non accelerare a fondo, mantieni la velocità costante, quando è possibile usa il freno motore invece del freno a pedali e spegni sempre il motore quando il veicolo resta fermo per più di un minuto. Perfezionando lo stile di guida puoi risparmiare sia sul carburante che sulla manutenzione dell’auto.
Controlla spesso che la pressione delle gomme sia appropriata
Una pressione delle gomme ottimale può abbattere il consumo di carburante di oltre il 3%. Poiché ogni litro di benzina in meno risparmia 34 chili di anidride carbonica all’atmosfera, ogni miglioramento nell’efficienza del carburante fa la differenza!
Quando è ora di cambiare l’auto, scegli un veicolo a bassi consumi
Potresti risparmiare quasi 2 tonnellate di diossido di carbonio all’anno se la tua nuova auto facesse 5 chilometri in più con un litro. E le auto ibride, a metano e a GPL, e le più moderne auto elettriche e a idrogeno sono quelle con i consumi più bassi, e con gli ecoincentivi risparmi ancora di più.
Sfrutta il car sharing
Hai bisogno dell’auto ma non vuoi comprarne una? Le organizzazioni di car sharing mettono a disposizione la macchina, in cambio di una quota di iscrizione che copre carburante, manutenzione e assicurazione. Organizzazioni come Iniziativa Car Sharing o Car Sharing Italia sapranno darti tutte le informazioni. Per i viaggi occasionali, prova Autostop.it.
Prova il telelavoro da casa
Il tele lavoro da casa può ridurre drasticamente il numero di chilometri percorsi in auto. Se è possibile, prova ad ottenere di lavorare da casa tua.
Evita i voli aerei
I viaggi aerei producono enormi quantità di emissioni: viaggiando meno in aereo, anche di soli uno o due voli, ridurrà significativamente le tue emissioni.
Usa un motore di ricerca a sfondo nero
Il monitor del tuo compurer usa molta meno energia se visualizza pixel neri invece che bianchi. Puoi usare Blackleper eseguire le tue ricerche in Google usando uno sfondo nero e risparmiando energia.
Incoraggia la tua scuola, il tuo comune o la tua azienda a ridurre le emissioni
Puoi estendere la tua influenza positiva sul surriscaldamento globale molto oltre le tue azioni personali, incoraggiando le associazioni che frequenti ad abbattere la propria impronta ecologica.
Vota per chi sostiene le politiche ambientali
Fai sentire la tua voce attraverso il voto: in cabina elettorale, dai la tua preferenza alle organizzazioni politiche che hanno a cuore sul serio le tematiche ambientali, e che in passato hanno dimostrato di agire nell’interesse dell’ecosistema.
Proteggi le foreste e i polmoni verdi
Le foreste giocano un ruolo fondamentale contro l’effetto serra, in quanto trattengono laCO2. Quando le foreste vengono bruciate o tagliate, l’anidride carbonica che contengono viene rilasciata nell’atmosfera: la deforestazione contribuisce per il 20% alle emissioni di diossido di carbonio. Diventa un attivitsta di Greenpeace per sostenere le politiche contro la deforestazione.
Considera l’impatto dei tuoi investimenti
Se sei un investitore o un imprenditore, dovresti considerare l’impatto che i tuoi investimenti e i tuoi risparmi possono avere sul riscaldamento globale. E poi è anche una questione di immagine. Iniziative come AzzeroCO2 eImpattoZero possono aiutarti ad azzerare il bilancio delle emissioni della tua attività.
Condividi questa lista!
Invia questa pagina via e-mail a tutti i tuoi amici! Diffondi la lista ed aiuta le persone a fare ognuna la propria parte: più persone riuscirai a convincere, più grande sarà stato il TUO aiuto per salvare il pianeta (ricordati però di agire in prima persona).

Posted on settembre 2nd, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Luglio 2016 da record, mese più caldo mai registrato

NEW YORK 16/08/16 – Il luglio appena trascorso è stato il mese più caldo sulla faccia della Terra dal 1880, cioè da quando sono iniziate le registrazioni della temperatura. Stando alla Nasa, il mese scorso la superficie terrestre ha fatto segnare 0,84 gradi centigradi in più rispetto alla media, strappando il record al luglio 2011 che si era fermato a più 0,74 gradi. La classifica dei cinque mesi più caldi del Pianeta prosegue con luglio 2015, luglio 2009 e agosto 2014.

“Luglio è stato in assoluto il mese più caldo da quando sono iniziate le rilevazioni strumentali” della temperatura, ha twittato Gavin Schmidt, a capo dei climatologi della Nasa, ribadendo che c’è il “99% di probabilità” che il 2016 stabilirà un nuovo record annuale sul termometro dopo quelli del 2014 e 2015.

Posted on agosto 16th, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Clima, sale la “febbre” del pianeta: 2015 annus horribilis per caldo, oceani e gas serra

BAGNATICA 04/08/16 – Dall’innalzamento del livello degli oceani alle ondate di calore, passando per l’aumento delle emissioni di gas serra: i record climatici infranti nel 2015 sono tanti e hanno fatto salire la “febbre” del pianeta. A lanciare l’allarme è un rapporto del Noaa, l’agenzia Usa che monitora atmosfera e oceani, secondo cui il 2016 sembra non registrare alcun miglioramento. Tra gli altri episodi preoccupanti anche il massiccio scioglimento dei ghiacci e la maggiore diffusione di episodi di siccità.
L’anno più caldo di sempre – Il dossier conferma che il 2015 è stato l’anno più caldo di sempre per la Terra, anche grazie all’intensità de El Niño che ha amplificato i trend di riscaldamento globale di lungo periodo. Il fenomeno, uno dei più intensi almeno dagli anni Cinquanta a questa parte, è infatti responsabile del riscaldamento delle correnti oceaniche. Il primo effetto è l’aumento delle temperature globali.

La Terra soffoca – Tra i record negativi c’è quello della maggiore concentrazione di gas serra di sempre. Il valore medio della CO2, ad esempio, registrato alle Hawaii ha superato per la prima volta le 400 parti per milione, la concentrazione più alta in 58 anni di misurazioni. Ma non solo: anche la temperatura della superficie globale si è “auto-superata” per il secondo anno di fila, aumentando di oltre un grado rispetto ai livelli preindustriali.

Oceani e ghiacciai in pericolo – Lo stesso discorso vale anche per la superficie degli oceani, la più calda di sempre. Il livello dei mari ora è di 70 millimetri più alto della media del 1993 e ha stabilito un nuovo record. Preoccupano anche la maxi riduzione dei ghiacciai e l’amplificazione degli eventi di forte siccità, aumentati dall’8% del 2014 al 14% del 2015.

In futuro inondazioni su Himalaya e siccità su Ande – Secondo un altro studio, condotto Politecnico federale di Losanna e pubblicato sulla rivista Pnas, se non si invertono subito i trend di inquinamento, sull’Himalaya e sulle Ande gli effetti del riscaldamento globale saranno “invertiti”. La catena montuosa asiatica nei prossimi decenni sarà infatti soggetta a inondazioni sempre più frequenti, mentre la cordigliera sudamericana vedrà acuirsi fenomeni di siccità. Gli esperti hanno preso in esame il bilancio idrico complessivo di due regioni montane simili – il Langtang in Nepal e lo Juncal in Cile -, che presentano vette di oltre seimila metri e ghiacciai. In base ai modelli climatici, da qui alla fine del secolo entrambe le aree subiranno un aumento delle temperature di 1-3 gradi nello scenario moderato e di 4-6 gradi nello scenario più estremo.

Posted on agosto 4th, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Aprile, temperatura record. E’ il settimo mese consecutivo: il 2016 sarà l’anno più caldo

ROMA 16/05/2016 – IL termometro del pianeta segna sempre più rosso. Quello che si è chiuso è stato l’aprile più caldo di sempre (dal 1880, ovvero da quando si ha disponibilità di dati) e ormai non ci sono dubbi: il 2016 sarà l’anno più caldo, togliendo il primato all’anno precedente. I dati rilevati dalla Nasa per questo mese – si tratta del settimo consecutivo in cui la temperatura della superficie terrestre ha superato di più di un grado la media – indicano che il 2016 sarà l’anno più caldo di tutti e molto probabilmente con ampio margine. La temperatura globale si è attestata a 1,11 gradi sopra la media. Oltre a gennaio (1,11 gradi), febbraio (1,33) e marzo (1,29) scorsi, è accaduto in ottobre (+1.07

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gradi) novembre (+1.01) e dicembre (+1,10) 2015. Per Gavin Schmidt della Nasa, che ha commentato i nuovi dati via Twitter, “con l’aggiornamento di aprile c’è oltre il 99% di possibilità che il 2016 sia un nuovo anno record”.
Il record di aprile batte il precedente del 2010 di 0.24 gradi centigradi ed è superiore di 0.87 rispetto alla media di aprile. Se queste temperature sono in parte causate dal fenomeno del Nino – spiega il Guardian – gli scienziati sottolineano che il fattore determinante è il riscaldamento globlale dovuto all’effetto serra.

“I climatologi lanciano avvertimenti almeno dagli anni Ottanta. Ed è tutto ormai assolutamente scontato dal 2000 in poi. Quindi perché sorprendersi?”, commenta polemico Andy Pitman, direttore dell’Arc Centre of Excellence for Climate System Science dell’Università australiana del New South Wales. Secondo Pitman gli ultimi dati mettono in serio dubbio l’obiettivo fissato dalla Cop21 di Parigi: “L’obiettivo di 1.5 gradi è solo un pio desiderio. Non so neppure se riusciremo a raggiungere 1.5 gradi se anche si bloccassero oggi stesso tutte le emissioni. C’è una forte inerzia nel sistema”.

E l’innalzamento delle temperature continua ad avere conseguenze anche in agricoltura. Anche nel nostro paese. “Sui banchi dei mercati in Italia sono già arrivate albicocche, meloni e ciliegie Made in Italy spinti da un caldo record che nel mondo ha fatto segnare le temperature più elevate di sempre per sette mesi consecutivi”, spiega la Coldiretti nel sottolineare che anomalie si sono verificate anche in Italia “dove il mese di aprile si è classificato al terzo posto dei più caldi dal 1800 con una temperatura di ben 2,8 gradi superiore alla media secondo Isac Cnr. Una tendenza al surriscaldamento confermata in Italia anche nel passato inverno che – sottolinea l’associazione degli imprenditori agricoli – è stato il terzo più caldo dall’inizio delle rilevazioni con una temperatura superiore di addirittura 1,76 gradi rispetto alla media del periodo di riferimento. Un insolito tepore che ha sconvolto le coltivazioni con l’eccezionale arrivo di produzioni fuori stagione. A preoccupare gli agricoltori sono però i temporali violenti ed improvvisi che si sono manifestati anche con grandine che ha colpito a macchia di leopardo le coltivazioni, dalla frutta alla verdura, dal mais all’erba medica. L’agricoltura italiana che negli ultimi dieci anni – conclude la Coldiretti – ha subito danni per 14 miliardi di euro a causa delle bizzarrie del tempo.

Posted on maggio 16th, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

E’ QUESTA LA STRADA GIUSTA??

ROMA 15/04/2016 – Sono aumentate del 2% nel 2015 le emissioni totali di gas serra in Italia rispetto all’anno precedente, con le emissioni di CO2 dal settore energetico che hanno mostrato un balzo del 3%. Lo rivela l’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) diffondendo l’Inventario delle emissioni dei gas ad effetto serra per il 2014 e i dati preliminari del 2015.

In particolare, spiega l’Ispra, in Italia, nel 2014, le emissioni totali di gas serra, espresse in CO2 equivalente, sono diminuite del 4,6% rispetto all’anno precedente e del 19,8% rispetto all’anno base (1990). “Questa riduzione, riscontrata in particolare dal 2008 – si legge nella nota – è conseguenza sia della riduzione dei consumi energetici e delle produzioni industriali a causa della crisi economica e della delocalizzazione di alcuni settori produttivi, sia della crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili (idroelettrico ed eolico) e di un incremento dell’efficienza energetica”.

All’aumento dell’emissioni di gas serra, spiega l’Ispra, hanno contribuito i settori della produzione di energia e dei trasporti, in particolare delle merci, che indicano una ripresa del sistema economico nazionale, quindi della domanda, della produzione e dell’energia. I settori della produzione di energia e dei trasporti contribuiscono alla metà delle emissioni nazionali di gas climalteranti. Tra il 1990 e il 2014, le emissioni di tutti i gas serra sono diminuite di 103 milioni di tonnellate, passando da 522 a 419 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, soprattutto per la riduzione delle emissioni di CO2 (che contribuiscono per l’81,9% del totale e risultano, nel 2014, inferiori del 21,4% rispetto al 1990). Rispetto al 1990, le emissioni di gas serra del settore trasporti nel 2014 hanno mostrato un leggero aumento (1,6%), mentre quelle delle industrie energetiche sono diminuite del 28,1% anche a causa della diminuzione di produzione di energia da fonti idroelettriche, che hanno visto i bacini d’acqua poco pieni per le scarse piogge; il settore dei processi industriali, nel 2014 ha visto un calo delle emissioni del 24,9% soprattutto per la frenata nella produzione del cemento e da parte delle industrie chimiche (-72,1%). Nell’Inventario – che l’Ispra come ogni anno, ha realizzato nell’ambito della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite (UNFCCC) e del protocollo di Kyoto – le emissioni dal settore dell’agricoltura sono diminuite del 16,2% tra il 1990 e il 2014. Infine, nella gestione e trattamento dei rifiuti, le emissioni sono diminuite del 21,8%, e “sono destinate a ridursi nei prossimi anni, per la riduzione delle emissioni dallo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in discarica, avvenuta attraverso il miglioramento dell’efficienza di captazione del biogas e la riduzione di materia organica biodegradabile in discarica grazie alla raccolta differenziata”, spiega l’Ispra.

Posted on aprile 15th, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

ALLARME RISCALDAMENTO DEL PIANETA

Allarme Groenlandia, scioglimento record dei ghiacci: “Eʼ troppo presto”
Lʼannuncio degli scienziati: “In aprile perso oltre un millimetro”. La stagione di fusione artica va solitamente da giugno a settembre

La calotta di ghiaccio della Groenlandia ha raggiunto un nuovo record di scioglimento. A lanciare l’allarme è l’Omm (Organizzazione mondiale della meteorologia), secondo cui il fenomeno sta avvenendo “troppo e troppo presto”. Gli esperti dell’Istituto meteorologico danese hanno rilevato che lunedì 11 aprile il ghiaccio si è fuso, per uno spessore di oltre un millimetro, sul 12% della superficie della calotta. I precedenti record, con uno scioglimento su oltre il 10% dell’area, risalivano a maggio 2010, 2006 e 1990.
Le temperature anomale del mese di aprile, con punte di 17 gradi, hanno anticipato lo scioglimento che solitamente va da giugno a settembre. Da qui l’allarme degli scienziati. “Si tratta di una situazione sorprendente, con basse pressioni ad ovest e ad est della Groenlandia che formano una cappa di calore sull’intero Paese”, ha detto Martin Stendel, dell’istituto danese.

A novembre uno studio statunitense pubblicato sulla rivista Science ha lanciato l’allarme per il rapido collasso del Zachariae Isstrom, un enorme ghiacciaio nel nordest della Groenlandia. Si tratta di una formazione che contiene tanta acqua da poter far innalzare il livello del mare di mezzo metro a livello globale.
La minaccia per il Zachariae Isstrom è duplice: lo scioglimento è provocato sia “dall’alto”, cioè dall’aria più calda che ne scioglie la parte superiore, sia “dal basso” dalle correnti oceaniche, anch’esse più calde, che ne erodono la parte sommersa. Il risultato, spiegano gli esperti, è che il “gigante di ghiaccio” sta perdendo 4,5 miliardi di tonnellate d’acqua all’anno.

“La perdita di acqua sta avvenendo rapidamente in termini glaciologici, ma lentamente in termini umani: non avviene tutto in un solo giorno o in un solo anno”, spiega John Padel dell’università del Kansas, tra gli autori dell’indagine che ha preso in esame immagini aeree e satellitari del ghiacciaio negli ultimi 40 anni. I primi segni di “cattiva salute” del ghiacciaio sono stati rilevati a partire dal 2000.

Posted on aprile 15th, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Allarme clima della Nasa: “Gennaio 2016 più caldo di sempre”

BAGNATICA 16/02/2016 – Dopo un 2015 certificato come anno più caldo degli ultimi 136 anni, il 2016 non si smentisce e inizia stabilendo un nuovo record sul termometro. Il gennaio appena trascorso, stando ai dati della Nasa, è stato il più caldo dal 1880, cioè da quando si ha disponibilità di dati. La temperatura globale ha raggiunto 1,13 gradi in più rispetto alla media del 1951-1980, che è il parametro usato dall’Agenzia statunitense per misurare il trend delle temperature.
Un rialzo da record (negativo) – Si tratta dello scostamento dalla media più alto mai registrato nella storia, e della quarta volta consecutiva in cui la temperatura sale di oltre un grado sopra la

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media dopo ottobre (+1.06 gradi) novembre (+1.02) e dicembre (+1,11) scorsi.

Colpa non solo de El Nino – Al record ha contribuito il fenomeno naturale periodico El Nino, che riscalda le acque del Pacifico, ma solo in

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minima parte. Per Stefan Rahmstorf, ricercatore del Potsdam Institute, El Nino può far salire il termometro di 0,2 gradi centigradi al massimo, mentre “oltre l’80% dell’aumento è dovuto al riscaldamento climatico”.

Necessario eliminare combustibili fossili – L’affievolirsi del Nino nei prossimi mesi potrebbe far scendere in parte le temperature globali ma, ha spiegato l’esperto al Sydney Morning Herald, “il trend di riscaldamento andrà avanti finché non elimineremo i combustibili fossili”.

Fiji primo Paese che ratifica il Cop21 – Intanto le Fiji diventano il primo Paese a ratificare l’accordo per il clima sottoscritto a Parigi a dicembre al summit Onu per il clima (Cop21). L’arcipelago si è impegnato a generare il 100% della sua elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030, anche grazie ad aiuti internazionali. Ha promesso inoltre di tagliare le emissioni del settore energetico del 30% entro la stessa data. Per far sì che l’accordo di Parigi sia effettivo serve la ratifica di almeno 55 Paesi su 195, rappresentanti di almeno il 55% delle emissioni globali.

Posted on febbraio 16th, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Da inquinante a fonte di energia: la CO2 atmosferica si trasforma in carburante

Bagnatica 04/02/16 – Ricavare carburante “pulito” a partire dalla CO2 contenuta nell’aria. È il risultato raggiunto dai ricercatori dell’Università della California del Sud, trasformando il 79% di anidride carbonica in metanolo attraverso un processo che avviene a temperature relativamente basse e che viagra price per pill cvs è alimentato da energie rinnovabili. In questo modo si potrà viagra for sale cape town anche porre un freno a effetto serra e riscaldamento globale. Secondo gli scienziati, il sistema sarà disponibile a un uso industriale nel buy generic viagra giro di 5-10 anni.
Il cialis online procedimento – Lo studio è stato pubblicato sul Journal of The American Chemical Society. Per riuscire nell’impresa, i ricercatori hanno immesso aria in una soluzione acquosa di un composto chiamato pentatilenesammina, aggiungendo un catalizzatore in rutenio per aiutare l’idrogeno a legarsi alla CO2 sotto pressione. Quindi hanno riscaldato cheap cialis la soluzione tra i 125 e i 165 gradi centigradi. In questo modo è avvenuta la conversione del 79% dell’anidride carbonica in metanolo, un eco-carburante per motori a combustione interna.

Un sistema innovativo – A differenza di altri sistemi, spiegano gli scienziati, il nuovo metodo funziona anche con basse concentrazioni di CO2 come quella presente nell’aria (400 parti per milione, ovvero lo 0,04% del volume). Il vantaggio è duplice: da un lato la capacità di attivare il processo a temperature notevolmente più basse consente l’utilizzo di energie verdi, dall’altro si fa concreta la possibilità di ridurre le http://viagrageneric-onlinerx.com/ quantità di anidride carbonica presente nell’atmosfera.

La ricerca prosegue – E’ ancora lunga la strada per rendere il sistema operativo su larga scala. “Dobbiamo imparare a gestire il carbonio, questo http://viagraonline-pharmacyrx.com/ è il futuro”, ha osservato il chimico Surya Prakash, autore dello studio. Il metanolo così ottenuto “oggi di certo non farà concorrenza al petrolio, che è a circa 30 dollari al barile”, ha aggiunto.

Posted on febbraio 4th, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

LA COP-21 E L’ACCORDO DI PARIGI

LA COP-21 E L’ACCORDO DI PARIGI:
UN MODESTO PUNTO DI PARTENZA
PER LA DECARBONIZZAZIONE,
SERVIRANNO MAGGIORI IMPEGNI

15.12.2015
SMI – Redazione Nimbus

Sabato 12 dicembre 2015 l’attesissima Cop-21, conferenza delle Nazioni Unite per la definizione di un più ambizioso ed efficace percorso di riduzione delle emissioni di gas serra dopo il termine del secondo mandato del Protocollo di Kyoto nel 2020, si è conclusa con l’approvazione dell’Accordo di Parigi all’unanimità da parte dei delegati di 195 Paesi.

Che cosa prevede l’Accordo di Parigi?
L’Accordo punta al cruciale obiettivo di mantenere ben al di sotto dei 2 °C il riscaldamento atmosferico rispetto all’era preindustriale entro il 2100, possibilmente anche a 1,5 °C, tramite la messa in pratica (tuttavia non legalmente vincolante, né ancora sufficiente) dei piani nazionali volontari di riduzione delle emissioni di gas serra (INDC = Intended Nationally Determined Contributions) presentati finora da 187 Paesi (l’Unione Europea si è presentata in maniera compatta con una promessa di diminuzione del 40% dei gas climalteranti entro il 2030).
Pur senza specificare obiettivi di riduzione a più lungo termine, l’Accordo parla di neutralità delle emissioni nella seconda metà del secolo (bilancio tra le residue emissioni antropiche e il loro assorbimento in “pozzi” naturali di carbonio come suoli e foreste, o il loro “sequestro” tramite tecnologie tuttavia almeno per ora di dubbia efficacia).
Il raggiungimento dei risultati e l’implementazione degli impegni saranno soggetti a verifica ogni 5 anni a partire dal 2023 (“Global Stocktake”) in occasione delle Conferenze delle Parti.

12 dicembre 2015, al Parc des Espositions di Paris – Le Bourget si esulta all’accettazione dell’Accordo di Parigi da parte di tutti i 195 Paesi intervenuti alla Cop-21. Da sinistra, Christiana Figueres (Segretaria UNFCCC), Ban Ki-moon (Segretario Generale Nazioni Unite), Laurent Fabius (Ministro degli Esteri del governo francese e Presidente della Cop-21) e François Hollande (Presidente della Repubblica francese). Fonte: UN News Centre.

Altri aspetti importanti dell’Accordo riguardano:

– Responsabilità climatica: nel testo si differenzia il livello di impegno richiesto o auspicato per ogni Paese in base alla propria situazione economica, tecnologica e sociale, e al ruolo finora avuto nel produrre emissioni serra. I termini “devono”, “dovrebbero” e “possono” sono stati utilizzati, rispettivamente, per i paesi sviluppati, quelli emergenti e quelli molto poveri e/o particolarmente vulnerabili.

– Finanza climatica e trasferimento tecnologico: costituzione (non legalmente vincolante) di un fondo di 100 miliardi di dollari all’anno a partire dal 2020 da parte dei Paesi sviluppati (con finanziamenti anche dal settore privato) per aiutare quelli emergenti nell’adattamento ai cambiamenti climatici e nel raggiungimento della neutralità delle emissioni, anche tramite l’introduzione di tecnologie ad elevata efficienza energetica.

Le ratifiche da parte dei singoli Stati saranno aperte il 22 aprile 2016 (Giornata Mondiale della Terra), e l’Accordo diverrà operativo dal 2020, ma solo se questo verrà siglato da 55 Paesi responsabili complessivamente di almeno il 55% delle emissioni globali.

E’ un trattato soddisfacente?
Buon risultato diplomatico, ma sul piano della fisica del clima non basta
Non è stato facile mettere d’accordo 195 Paesi del mondo, responsabili pressoché della totalità delle emissioni, dagli Stati Uniti, alla Cina, ai piccoli stati insulari del Pacifico… su temi così delicati, dunque, come hanno ricordato il segretario UN Ban Ki-moon e il premier francese François Hollande, si tratta certamente di un accordo di portata storica nel percorso dei negoziati sulla lotta ai cambiamenti climatici, il primo ad essere universale (il Protocollo di Kyoto escludeva i Paesi emergenti e quelli più poveri), e molto probabilmente – almeno sotto il profilo negoziale – non si poteva ottenere di più.

Inoltre la firma dell’accordo riconosce senza mezzi termini l’esistenza e la gravità del problema climatico da parte di tutti i governi, mettendo fine a tutte le dispute negazioniste.

Tuttavia ancora non è sufficiente a raggiungere gli obiettivi stabiliti e a metterci al sicuro dalle conseguenze più gravi dei cambiamenti climatici.
Si stima infatti che l’applicazione degli INDC possa “limitare” il riscaldamento globale al 2100 a 2,7 °C, anziché a ben meno di 2 °C, per cui ulteriori e più ambiziose riduzioni delle emissioni saranno indispensabili in futuro per centrare l’obiettivo, come peraltro specificato nell’Art. 3 dell’Accordo.

Ricordiamo infatti che un incremento termico di 2,7 °C comporterebbe pur sempre significative destabilizzazioni a lungo termine del clima e degli ecosistemi terrestri, con totale scomparsa della banchisa artica, collasso di almeno una parte delle calotte di Antartide e Groenlandia con aumento dei livelli marini superiore al metro a scala plurisecolare (e allagamento di pianure costiere oggi abitate da oltre 100 milioni di persone), aumento degli eventi atmosferici estremi, calo di produttività agricola specialmente nelle regioni calde, maggiore diffusione di malattie tropicali, crisi sanitarie dovute a ondate di caldo e carestie, crescenti migrazioni umane.

Inoltre il carattere non vincolante dei “compiti” di ciascuna nazione lascia dei dubbi sull’effettiva applicazione dei tagli alle emissioni…

Le simulazioni indicano che l’applicazione degli INDC (Intended Nationally Determined Contributions) attualmente presentati dai singoli Paesi per le riduzioni dei gas serra non sarebbe ancora sufficiente a raggiungere l’obiettivo di mantenere il riscaldamento al 2100 sotto i 2 °C rispetto all’era preindustriale, concorrendo a uno scenario di poco inferiore a 3 °C, per cui ulteriori tagli alle emissioni saranno da pianificare in futuro. Fonte: “Analysis of scenarios integrating the INDCs” (Joint Research Centre-EC).

Aspre critiche sono infatti giunte anche dal mondo scientifico, ad esempio dall’autorevole climatologo ex-NASA e attivista James Hansen, che sulle pagine del “Guardian” ha definito i negoziati di Parigi una “frode”, e sottolinea come l’unico modo per tagliare efficacemente e rapidamente le emissioni serra sia introdurre tasse sulla produzione di gas climalteranti.

Tuttavia, per lo meno la volontà di porre mano al problema in modo concreto ora sembra esserci, e la strada verso la decarbonizzazione entro questo secolo pare imboccata. Ciò non toglie che gli aumenti termici comunque ormai inevitabili causeranno importanti impatti sull’ecosistema e sulla società, ragione che rende prioritaria anche una strategia di adattamento.

D’altra parte, se da un lato è vero che la responsabilità di costruire le basi politiche e legali un radicale cambiamento spetta ai governi, tocca poi ai singoli cittadini desiderarlo davvero e applicarlo nella vita quotidiana: infatti con le nostre scelte – dalla riduzione degli sprechi e dei rifiuti, ai trasporti, all’uso dell’energia… – possiamo iniziare a cambiare il mondo fin da subito, anche senza aspettare l’applicazione dell’Accordo di Parigi!

Vedremo… intanto il prossimo appuntamento è per il 7-18 novembre 2016 alla Cop-22 di Marrakesh (Marocco).

Per maggiori dettagli:
Sito ufficiale della Cop-21
La Cop-21 in cifre
Sito dell’United Nations Framework on Climate Change Convention (UNFCCC)
Link al testo integrale dell’Accordo
«Bollettino» della COP21 di Italian Climate Network
Leggi un commento di Luca Mercalli
Ulteriori riflessioni su Qualenergia.it

Posted on dicembre 16th, 2015 by eugenio  |  Commenti disabilitati

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