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Archive for the ‘Novità’ Category

Il Brasile cancella la grande riserva. L’Amazzonia fa spazio alle miniere

Nel 1984, l’allora regime militare al potere a Brasilia decise di preservarla, più per ragioni strategiche che ambientali: voleva che restasse nell’orbita dello Stato. Da allora le pressioni delle società minerarie, da ogni parte del mondo, non sono mai venute meno. Potrebbe trattarsi, secondo gli esperti di settore, di una delle aree più ricche di minerali del continente ancora non esplorate, se non da sporadici avventurieri. Con il governo Temer, finalmente, il colpo è stato inflitto. D’altronde l’attuale presidente non è stato eletto da nessuno, né dovrà renderne conto nelle urne, e un certo Brasile che rappresenta ne sta approfittando per prendersi tutte le rivincite in campo economico, sociale e ambientale.

La Renca, nel corso degli anni, è finita incastonata tra altri territori protetti: ci sono parchi nazionali, territori indigeni, riserve biologiche. Il governo assicura che tutto avverrà secondo il rispetto dell’ambiente e degli indios, i cui diritti non verranno toccati. Non c’è nemmeno bisogno di cambiare la legislazione nella regione, dicono. Ma come vanno queste cose in Amazzonia si sa: l’apertura di strade nella foresta, l’arrivo di manodopera e macchinari, i forti interessi economici hanno sempre come risultato un rapido degrado dell’esistente. «Questo decreto è il più forte attacco all’Amazzonia degli ultimi 50 anni — dice il senatore Randolfe Rodrigues, eletto nella regione —. Nemmeno la Transamazzonica (strada costruita negli anni 70, ndr) è stata così offensiva, nessuno immaginava che il governo Temer potesse osare tanto». Rodrigues e altri gruppi ambientalisti sono già sul piede di guerra, nella speranza che i Tribunali possano bloccare tutte le autorizzazioni allo sfruttamento delle risorse che potrebbero arrivare. Il governo, tra l’altro, ha scelto l’arma del decreto proprio per evitare un disegno di legge che avrebbe comportato un iter di discussioni con la società, certamente non amichevole.

Da quando Michel Temer, al potere dopo l’impeachment di Dilma Rousseff nell’agosto 2016 , ha superato l’ostacolo di un voto di autorizzazione a procedere del Parlamento per accuse di corruzione, il governo ha premuto l’acceleratore in una serie di misure sociali ed economiche. Quasi tutte gradite agli imprenditori e ai mercati finanziari, come le riforme del lavoro e della previdenza, e una nuova ondata di privatizzazioni. Insieme all’apertura della riserva amazzonica, Temer ha annunciato difatti la vendita di azioni della Eletrobras, l’Enel brasiliana, e la cessione ai privati di strade e aeroporti. Dal suo lato, il lento ma costante recupero dell’economia, che sta uscendo finalmente da tre anni di recessione.

Posted on agosto 25th, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Allen (ex Microsoft) vara il jet “lancia-satelliti”, l’aereo più grande del mondo

Le avventure spaziali degli enfant prodige dell’hi-tech Usa sfondano una nuova frontiera. Il co-fondatore di Microsoft Paul Allen ha alzato il velo ufficialmente sulla sua nuova creatura: Stratolaunch, l’aereo più grande del mondo, un “libellulone” lungo 75 metri con due fusoliere, 28 ruote e un’apertura alare di 117 metri (più della lunghezza di un campo di calcio) che si guadagnerà da vivere dal 2019 in poi – almeno così si augura il suo costruttore – lanciando in orbita satelliti di piccole dimensioni.

Il gigante da 250 tonnellate costruito dalla Vulcan Aerospace è uscito ieri dall’hangar di Mojave, in California, per la prima volta. Per un anno resterà ancora con i carrelli ben piantati per terra, per completare tutte le prove tecniche (per ora i rifornimenti, poi quelle di rullaggio e gli spostamenti a terra). Il battesimo dell’aria è fissato per il 2018 quando – sfruttando una pista lunga almeno 4 chilometri – affronterà il decollo librandosi in aria grazie ai 6 motori usate di Boeing 747 che garantiscono la propulsione. Il “Roc”, come è stato soprannominato lo Stratolaunch in onore del mitologico uccello bianco delle “Mille e una notte” capace di sollevare anche gli elefanti, avrà un equipaggio di tre persone: pilota, copilota e ingegnere di volo. In assetto operativo si porterà fino a un’altezza di crociera di 30mila piedi (poco più di 9mila metri) e a quel punto sgancerà il satellite – potrà portarne fino a tre alla volta – appeso alle ali tra le due fusoliere. Un razzo agganciato alla navicella spaziale si farà carico poi della fase due, portandola in orbita. Secondo la Vulcan aerospace il servizio dovrebbe essere molto competitivo specie per i satelliti di dimensioni minori.

Allen non è l’unico tycoon digitale ad essersi avventurato nel settore aerospaziale. Elon Musk, il fondatore di Paypal e Tesla, ha lanciato Space-X, specializzata nel lancio di satelliti attraverso razzi “riciclabili” capaci di rientrare nell’atmosfera e atterrare senza danni da dove sono partiti, come aerei normali. Jeff Bezos invece, il patron di Amazon, sta lavorando con la Blue Origin a un progetto per i voli commerciali suborbitali e per turisti spaziali. Sul dossier Stratolaunch sono impiegate oggi 300 persone e il guru di Microsoft, secondo le stime, avrebbe investito per ora nel suo sogno volante circa 250 milioni.

Posted on giugno 1st, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

La lettera d’addio di Michele, trentenne precario che si è tolto la vita. “Appartengo a una generazione perduta”

BAGNATICA 08/02/2017 – Io credo che si debba riflettere su una cosa del genere, si parla di umanità, ma io credo che non siamo nemmeno “BARBARI” SIAMO MOLTO PEGGIO!!!
Belotti Eugenio

Michele si è tolto la vita. Stanco di essere senza futuro e prospettive. Prima di andarsene, questo trentenne friulano, ha scritto una lettera, pubblicata per volontà dei genitori (e che oggi riporta il Messaggero Veneto) perché questa denuncia non cada nel vuoto. Ecco il testo.

Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi.
Ho cercato di essere una brava persona, ho commessi molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte.

Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne sono stufo. E sono stufo anche di pormene. Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità.

Tutte balle. Se la sensibilità fosse davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca. Non lo è mai stata e mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta normalità. Non la posso riconoscere come mia.
Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile.

A quest’ultimo proposito, le cose per voi si metteranno talmente male che tra un po’ non potrete pretendere nemmeno cibo, elettricità o acqua corrente, ma ovviamente non è più un mio problema. Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare. Buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo.

Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne parte. È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive.
Non ci sono le condizioni per impormi, e io non ho i poteri o i mezzi per crearle. Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo. Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione.

Di no come risposta non si vive, di no si muore, e non c’è mai stato posto qui per ciò che volevo, quindi in realtà, non sono mai esistito. Io non ho tradito, io mi sento tradito, da un’epoca che si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare.

Lo stato generale delle cose per me è inaccettabile, non intendo più farmene carico e penso che sia giusto che ogni tanto qualcuno ricordi a tutti che siamo liberi, che esiste l’alternativa al soffrire: smettere. Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato. Mi rendo conto di fare del male e di darvi un enorme dolore, ma la mia rabbia ormai è tale che se non faccio questo, finirà ancora peggio, e di altro odio non c’è davvero bisogno.
Sono entrato in questo mondo da persona libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un po’. Basta con le ipocrisie.

Non mi faccio ricattare dal fatto che è l’unico possibile, io modello unico non funziona. Siete voi che fate i conti con me, non io con voi. Io sono un anticonformista, da sempre, e ho il diritto di dire ciò che penso, di fare la mia scelta, a qualsiasi costo. Non esiste niente che non si possa separare, la morte è solo lo strumento. Il libero arbitrio obbedisce all’individuo, non ai comodi degli altri.

Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo è. È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non ora. Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza si, e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto dove non puoi essere felice facendo il tuo destino.

Perdonatemi, mamma e papà, se potete, ma ora sono di nuovo a casa. Sto bene.

Dentro di me non c’era caos. Dentro di me c’era ordine. Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità. Chiedo scusa a tutti i miei amici. Non odiatemi. Grazie per i bei momenti insieme, siete tutti migliori di me. Questo non è un insulto alle mie origini, ma un’accusa di alto tradimento.

P.S. Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.
Ho resistito finché ho potuto.

Michele

Posted on febbraio 8th, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Otto uomini possiedono la stessa ricchezza di metà della popolazione mondiale

BAGNATICA 16/01/2017 – Otto uomini possiedono la stessa ricchezza (426 miliardi di dollari) di 3,6 miliardi di persone. Lo rivela il nuovo rapporto di Oxfam, diffuso alla vigilia del Forum economico mondiale di Davos, che analizza quanto la forbice tra ricchi e poveri si stia estremizzando.

Secondo l’organizzazione, le multinazionali e i potenti del mondo continuano ad alimentare la disuguaglianza, facendo ricorso all’evasione fiscale, massimizzando i profitti anche a costo di comprimere verso il basso i salari e usando il loro potere per influenzare la politica. “È necessario un profondo ripensamento – secondo Oxfam – dell’attuale sistema economico che fin qui ha funzionato a beneficio di pochi fortunati e non della stragrande maggioranza della popolazione mondiale”.

Una tendenza preoccupante
Secondo le nuove stime sulla distribuzione della ricchezza, la metà più povera del pianeta è ancora più povera che in passato. Se questi dati fossero stati disponibili già lo scorso anno, avremmo avuto nove miliardari in possesso della ricchezza della metà della popolazione.

“È osceno che così tanta ricchezza sia nelle mani di una manciata di uomini, che gli squilibri nella distribuzione dei redditi siano tanto pronunciati in un mondo in cui 1 persona su 10 sopravvive con meno di 2 dollari al giorno”, ha detto Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia. “La disuguaglianza stritola centinaia di milioni di persone, condannandole alla povertà: rende le nostre società insicure e instabili, compromette la democrazia”.

“I servizi pubblici essenziali come sanità e istruzione subiscono tagli, ma a multinazionali e super ricchi è permesso di eludere impunemente il fisco. La voce del 99 per cento della popolazione rimane inascoltata perché i governi mostrano di non essere in grado di combattere l’estrema disuguaglianza, continuando a fare gli interessi dell’1 per cento più ricco: le grandi corporation e le élites più prospere”, afferma Barbieri.

Il rapporto di Oxfam dimostra come l’attuale sistema economico favorisca l’accumulo di ricchezza nelle mani di una élite privilegiata ai danni dei più poveri, che sono in maggioranza donne.

Sette persone su dieci vivono in paesi dove la disuguaglianza è aumentata negli ultimi trent’anni: tra il 1988 e il 2011 il reddito medio del 10 per cento più povero è aumentato di 65 dollari, meno di 3 dollari all’anno, mentre quello dell’1 per cento più ricco di 11.800 dollari.

In questo quadro, le donne sono particolarmente svantaggiate perché trovano prevalentemente lavoro in settori con salari più bassi e hanno sulle spalle la gran parte del lavoro domestico e di cura non retribuito. Di questo passo ci vorranno 170 anni perché una donna raggiunga gli stessi livelli retributivi di un uomo, denuncia il rapporto.

E in Italia?
Nel 2016 la ricchezza dell’1 per cento degli italiani (in possesso oggi del 25 per cento di ricchezza nazionale) è oltre 30 volte la ricchezza del 30 per cento più povero dei cittadini italiani e 415 volte quella posseduta dal 20 per cento più povero della popolazione italiana.

Per quanto riguarda il reddito tra il 1988 e il 2011, il 10 per cento più ricco della popolazione ha accumulato un incremento di reddito superiore a quello della metà più povera degli italiani. E come rilevato da una recente indagine demoscopica di Demopolis per Oxfam Italia sono proprio reddito e ricchezza a rappresentare le due dimensioni in cui i cittadini italiani percepiscono oggi le disuguaglianze più pronunciate.

La sintesi del rapporto in cinque punti

•Dal 2015, l’1 per cento della popolazione possiede la maggior parte della ricchezza mondiale.
•Al momento otto uomini possiedono il corrispettivo della ricchezza del 50 per cento della popolazione mondiale. Ecco gli otto miliardari: Bill Gates (75 miliardi di dollari), Amancio Ortega (67 miliardi di dollari), Warren Buffett (60,8 miliardi di dollari), Carlos Slim Helu (50 miliardi di dollari), Jeff Bezos (45,2 miliardi di dollari), Mark Zuckerberg (44,6 miliardi di dollari), Larry Ellison (43,6 miliardi di dollari), Michael Bloomberg (40 miliardi di dollari).
•L’amministratore delegato di una delle cento aziende più grandi quotate in borsa a Londra guadagna in un anno quanto diecimila lavoratori di una fabbrica tessile del Bangladesh.
•Una ricerca dell’economista Thomas Piketty mostra che negli ultimi trent’anni la crescita dei salari del 50 per cento della popolazione mondiale è stata pari a zero, mentre quella dell’1 per cento della popolazione mondiale è aumentata del 300 per cento.
•In Vietnam l’uomo più ricco guadagna in un giorno di più di quello che la persona più povera guadagna in dieci anni.

Posted on gennaio 16th, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Poca crescita e sviluppo diseguale, così il Wef boccia l’Italia

Roma 16/01/17 – Crescita e sviluppo, il paradigma che in Italia non c’è. Corruzione e scarsa etica nella politica e nel business. Per non parlare dell’occupazione, del Welfare e della qualità del sistema educativo. Un giudizio impietoso quello del World Economic Forum che emerge dall’ultimo “The inclusive growth and Development Report 2017″ dove il Paese si colloca al 27esimo posto su 30 economie avanzate prese in considerazione, superato nel peggio solo dal Portogallo e dalla Grecia. Al primo posto della lista dei paesi più virtuosi in termini di ‘crescita inclusiva’, e non è una novità, la Norvegia, il Lussemburgo, la Svizzera e l’Islanda, con una Germania invece al 13esimo posto e una Francia al 18esimo. Unica consolazione gli Usa, anche loro in fondo alla classifica al 23esimo posto.

A far perdere colpi all’Italia, Paese membro del G7 che vanta i primi posti in termini di industrializzazione, non è la crescita di per sé, e neanche il Pil pro-capite, piuttosto la valutazione dell’Inclusive Development Index, Idi, indicatore economico di nuova generazione elaborato dal Wef che esamina non solo la ricchezza del Paese, ma la sua capacità di far quadrare la crescita con l’uguaglianza sociale, l’efficienza delle infrastrutture e dei servizi, la capacità di fare impresa in un ambiente favorevole e, soprattutto, in maniera etica. L’Idi divide i Paesi per grado di sviluppo (30 nazioni avanzate e 79 in via di sviluppo) e li valuta sulla base di 7 indicatori chiave: educazione e abilità; servizi e infrastrutture; corruzione; intermediazione finanziaria e investimenti in economia reale; imprenditorialità e creazione di asset; occupazione ecompensazione del lavoro; trasferimenti fiscali e protezione sociale.

Usa esempio negativo. Tra i virtuosi la Cambogia e il Vietnam

Ad attestare la particolarità di una valutazione – che costituirà il leit motiv dell’annuale discussione dei leader mondiali al Forum di Davos che si apre martedì nel cantone dei Grigioni in Svizzera dal titolo ‘Responsive and Responsible Leadership’ (Leadership inclusiva e responsabile, ndr.) – è il risultato raggiunto soprattutto da alcuni paesi emergenti. Come La Cambogia, la Repubblica Ceca, la Nuova Zelanda, la Corea del Sud e il Vietnam. Questi infatti hanno ottenuto delle ottime performance in termini di Inclusive Development Index, superiori a quelle invece del loro Pil pro-capite. Al contrario invece gli Usa, Paese con un alto Pil pro-capite (al 9 posto in classifica), è invece risultato solo al 23esimo posto tra le economie avanzate, proprio per la totale mancanza di ‘inclusività’ nella struttura della sua economia. Stessa cosa per il Giappone, quasi in fondo alla lista al 24esimo posto, e per paesi emergenti ad alto tasso di crescita, come Brasile, Irlanda, Messico, Nigeria e Sudafrica. Da notare che al primo posto, in termini di inclusività, tra le economie emergenti, c’è la Lituania, seguita dall’Azerbaigian, dall’Ungheria e dalla Polonia.

Inclusività problema di oltre la metà delle economie mondiali
Dal rapporto del Wef emerge che la difficoltà di raggiungere una crescita inclusiva viene dal 51% delle economie prese in considerazione dove negli ultimi 5 anni l’indice Idi è sceso inesorabilemnte. In un 42% di casi inoltre ha continuato a registrare pessime performance anche in presenza di un aumento della crescita del Pil pro capite. Colpevole, spiegano gli esperti del Wef “l’ineguaglianza sociale” in aumento nel 77% delle economie prese in considerazione al tasso medio del 6,3%.

Nuovi modelli di crescita

Il Wef suggerisce ai governi di mettere in atto il prima possibile dei “nuovi modelli di crescita” basati soprattutto sull’aumento degli standard di vita dei cittadini e un nuovo modo di applicare le riforme strutturali. “C’è un consenso globale sul fatto di perseguire una crescita inclusiva ma è più indicativo che concreto” ha detto Richard Samans del Wef. “Per rispondere in maniera efficace alle nostre preoccupazioni le politiche economiche hanno bisogno di nuove regole, basate sugli standard di vita, su una nuova mappa mentale in cui le riforme strutturali vengano ripensate e riapplicate, proprio con questo obiettivo finale: una crescita che includa e che abbia benefici per tutti. E gli economisti non devono più pensare in termini di macroeconomia, supervisione finanziaria e politica commerciale”.

Tra i nuovi modelli: nuovi sistemi per la distribuzione dei redditi; investimenti nella formazione del capitale umano; finanziamenti delle infrastrutture su base pubblico-privato; nuove norme per il libero commercio basate sulle ‘best practice’. Ma soprattutto, in termini di conti pubblici, entra in campo ‘l’equità tra le generazioni’, ovvero ridurre il debito pubblico, macigno per le generazioni a venire. Per quanto riguarda infine la competitività questa per il Wef diventa un valore aggiunto: non a caso i paesi più competitivi sono anche quelli più ‘inclusivi’.

Posted on gennaio 16th, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Amazon apre il primo supermercato senza casse né cassieri

SEATTLE 09/12/16 – La “striscia” dello smartphone ai tornelli di ingresso. L’attivazione contestuale dell’applicazione, AmazonGo, preliminarmente scaricata. La scelta dei prodotti: bevande, panini, verdura, insaccati, giocattoli, vino. Tutto nel sacchetto. L’uscita dal supermercato. Senza alcuna interazione umana. Senza alcun codice a barre. Senza alcuna fila alla cassa. Senza nemmeno la presenza di uno scaffalista. Di un addetto alle vendite.

Benvenuti nell’era del supermercato senza posti di lavoro. La sensazione, a giudicare dal video da due giorni diffuso dal colosso dell’e-commerce guidato da Jeff Bezos, è che stiamo entrando in una nuova era. Basata su un impressionante numero di sensori e di telecamere. Presenti tra gli scaffali e sui prodotti. Da algoritmi di intelligenza artificiale e riconoscimento delle immagini per identificare che cosa sta facendo il cliente. In tempo reale. Gli articoli presi. Quelli rimessi a posto perché troppo cari. Infine il conto addebitato direttamente sul profilo personale dell’utente di AmazonGo, che avrà accesso ai dati della nostra carta di credito o del profilo Paypal.

Jeff Bezos sta scommettendo convintamente sulla grande distribuzione. Basti pensare ad Amazon Prime Now e Amazon Fresh, la consegna in un’ora di beni alimentari già presente in diverse città nel mondo, tra cui Milano. Ma il salto tecnologico che potrebbe provocare AmazonGo rischia di terremotare l’industria mondiale della grande distribuzione. Se il modello venisse replicato dalla concorrenza quanti sarebbero i posti di lavoro a sparire?

Al momento AmazonGo verrà sperimentato in un singolo punto vendita a Seattle, città natale di Amazon ed è destinato per ora solo ai dipendenti del gruppo. Di più: l’esperienza di acquisto quasi totalmente automatizzata permetterà al dipartimento marketing di Amazon di venire a conoscenza di una mole impressionante di dati della clientela. Le sue abitudini, le sue preferenze, le sue modalità di acquisto.

Le ambizioni commerciali di Amazon non finiscono qui. Come la volontà dell’azienda di Bezos di estendere le tipologie di articoli trattati a settori fin qui poco frequentati online come le autovetture Fiat-Chrysler. E non si tratta solo di un supermarket a Seattle: oltre Amazon Go, l’azienda sarebbe pronta ad aprire e gestire più di 2.000 negozi (supermarket e minimarket) su tutto il territorio Usa.

“Lasciando perdere tutte le convinzioni ECONOMICHE, FINANZIARIE e POLITICHE, la popolazione si rende conto del cambiamento e quali saranno le conseguenze di una tale distribuzione AUTOMATIZZATA????
Io credo che viviamo in un epoca dove nessuno più è in grado di dare il giusto peso al PROGRESSO, io credo che questa corsa al tutto automatizzato e apparentemente a costi bassi, ci porterà verso un’epoca di CONSEGUENZE CHE NON CI LASCERANNO SCAMPO.
L’innovazione non sempre ci può portare il benessere, a volte può portare alla distruzione………….che dire dell’energia nucleare, non staremmo forse meglio senza??
E Alfred Nobel…oggi inventerebbe ancora la DINAMITE???

Belotti Eugenio

Posted on dicembre 9th, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Nucleare, allarme in Francia. “Fermati 12 reattori, situazione preoccupante”

Parigi, 23 novembre 2016 – Allarme della Francia sui reattori nucleari al di là delle Alpi. Il presidente dell’Authority sulla sicurezza nucleare (ASN), Pierre-Franck Chevet, in un’intervista al supplemento economico di Le Figaro, afferma che “la situazione è diventata molto preoccupante”. Lo scenario è peggiorato “dall’aprile 2015″ – dice Chevet – “con la scoperta di un eccesso di carbonio nell’acciaio della vasca dell’EPR (reattore pressurizzato europeo), siamo passati da una brutta sorpresa all’altra”. I livelli registrati sono risultati il doppio del previsto. Per il presidente di ASN “un simile eccesso di carbonio potrebbe diminuire la resistenza meccanica dell’acciaio”, ha spiegato Pierre-Franck Chevet. Sono in totale 18 i generatori di vapore “potenzialmente a rischio”, su 58 totali operativi in Francia.

“Attualmente – dice Chevet – 12 reattori sono fermi o stanno per essere fermati, per controllare che l’eccesso di carbonio scoperto nell’acciaio non alteri la capacità di resistenza meccanica dei generatori di vapore”. Lo stop potrebbe arrivare a creare problemi all’elettricità nel Paese. Oltre all’ecceso di carbonio, il responsabile dell’Authority rivela che i suoi ispettori hanno “evidenziato l’anomalia generica” che oggi ha comportato la chiusura dei 12 reattori. In parallelo, aggiunge, “abbiamo rilevato l’esistenza di pratiche inaccettabili dall’inizio degli anni Sessanta nella fabbrica del Creusot (di Areva, ndr): esistenza di 400 dossier segnalati, volontariamente nascosti al cliente e all’ASN, e riguardanti anomalie, e scoperta di documenti di fabbricazione che appaiono falsificati”.

Dopo la scoperta, nella primavera 2015, di un difetto nel serbatoio del futuro reattore EPR di Flamanville (sulla Manica, in Bassa Normandia), l’Asn ha avviato una campagna senza precedenti di controlli a tappeto di tutte le centrali sul territorio francese, campagna che è ben lungi dall’essere terminata.

Posted on novembre 23rd, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Centrali nucleari, l’Authority francese ai media: “Siamo molto preoccupati”

PARIGI 23/11/16 – Pierre-Franck Chevet, presidente dell’Asn, in una intervista a le Figaro: “Scenario peggiorato dal 2015, al momento 12 reattori sono fermi o stanno per essere fermati per controlli”. Trovati 400 dossier volontariamente nascosti, su anomalie e documenti falsificati.

PARIGI – Il Paese che ha fatto dello sviluppo dell’energia nucleare quasi una religione, e un gigantesco business, è in crisi. Il parco francese di reattori, di cui la costruzione per la maggior parte risale agli anni Settanta, è vecchio, richiede una costosa manutenzione e le condizioni di sicurezza sono sempre meno garantite.

L’allarme questa volta non viene da una delle tante associazioni ambientaliste che si battono contro l’energia nucleare ma dal presidente dell’Authority francese sulla sicurezza nucleare (Asn), Pierre-Franck Chevet. “La situazione è diventata molto preoccupante” spiega senza mezzi termini Chevet al quotidiano le Figaro.

Il primo indizio che ha fatto scatenare controlli a tappeto è avvenuto nell’aprile dell’anno scorso quando è stato scoperto un eccesso di carbonio nell’acciaio della vasca del reattore di nuova generazione Epr (reattore pressurizzato europeo) in costruzione a Flamanville, in Normandia. “Da allora abbiamo avuto molte altre brutte sorprese” continua il responsabile dell’Asn.

L’agenzia ha ordinato a Edf – il gestore del parco nucleare per conto dello Stato – di fermare ben 12 reattori per poter effettuare controlli e verifiche. Anche in questo caso l’Asn vuole accertarsi che l’eccesso di carbonio scoperto nell’acciaio non alteri la capacità di resistenza meccanica dei generatori di vapore”. Il responsabile dell’Authority ha rivelato che i suoi ispettori hanno anche scoperto l’esistenza di “pratiche inaccettabili” dall’inizio degli anni Sessanta nella fabbrica del Creusot di Areva, ovvero l’esistenza di 400 dossier volontariamente nascosti al cliente e all’Asn, e riguardanti anomalie.

Edf ha fornito un dossier per ogni reattore oggetto di controllo dall’Agenzia che dovrebbe essere in grado di decidere se far ripartire o meno i reattori non prima del gennaio prossimo. L’elettricità in Francia è garantita quasi al 78% dalle centrali nucleari, anche se la legge sulla transizione energetica varata dal governo
socialista l’anno scorso fissa come obiettivo di sviluppare le energie alternative. Oltre ai timori per la sicurezza, lo stop di 12 su 58 reattori operativi potrebbe avere conseguenze sulle bollette dell’elettricità in Francia, e forse anche in Italia

Posted on novembre 23rd, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

CULTURA PER TUTTI programma 2016 – 2017

L’Associazione SEMPERINSIMA onlus è lieta di annunciare l’inizio di un percorso culturale adatto per tutti.
In accordo con il Comune di Bagnatica (Bergamo) l’Associazione inizierà ad ogni mese un programma culturale, dove gli esperti dell’Associazione spiegheranno EVENTI-MANIFESTAZIONI ecc. legati al pianeta e al Ns. territorio.

Siete tutti invitati alla serata di presentazione del programma; venerdì 21/10/16 alle ore 21.00 nella Sala Consiliare del Comune di Bagnatica.

Il programma partirà dal 04/11/16 con la serata ” 1946 MONARCHIA O REPUBBLICA “.
SALA CONSILIARE COMUNE DI BAGNATICA ORE 21.00

04/11/16 EVENTI DRAMMATICI “1946 MONARCHIA O REPUBBLICA”
DICEMBRE 2016 STORIA “17/10/1956 ATTIVATA LA PRIMA CENTRALE NUCLEARE – UNA STORIA FINITA O………”
GENNAIO 2017 ATTUALITA’ “CIBO ALTERNATIVO A KM 0″
FEBBRAIO 2017 SALUTE “CAMMINARE UNA BELLA FAVOLA”
MARZO 2017 PERSONAGGI ITALIANI “UMBERTO II° IL RE DI MAGGIO”
APRILE 2017 SCIENZA “IL FULMINE; LA POTENZA DELL’ ATMOSFERA”
MAGGIO 2017 EVENTI TECNOLOGICI “ARADO AR 234 L’ALBA DI UNA NUOVA ERA”
GIUGNO 2017 ROMA ANTICA “ROMOLO; IL PRIMO RE L’INIZIO DELLA SUPERPOTENZA ROMANA”
SETTEMBRE 2017 PIANETA “ACQUA – SARA’ IL PROBLEMA ASSOLUTO”
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Il Presidente Belotti Eugenio

Posted on ottobre 18th, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Keytruda come uno sciroppo, scioglie il tumore ai polmoni e evita la chemio

CAMBERRA 11/10/2016 – Sciogliere il cancro come la tosse si può, grazie ad un gruppo di ricercatori australiani che ha sperimentato con successo un farmaco che “scioglie” appunto il cancro ai polmoni senza dover ricorrere alla chemioterapia. Il medicinale, già usato per il trattamento del melanoma, “permetterà ai malati di cancro ai polmoni di vivere più a lungo e meglio”, ha detto l’oncologa Rina Hui, coordinatrice dello studio. Dai test è emerso che il farmaco, dopo 12 mesi, ha fermato la diffusione del tumore in quasi metà dei pazienti esaminati, dimostrandosi tre volte più efficace della chemioterapia.

“Il rimedio, che contiene il principio attivo pembrolizumab, discioglie letteralmente le cellule cancerose nei polmoni”, ha spiegato Hui aggiungendo: “Possiamo segnare una svolta nella maniera di trattare il cancro ai polmoni, il più letale al mondo, offrendo nuove speranze ai pazienti”. La sperimentazione australiana si inserisce nell’ambito di uno studio globale sul cancro ai polmoni e il farmaco Keytruda condotto su pazienti il cui cancro aveva raggiunto anche altri organi. Tutti i soggetti presi in esame avevano inoltre alti livelli di un marcatore che indica come le cellule cancerose si “travestono” da cellule sane. Il medicinale antitumorale ha annullato proprio questo “camuffamento”, permettendo al sistema immunitario di cercare e attaccare le cellule maligne.

“Questo farmaco ha dimostrato che i soggetti con cancro ai polmoni in stadio avanzato e con un marker specifico hanno una probabilità del 70% di vivere oltre 12 mesi senza bisogno di trattamento di chemioterapia”, ha sottolineato Hui. “Normalmente il paziente è trattato con chemioterapia, ma se anche il trattamento risponde, il beneficio non dura. Il vantaggio del nuovo medicinale è invece che i pazienti che rispondono positivamente ne continuano a beneficiare a lungo”.

Posted on ottobre 11th, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

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