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Archive for the ‘nuove tecnologie’ Category

Allen (ex Microsoft) vara il jet “lancia-satelliti”, l’aereo più grande del mondo

Le avventure spaziali degli enfant prodige dell’hi-tech Usa sfondano una nuova frontiera. Il co-fondatore di Microsoft Paul Allen ha alzato il velo ufficialmente sulla sua nuova creatura: Stratolaunch, l’aereo più grande del mondo, un “libellulone” lungo 75 metri con due fusoliere, 28 ruote e un’apertura alare di 117 metri (più della lunghezza di un campo di calcio) che si guadagnerà da vivere dal 2019 in poi – almeno così si augura il suo costruttore – lanciando in orbita satelliti di piccole dimensioni.

Il gigante da 250 tonnellate costruito dalla Vulcan Aerospace è uscito ieri dall’hangar di Mojave, in California, per la prima volta. Per un anno resterà ancora con i carrelli ben piantati per terra, per completare tutte le prove tecniche (per ora i rifornimenti, poi quelle di rullaggio e gli spostamenti a terra). Il battesimo dell’aria è fissato per il 2018 quando – sfruttando una pista lunga almeno 4 chilometri – affronterà il decollo librandosi in aria grazie ai 6 motori usate di Boeing 747 che garantiscono la propulsione. Il “Roc”, come è stato soprannominato lo Stratolaunch in onore del mitologico uccello bianco delle “Mille e una notte” capace di sollevare anche gli elefanti, avrà un equipaggio di tre persone: pilota, copilota e ingegnere di volo. In assetto operativo si porterà fino a un’altezza di crociera di 30mila piedi (poco più di 9mila metri) e a quel punto sgancerà il satellite – potrà portarne fino a tre alla volta – appeso alle ali tra le due fusoliere. Un razzo agganciato alla navicella spaziale si farà carico poi della fase due, portandola in orbita. Secondo la Vulcan aerospace il servizio dovrebbe essere molto competitivo specie per i satelliti di dimensioni minori.

Allen non è l’unico tycoon digitale ad essersi avventurato nel settore aerospaziale. Elon Musk, il fondatore di Paypal e Tesla, ha lanciato Space-X, specializzata nel lancio di satelliti attraverso razzi “riciclabili” capaci di rientrare nell’atmosfera e atterrare senza danni da dove sono partiti, come aerei normali. Jeff Bezos invece, il patron di Amazon, sta lavorando con la Blue Origin a un progetto per i voli commerciali suborbitali e per turisti spaziali. Sul dossier Stratolaunch sono impiegate oggi 300 persone e il guru di Microsoft, secondo le stime, avrebbe investito per ora nel suo sogno volante circa 250 milioni.

Posted on giugno 1st, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Keytruda come uno sciroppo, scioglie il tumore ai polmoni e evita la chemio

CAMBERRA 11/10/2016 – Sciogliere il cancro come la tosse si può, grazie ad un gruppo di ricercatori australiani che ha sperimentato con successo un farmaco che “scioglie” appunto il cancro ai polmoni senza dover ricorrere alla chemioterapia. Il medicinale, già usato per il trattamento del melanoma, “permetterà ai malati di cancro ai polmoni di vivere più a lungo e meglio”, ha detto l’oncologa Rina Hui, coordinatrice dello studio. Dai test è emerso che il farmaco, dopo 12 mesi, ha fermato la diffusione del tumore in quasi metà dei pazienti esaminati, dimostrandosi tre volte più efficace della chemioterapia.

“Il rimedio, che contiene il principio attivo pembrolizumab, discioglie letteralmente le cellule cancerose nei polmoni”, ha spiegato Hui aggiungendo: “Possiamo segnare una svolta nella maniera di trattare il cancro ai polmoni, il più letale al mondo, offrendo nuove speranze ai pazienti”. La sperimentazione australiana si inserisce nell’ambito di uno studio globale sul cancro ai polmoni e il farmaco Keytruda condotto su pazienti il cui cancro aveva raggiunto anche altri organi. Tutti i soggetti presi in esame avevano inoltre alti livelli di un marcatore che indica come le cellule cancerose si “travestono” da cellule sane. Il medicinale antitumorale ha annullato proprio questo “camuffamento”, permettendo al sistema immunitario di cercare e attaccare le cellule maligne.

“Questo farmaco ha dimostrato che i soggetti con cancro ai polmoni in stadio avanzato e con un marker specifico hanno una probabilità del 70% di vivere oltre 12 mesi senza bisogno di trattamento di chemioterapia”, ha sottolineato Hui. “Normalmente il paziente è trattato con chemioterapia, ma se anche il trattamento risponde, il beneficio non dura. Il vantaggio del nuovo medicinale è invece che i pazienti che rispondono positivamente ne continuano a beneficiare a lungo”.

Posted on ottobre 11th, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

L’aereo «Solar Impulse» conclude il giro del mondo a energia solare

ZURIGO 26/07/2016 – Per la Svizzera è quasi una celebrazione ufficiale, a pochi giorni dalla vera Festa nazionale, che si tiene il primo di agosto. L’aereo elvetico Solar Impulse 2 è atterrato senza problemi martedì alle 2.06 ora italiana ad Abu Dhabi, attuando così il giro del mondo grazie solamente ad energia solare. Un giro durato sedici mesi. Nell’ultima tappa tra il Cairo e gli Emirati Arabi ai comandi dell’aereo c’era Bertrand Piccard, anima e promotore principale del progetto. Ad Abu Dhabi è stato accolto da una piccola folla e fra i presenti c’era anche la ministra svizzera dell’Energia, Doris Leuthard.

«Ho atteso questo momento per 15 anni: adesso tocca a voi proseguire la missione, siete il futuro», ha affermato Piccard, che è stato raggiunto dall’altro pilota André Borschberg, con il quale si è alternato alla guida dell’aereo durante il giro del mondo. Oltre alla presenza della ministra elvetica, a dare un tono ufficiale all’evento è anche la dichiarazione del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, che ha espresso la sua «profonda ammirazione» per l’impresa. «È una giornata storica, non solo per voi ma per l’umanità», ha detto nel corso di una discussione con Piccard trasmessa sul sito di Solar Impulse.
Costruito appunto in Svizzera, il velivolo in fibra di carbonio ha un’apertura alare di 72 metri, più ampia di quella di un Boeing 747, ma pesa “solo” 2300 kg, più o meno come un Suv, contro le 180 tonnellate di un Jumbo Jet. Sulle ali ci sono più di 17.000 celle fotovoltaiche in silicio, che riforniscono quattro motori elettrici e caricano oltre 630 kg di batterie al litio. È il primo aereo solare in grado di volare giorno e notte. La velocità è peraltro bassa: Solar Impulse 2 ha viaggiato a velocità medie comprese fra i 50 ed i 90 chilometri orari. Il pilota deve essere particolarmente attento, perché con la grande apertura alare e la bassa velocità si possono effettuare solo virate molto morbide.

«Ho lanciato questo progetto nel 2003 per trasmettere il messaggio che le tecnologie pulite possono compiere l’impossibile», ha scritto Piccard in un tweet. «Perché quindi non sognare, non provare ancora», ha aggiunto, proponendo la creazione di un comitato internazionale per le energie pulite, per «consigliare i governi» e «lottare contro il cambiamento climatico». Betrand Piccard, figlio d’arte (il padre era l’esploratore Jacques), nel marzo 1999 aveva compiuto il giro del mondo in pallone senza scalo, insieme al britannico Brian Jones, ma ha dovuto attendere a lungo prima di realizzare il suo nuovo sogno, Solar Impulse. Partito il 9 marzo del 2015 da Abu Dhabi, il velivolo a propulsione solare ha percorso oltre 42.000 chilometri in 17 tappe. Il viaggio avrebbe dovuto durare cinque mesi, per 25 giorni di volo effettivo. Nella tappa tra il Giappone e le Hawaii, le batterie hanno però subito danni irreversibili, e Solar impulse 2 è stato costretto ad un lungo scalo.

Ora il dibattito è aperto anche sulle conseguenze tecnologiche dell’impresa di Solar Impulse. Grazie al progetto sono state tra l’altro sviluppate batterie che stoccano più energia e che allo stesso tempo sono più leggere. I pannelli solari sono stati inoltre concepiti per avere un rendimento più importante rispetto alla media. Questi passi avranno ripercussioni soprattutto sulle micro-applicazioni, ad esempio su alcuni oggetti che funzionano ad energia elettrica o con carburanti fossili, secondo Cédric Philibert, specialista di energie rinnovabili presso l’Agenzia internazionale dell’energia.

Restano gli ostacoli per un’applicazione generalizzata all’aviazione. «La superficie delle celle necessarie per trasportare solo due persone corrisponde a quella di un Airbus o di un Boeing; per un aereo di linea è quindi qualcosa di inconcepibile», secondo Vincent Jacques Le Seigneur, direttore dell’Osservatorio delle energie rinnovabili. L’industria aeronautica studia attualmente anche velivoli elettrici alimentati da batterie ricaricate a terra o lo sviluppo di velivoli che hanno comunque meno bisogno di carburanti, oppure ancora il biocherosene, prodotto a partire da vegetali. In attesa di capire quali sviluppi potranno esserci, Solar Impulse è in ogni caso, secondo molti, un esempio di ciò che di nuovo si può pensare e realizzare, anche nell’aviazione.

Posted on luglio 27th, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Biocarburante italiano ricavato dal tabacco alimenterà aerei

ROMA 14/07/2016 – Un biocarburante italiano ricavato dal tabacco promette di decurtare le emissioni degli aerei. A svilupparlo è stata l’azienda Sunchem di Arma di Taggia, in provincia di Imperia. Il combustibile pulito è frutto della cooperazione tra la società ligure e l’Università Cattolica di Piacenza.

Il primo test del biocarburante è previsto per il 15 luglio 2016, quando un Boeing di linea della compagnia sudafricana South Africa Airways volerà alimentato al 50% dal nuovo combustibile.

Gli aerei sono responsabili del 5% delle emissioni globali. L’inquinamento generato dal traffico aereo negli ultimi anni è aumentato a causa del boom dei voli low cost. Nei prossimi anni è atteso un ulteriore incremento delle emissioni dell’aviazione civile, causato dalla crescita del traffico aereo nei Paesi in via di sviluppo.

Mentre l’UE pensa a tasse più severe per compensare le emissioni dei voli, la ricerca prova a scovare carburanti meno inquinanti. L’équipe italiana ha compiuto un progresso importante in questa direzione, ricavando un combustibile a basso impatto dal seme di tabacco Solaris. Gli inventori sostengono che il nuovo biocarburante ridurrà le emissioni di gas serra degli aerei dell’80%. Inoltre la nascita di una nuova filiera del tabacco creerà occupazione sostenibile in Sudafrica.

A illustrare i molteplici vantaggi della pianta sulla rivista specializzata Business Journal Liguria è Sergio Tommasini, direttore del gruppo:

Il tabacco non è OGM, non contiene nicotina, non è tossico, presenta una produzione di olio per ettaro molto superiore ad altre oleaginose e si adatta a diversi climi. La pianta massimizza la produzione di fiori e semi a scapito della produzione di foglie ed è estremamente robusta.

Tommasini sottolinea inoltre che la pianta, a differenza di altre colture bioenergetiche, non entra in competizione con la produzione agroalimentare perché può essere coltivata anche su terreni marginali inadatti alle colture alimentari.

La coltura ha una resa elevata e garantisce più raccolti all’anno. Secondo le stime per ogni ettaro si otterrebbero dalle 6 alle 10 tonnellate di sementi. I semi contengono il 40% di olio da cui ricavare biocarburanti. I residui colturali potrebbero inoltre essere sfruttati per produrre energia negli impianti a biomassa.

Le sperimentazioni condotte in Brasile, in Italia, negli Stati Uniti e in Sudafrica hanno riportato risultati incoraggianti. Il biocarburante italiano ricavato dal tabacco ha già attirato l’attenzione di diversi partner industriali. Dopo l’accordo siglato con la SAA, la Sunchem sta già conducendo trattative con Alitalia, Boeing Italia, Delta Fina ed ENI.

Posted on luglio 14th, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Finestre come pannelli solari, il futuro (fotovoltaico) è al grafene

ROMA 22/04/2016 – Se venissero inventate finestre in grado di creare energia elettrica così da poter sfruttare la luce del giorno per poter vivere, senza spendere troppo e inquinare, anche di notte? E’ proprio questa l’idea del team di ricerca coadiuvato da Francesco Bonaccorso dei Graphene Labs dell’Istituto Italiano di Tecnologia e da Aldo Di Carlo del Polo Solare Organico Regione Lazio (CHOSE) dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. In futuro, neanche poi tanto remoto, le finestre potranno infatti essere dotate di nuovi pannelli fotovoltaici al grafene, semitrasparenti, colorati e a basso costo.

Finestre come pannelli solari, il futuro (fotovoltaico) è al grafene
Sarà così possibile rendere finestre ed altre superfici esposte alla luce solare intelligenti, in grado cioè di produrre energia pulita dalla radiazione luminosa senza bloccarne il percorso, come invece avviene con le celle fotovoltaiche tradizionali.

In particolare, gli scienziati hanno realizzato un modulo solare al grafene di circa 50 centimetri quadrati, il più grande mai prodotto sfruttando questo materiale, mantenendo rese energetiche confrontabili con la tecnologia tradizionale basata sul platino. Nel farlo hanno utilizzato la tecnologia dye-sensitized solar cell (Dssc), che sarà mostrata anche in occasione della prossima edizione di Technology Hub, a Fieramilanocity dal 7 al 9 giugno.

“Dimostriamo che la verniciatura a spruzzo di “inchiostro al grafene” sia un metodo praticabile per la grande area di produzione dei moduli di grafene che usano il DSSC” ha spiegato il team. Questo speciale inchiostro fatto di grafene viene spruzzato su una superficie trasparente fino a raggiungere un’efficienza di conversione del 3,5%. Non è elevatissima ma è un buon inizio e soprattutto può essere migliorata usando un tipo di elettrolita diverso rispetto a quello usato per il platino (iodo-ioduro).

L’approccio apre dunque la strada a tutti i dispositivi stampati, flessibili e trasparenti ai quali potrebbe essere applicato questo film fotovoltaico. Lo studio, guidato da Francesco Bonaccorso dei Graphene Labs dell’Istituto Italiano di Tecnologia e da Aldo Di Carlo del Polo Solare Organico Regione Lazio (Chose) dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, è stato pubblicato sulla rivista Nanoscale.

Questo studio è solo il primo passo per la realizzazione di nuovi pannelli fotovoltaici: infatti il prototipo utilizza ancora un elettrolita ideale per il platino, ma gli studiosi sono convinti che sostituendolo con un altro adatto per il grafene si potrebbe avere addirittura un miglioramento delle prestazioni. Ha spiegato Bonaccorso: ‘La forza del nostro lavoro è la facilità di scalabilità a livello industriale e la semplicità con cui il grafene in forma di inchiostro può inserirsi in contesti industriali già esistenti, senza significativi investimenti in macchine o infrastrutture. Stiamo sviluppando un modulo fotovoltaico costruito ad hoc per il grafene che sarà semitrasparente e più economico dei pannelli fotovoltaici attualmente in commercio‘. Questa innovativa soluzione con il grafene per i moduli fotovoltaici potrebbe dunque rappresentare un nuovo importante step per l’energia solare, lungo un cammino che dovrà necessariamente portarci fuori dalla dipendenza verso le vecchie fonti inquinanti come petrolio e carbone.

Posted on aprile 22nd, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Cancro al polmone, arriva un naso elettronico per “fiutarlo” allo stadio iniziale

MILANO 24/03/16 – Un “naso elettronico” capace di analizzare il respiro di una persona e scoprire un eventuale cancro al polmone nel suo stadio iniziale. E’ il risultato raggiunto presso l’Ieo (Istituto europeo di oncologia) di Milano e descritto sul Journal of Breath Research. Il dispositivo, che offre maggiori garanzie per una diagnosi precoce, è stato testato con successo su 146 pazienti. L’esperimento ha coinvolto anche un gruppo di cani specializzati nel fiutare il tumore.
“L’obiettivo della ricerca – ha spiegato Lorenzo Spaggiari, responsabile del Programma Polmone Ieo – è sconfiggere il tumore polmonare diagnosticandolo in tempo, quando le possibilità di guarigione possono raggiungere l’80%”. “Quello al polmone è la prima causa di morte per tumore in Italia – ha aggiunto -, se la malattia è all’esordio, il tasso di sopravvivenza a cinque anni è del 54%, ma oggi solo il 15% dei casi viene identificato allo stadio iniziale”.

I composti volatili organici – Ad essere “fiutate” sono alcune molecole presenti in caso di tumore polmonare, i cosiddetti “Voc” o composti volatili organici. I sensori del dispositivo captano la presenza di queste sostanze nell’aria espirata dal paziente con una sensibilità e un’accuratezza del 90% nei casi di cancro allo stadio primario.

Il fiuto infallibile dei cani – Il meccanismo di riconoscimento dei Voc è stato “mutuato” dalla capacità dei cani “medical detector” di fiutare la presenza del tumore. Durante i test effettuati a Milano, gli addestratori sottoponevano gli animali, addestrati presso il dipartimento di veterinaria della Statale, a campioni di urine umane, di cui uno soltanto apparteneva a una persona ammalata. Ogni volta che il cane sceglieva il campione “giusto”, veniva ricompensato dall’addestratore.

La ricerca continua – Il costo dello strumento si aggira intorno ai 1.200 euro. I ricercatori hanno affermato che un apparecchio di questo tipo, se i risultati verranno confermati da ulteriori ricerche, potrà servire a fare un primo screening a basso costo sui soggetti a rischio, per poi sottoporre alla Tac a basse dosi coloro che risulteranno positivi.

Posted on marzo 24th, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Il robot flessibile: il primo brevetto al mondo è made in Italy

ROMA 24/03/16 – Il suo aspetto ricorda vagamente quello di un serpente, si fa strada da solo e nel tragitto che si costruisce passo dopo passo può curvarsi per evitare con precisione qualsiasi ostacolo, tanto da poter essere utilizzato per «navigare» nel corpo umano senza danneggiare organi e fare diagnosi o interventi chirurgici, oppure per penetrare in veicoli spaziali altrimenti inaccessibili e riparare guasti.

È il robot rivoluzionario messo a punto in Italia e il primo robot flessibile al mondo ad essere stato brevettato. Descritto sulla rivista Plos One, il robot è il risultato della ricerca coordinata da Edoardo Sinibaldi, del centro di Micro-BioRobotica dell’Iit a Pontedera (Pisa) e condotta in collaborazione con il sudcoreano Byungjeon Kang e il macedone Risto Kojcev, entrambi studenti di dottorato della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

Il robot, i cui primi modelli progettati per particolari applicazioni potrebbero arrivare sul mercato nei prossimi 3-5 anni, riesce ad allungarsi e a curvarsi grazie a due strutture «intrecciate». La particolarità unica è di poter costruire da solo la sua guida senza supporti esterni, ma semplicemente avanzando. «Nessun’altro strumento – ha detto Sinibaldi – è in grado di costruire una traiettoria simile. È un risultato nato da argomentazioni relative alla simmetria: partendo da un problema matematico abbiamo costruito un oggetto fisico».

Le due strutture identiche e «intrecciate» che costituiscono il robot sono fatte di un materiale molto resistente ed elastico, chiamato nitinol, un composto di nichel e titanio. Avanzano una sull’altra in modo alternato, sostenendosi a vicenda: dove passa la prima,

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poi passa la seconda e in questo modo il robot costruisce la sua traiettoria, disegna le curve, evita gli ostacoli. È possibile perchè ciascuna delle due parti può diventare temporaneamente rigida, facendo da guida all’altra: quella che avanza in avanscoperta deve essere flessibile, mentre quella che resta indietro si irrigidisce per fare da supporto alla prima. Dopodichè si danno il cambio.

A rendere più o meno rigide le due strutture, a seconda della necessità, è una coppia di fili elettrici che portano corrente a piccoli blocchi di materiale piezoelettrico che scorrono all’interno della struttura e che si dilatano quando vengono percorsi dall’elettricità. In questo modo il «robot-serpente» può curvarsi a seconda della necessità: la sua priorità è muoversi e farsi strada in modo da evitare ogni ostacolo con tutto il suo corpo e non solo con la sua estremità.

Posted on marzo 24th, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Il guscio d’uovo e la rivoluzione degli imballaggi: la plastica sarà biodegradabile

NEW YORK 17/03/2016 – Imballaggi “verdi”, l’eco-plastica del futuro con i gusci d’uovo. Il nuovo innovativo materiale, sviluppato negli Usa, è biodegradabile ed estremamente flessibile

L’uovo e le sue infinite proprietà non finisce mai di stupirci, secondo uno studio presentato al 251/o meeting annuale dell’American Chemical Society, gli imballaggi del futuro potrebbero essere realizzati proprio con il guscio d’uovo. Un gruppo di ricercatori della Tuskegee University, è sicura infatti, che mescolando schegge di guscio d’uovo alle classiche plastiche eco-friendly già esistenti, potrebbe contribuire a creare un nuovo e rivoluzionario materiale biodegradabile che si piega con molta facilità, ma senza rompersi.

Materiale innovativo

“Rompiamo i gusci d’uovo fino a ottenerne le più piccole componenti e poi le aggiungiamo a una speciale miscela di bioplastiche che abbiamo sviluppato”, spiega Vijaya K. Rangari, della Tuskegee University. “Queste nanoparticelle di guscio aggiungono resistenza al materiale e lo rendono molto più flessibile di altre bioplastiche sul mercato. Crediamo che queste caratteristiche, insieme alla biodegradabilità nel terreno, possano rendere le bioplastiche con gusci d’uovo un materiale di imballaggio davvero alternativo”.

Il costo ambientale della plastica

Secondo gli scienziati nel mondo ogni anno si producono 300 milioni di tonnellate di plastica: la maggior parte, circa il 99% è ottenuta da petrolio greggio e altri combustibili fossili,oltremodo dannosi per l’ambiente. Una volta nella spazzatura, questo genere di materiale può durare secoli, senza subire danni. E, se bruciata, rilascia diossido di carbonio nell’atmosfera, contribuendo ai cambiamenti climatici. Per questi motivi alcuni produttori hanno deciso di puntare sulle bioplastiche, una tipologia di plastiche derivate da amido di mais, patate dolci o altre fonti vegetali rinnovabili, che sono biodegradabili e si decompongono una volta nel terreno. Tuttavia questi materiali spesso non sono abbastanza resistenti o flessibili per essere impiegati negli imballaggi e quindi non hanno ancora sostituito la plastica tradizionale che domina il mercato.

Posted on marzo 17th, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Cervello ‘scongelato’ con successo, apre a sogno ibernazione; La tecnica descritta sulla rivista Journal of Cryobiology

NEW YORK 15/02/2016 – E’ stato ‘scongelato’ per la prima volta con successo un cervello: è quello di un coniglio e le cellule cerebrali, dopo essere state portate a temperature bassissime, non presentano danni. E’ solo un primo risultato, ma abbastanza per accendere gli entusiasmi sulla possibilità di ibernare in futuro il cervello umano.

La tecnica, messa a punto da Gregory Fahy e Robert McIntyre dell’azienda californiana 21st Century Medicine e descritta sulla rivista Journal of Cryobiology, riesce a prevenire la disidratazione drenando il sangue e sostituendolo immediatamente con una sostanza che protegge i tessuti dalla formazione di cristalli di ghiaccio.

Ibernare un cervello umano, o più in generale conservare un intero organo complesso e non solo singole cellule, per poi riportarlo in funzione è un sogno per ora irrealizzabile a causa di enormi ostacoli tecnici.Tra questi ci sono i danni prodotti dal freddo. Le cellule contengono infatti grandi quantità di acqua che a basse temperature formano cristalli di ghiaccio che facilmente lesionano le pareti cellulari.

Per evitare la formazione del ghiaccio i ricercatori sono riusciti a rimpiazzare parte dell’acqua con una molecola (glutaraldeide) che protegge le cellule dai pericoli del congelamento e ne previene la disidratazione.

Il cervello è stato così raffreddato a -135 gradi centigradi e, una volta ‘scongelato’, non ha presentato nessun segno di danni. La tecnica è ancora lontana dal poter permettere di riattivare l’organo ibernato, anche perché la molecola usata risulta tossica, ma rappresenta in ogni caso un importante passo in avanti, tanto da aver ottenuto un premio di 26.000 dollari dalla Brain Preservation Foundation.

Nonostante non ci siano efficaci tecniche di ibernazione umana si stima che già oltre 100 persone hanno fatto ‘surgelare’ dopo la morte il proprio cervello ad aziende private, come la Alcor, sperando che in futuro diventi possibile riportarli in funzione.

Posted on febbraio 15th, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Da inquinante a fonte di energia: la CO2 atmosferica si trasforma in carburante

Bagnatica 04/02/16 – Ricavare carburante “pulito” a partire dalla CO2 contenuta nell’aria. È il risultato raggiunto dai ricercatori dell’Università della California del Sud, trasformando il 79% di anidride carbonica in metanolo attraverso un processo che avviene a temperature relativamente basse e che viagra price per pill cvs è alimentato da energie rinnovabili. In questo modo si potrà viagra for sale cape town anche porre un freno a effetto serra e riscaldamento globale. Secondo gli scienziati, il sistema sarà disponibile a un uso industriale nel buy generic viagra giro di 5-10 anni.
Il cialis online procedimento – Lo studio è stato pubblicato sul Journal of The American Chemical Society. Per riuscire nell’impresa, i ricercatori hanno immesso aria in una soluzione acquosa di un composto chiamato pentatilenesammina, aggiungendo un catalizzatore in rutenio per aiutare l’idrogeno a legarsi alla CO2 sotto pressione. Quindi hanno riscaldato cheap cialis la soluzione tra i 125 e i 165 gradi centigradi. In questo modo è avvenuta la conversione del 79% dell’anidride carbonica in metanolo, un eco-carburante per motori a combustione interna.

Un sistema innovativo – A differenza di altri sistemi, spiegano gli scienziati, il nuovo metodo funziona anche con basse concentrazioni di CO2 come quella presente nell’aria (400 parti per milione, ovvero lo 0,04% del volume). Il vantaggio è duplice: da un lato la capacità di attivare il processo a temperature notevolmente più basse consente l’utilizzo di energie verdi, dall’altro si fa concreta la possibilità di ridurre le http://viagrageneric-onlinerx.com/ quantità di anidride carbonica presente nell’atmosfera.

La ricerca prosegue – E’ ancora lunga la strada per rendere il sistema operativo su larga scala. “Dobbiamo imparare a gestire il carbonio, questo http://viagraonline-pharmacyrx.com/ è il futuro”, ha osservato il chimico Surya Prakash, autore dello studio. Il metanolo così ottenuto “oggi di certo non farà concorrenza al petrolio, che è a circa 30 dollari al barile”, ha aggiunto.

Posted on febbraio 4th, 2016 by eugenio  |  Commenti disabilitati

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