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Archive for the ‘varie’ Category

La Russia ora conferma la nube radioattiva

22/11/2017 MOSCA ora ammette (ma solo a metà). La nube di rutenio-106 che ha sorvolato l’Italia del Nord e l’Europa tra la fine di settembre e la prima settimana di ottobre è stata osservata anche in Russia. Il servizio meteo Roshydromet ha fatto sapere ieri che negli Urali meridionali, al confine con il Kazakhistan, sono stati rilevati nell’aria livelli dell’elemento radioattivo mille volte oltre la norma. “E’ un grado di contaminazione estremamente alto” era scritto nel comunicato. Ma Rosatom, l’agenzia responsabile del nucleare in Russia, emanazione diretta del governo, si è affrettata a fare marcia indietro, negando ogni possibile incidente entro i suoi confini. In Italia la presenza di rutenio-106 era stata minima: pochi microbecquerel per metro cubo.

Il rutenio-106 impiega un anno per dimezzare la sua radioattività. “Si tratta di un metallo – spiega Federico Rocchi del Dipartimento di Sicurezza Nucleare dell’Enea – prodotto nei reattori nucleari e poi processato per essere usato in medicina, contro i tumori dell’occhio. Probabilmente il rilascio è avvenuto in questa fase di lavorazione. Se si fosse trattato di un incidente in una centrale nucleare operativa avremmo osservato anche altri elementi radioattivi. Ma così non è stato”. Le concentrazioni arrivate in Italia, prosegue Rocchi “sono milioni di volte sotto al livello di rischio”. Dapprima disperso nell’aria, il rutenio-106 finisce poi col depositarsi a terra. “Entro 10-20 chilometri dalla sorgente della contaminazione ci potrebbero essere rischi per i prodotti alimentari. Ma non oltre”.

I primi valori anomali erano stati registrati in Italia del nord il 2 ottobre, per poi estendersi verso nord al resto d’Europa. In tutto 14 paesi del continente sono stati toccati, sempre in forma lievissima, non tossica per la salute umana né per l’ambiente. In una decina di giorni la nube è scomparsa. La probabile fonte del rilascio è il famigerato impianto di Mayak, uno dei luoghi più contaminati al mondo. Il picco di radioattività era stato infatti registrato nella regione di Chelyabinsk, proprio dove si trova Mayak. Qui a più riprese, fino al 2016, vennero scoperti sversamenti

di materiale radioattivo nei fiumi e nei laghi. Nel 1957 si verificò uno degli incidenti nucleari più gravi della storia: il combustibile esaurito in attesa di smaltimento provocò un’esplosione del dep

Posted on novembre 22nd, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Aziende certificate ‘bio’ ma che usavano pesticidi, sequestrati 10 tonnellate di prodotti chimici; ANCORA CREDIAMO ALLA FAVOLA DEI PRODOTTI BIOLOGICI????

BAGNATICA 03/11/17 – Oltre 10 tonnellate tra prodotti chimici, fertilizzanti, concimi, sementi alterate e pesticidi rigorosamente vietati in agricoltura biologica sono stati sequestrati nel ragusano dalla Guardia di Finanza nell’ambito di una operazione nei confronti di aziende certificate “Bio” che percepivano indebitamente anche contributi dalla Ue.

I finanzieri del Comando Provinciale di Ragusa hanno eseguito complessivamente 15 provvedimenti di perquisizione e sequestro emessi dalla locale Procura della Repubblica nei confronti, tra gli altri, di 9 titolari di aziende agricole, tutti indagati per i reati di frode in Commercio e truffa aggravata ai danni dello Stato e dell’Unione Europea, nell’ambito di una complessa indagine di polizia tributaria e giudiziaria, che ha portato alla luce una indebita percezione di finanziamenti ed incentivi all’agricoltura per circa 1 milione di euro ed una maxi frode commerciale nel settore agroalimentare “Biologico” siciliano.

Le indagini, avviate all’inizio del 2017, avrebbero permesso di scoprire un articolato sistema di frode finalizzato alla commercializzazione, sia in Italia che verso i principali Paesi europei, di prodotti ortofrutticoli che venivano falsamente etichettati come provenienti da agricoltura “Biologica e Biodinamica”.

In molti casi, per soddisfare la crescente domanda dei mercati esteri, in eccesso rispetto alle disponibilità di raccolto, venivano incamerati nei magazzini aziendali anche partite di prodotti provenienti direttamente da terreni, non certificati “Bio”, di ignari produttori agricoli della zona. Il sistema di frode, poi, si completava attraverso l’alterazione dei risultati delle analisi chimiche eseguite su campioni di prodotti confezionati ed etichettati per essere destinati alla grande distribuzione ad un prezzo notevolmente superiore, oppure venduti come materia prima “Biologica” all’industria locale.
La prova della frode sarebbe appunto il sequestro di oltre 10 tonnellate tra prodotti chimici e pesticidi rinvenuti nei magazzini aziendali e nei terreni dichiarati ufficialmente nel Programma Annuale di Produzione delle aziende agricole certificate, per la coltivazione dei quali venivano illecitamente percepiti contributi e finanziamenti pubblici della Politica Agricola Comune europea.

In alcuni casi, i finanzieri sono riusciti anche a risalire alle ditte fornitrici degli agenti chimici, scoprendo, tra l’altro, un sistema di evasione fiscale di oltre 200mila euro. L’esame della documentazione sequestrata, concernente acquisti e vendite tra il 2015 ed il 2017, ha consentito di quantificare in oltre 8 milioni di euro l’ammontare delle movimentazioni di falsi prodotti “Bio” effettuate dalle aziende controllate, con una indebita percezione di contributi, finanziamenti ed agevolazioni pubbliche proprie dell’agricoltura biologica, pari a circa 1 milione di euro.

Posted on novembre 2nd, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Nove milioni di morti l’anno: l’inquinamento uccide 15 volte più delle guerre

ROMA – L’inquinamento è diventato la più grave minaccia per la salute. Nel 2015 ha causato 9 milioni di morti, un sesto del totale. E’ tre volte più dell’effetto combinato di Aids, tubercolosi e malaria; 15 volte più di tutte le guerre e delle altre forme di violenza. I numeri vengono dal rapporto preparato dalla Lancet Commission on Pollution & Health firmato dalla Global Alliance on Health and Pollution e dell’Icahn School of Medicine del Monte Sinai (New York).

Un prezzo molto alto non solo in termini di vite umane, ma anche dal punto di vista economico: le malattie legate all’inquinamento nei Paesi a reddito medio e basso si traducono in una riduzione annua del Pil che può arrivare al 2% e nei Paesi a reddito alto in un aggravio della spesa sanitaria dell’1,7%. Mentre le perdite di benessere derivanti dall’inquinamento sono stimate in 4,6 trilioni di dollari all’anno: il 6,2% della produzione economica mondiale.

Tra i principali responsabili di questo quadro sanitario, anche per il legame sempre più stretto tra inquinamento e cambiamento climatico, figurano i combustibili fossili: il loro uso, sommato alla combustione della biomassa nei paesi a basso reddito, produce l’85% del particolato e una quota rilevante di altri inquinanti atmosferici.

A fronte di questi dati allarmanti ci sono i vantaggi registrati grazie alle leggi di salvaguardia ambientale. I miglioramenti della qualità dell’aria negli Stati Uniti – testimonia lo studio – non solo hanno ridotto i decessi da malattie cardiovascolari e respiratorie, ma hanno anche prodotto 30 dollari di benefici per ogni dollaro investito dal 1970.

In assenza di interventi efficaci, al 2050 l’aggravarsi del caos climatico sommato alla progressiva urbanizzazione provocherà però un aumento del 50% dell’inquinamento. “Possiamo evitarlo perché ci sono strategie ben testate e a basso costo che permettono di mantenere l’inquinamento sotto controllo: dobbiamo smettere di avvelenare noi stessi”, commenta il copresidente della Commissione, Richard Fuller.

In particolare bisogna regolamentare l’uso di alcune sostanze chimiche particolarmente dannose, come i metalli pesanti e i distruttori endocrini che danneggiano

l’apparato riproduttivo e il sistema neurologico. Purtroppo in Europa i progressi in questo campo vengono rallentati dall’azione delle lobby dei settori industriali coinvolti”, aggiunge Roberto Bertollini, l’unico italiano presente nella Commissione.

Posted on ottobre 20th, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Inquinamento, emergenza smog nel Nord Italia: Torino la più “nera”, nube tossica sulla Pianura Padana e purtroppo è solo l’inizio

Nel Nord Italia l’aria è sempre più irrespirabile. Il mancato arrivo delle piogge ha fatto schizzare alle stelle le concentrazioni di polveri sottili, con effetti preoccupanti sulla Pianura Padana. La situazione peggiore a Torino, dove i livelli di PM10 hanno raggiunto i 114 microgrammi al metro cubo, oltre il doppio della soglia massima (50). Nelle Regioni settentrionali, sono in tutto 25 le città che hanno oltrepassato il limite annuale di 35 giorni di superamento delle concentrazioni di polveri sottili.
Dallo spazio tutta l’area si vede coperta da una macchia scura, come mostra una foto pubblicata dall’astronauta italiano Paolo Nespoli. Dopo Torino, le città che hanno superato per più giorni la soglia di smog sono Cremona (58), Padova (53) e Milano (50).

Il Comune di Torino ha consigliato ai cittadini non solo di limitare l’attività fisica all’aperto, ma addirittura di “evitare di aprire porte e finestre”. Nel capoluogo piemontese da giovedì non possono circolare, dalle 8 alle 19, i veicoli diesel fino a Euro 4. Sabato il divieto sarà esteso anche alle vetture Euro 5.

“Le misure restrittive adottate in questi giorni – spiega l’assessore comunale all’Ambiente, Alberto Unia – rispondono in primo luogo alla necessità di tutelare la salute di tutti”. Protesta però il Codacons: “Siamo oramai all’assurdo con i cittadini sequestrati in casa e costretti a non aprire porte e finestre. A Torino, come nelle altre città, i cittadini subiscono gli effetti di politiche ambientale sbagliate. Valuteremo le azioni legali da intraprendere contro il Comune di Torino”.

In Lombardia sono otto i giorni consecutivi di superamento del limite di 50 microgrammi di PM10 per metro cubo nelle province di Milano, Monza, Mantova, Bergamo e Brescia. Nove giorni in quelle di Lodi e Cremona, cinque a Pavia, due a Varese e uno a Como e Lecco. A Milano, in particolare, i grattacieli sono scomparsi nella foschia; stesso destino per il Duomo. A nulla e’ servito il blocco ai veicoli diesel più inquinanti.
Legambiente parla di “troppi ritardi da parte di Regioni e sindaci” e chiede di “ripartire dai centri urbani con politiche e interventi sostenibili”. Sono scattate le misure approvate dall’accordo di programma firmato a giugno dal ministero dell’Ambiente con Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto. “Stiamo dando applicazione per la prima volta ad azioni emergenziali comuni in tutto il territorio padano”, ha spiegato l’assessore all’Ambiente dell’Emilia-Romagna, Paola Gazzolo.

“Non è possibile – protestano i Verdi – che la politica non intervenga immediatamente per fermare in Italia la guerra dell’aria che, secondo i dati dell’Agenzia europea dell’Ambiente, causa quasi 80mila morti all’anno”. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala si augura che proposte radicali possano scaturire nel vertice della città C40, in programma nel weekend a Parigi. “La situazione dello smog nel lungo termine è intollerabile, per questo servono misure strutturali”.

Posted on ottobre 20th, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Gigantesca frana al confine tra Italia e Svizzera: 100 sfollati

Frana in Val Bregaglia, al confine tra Italia e Svizzera. Gli abitanti di Bondo, un centinaio di persone, sono stati sfollati a seguito della frana scesa dal Pizzo Cengalo intorno alle 9.30 di stamane, mercoledì 23 agosto. Dal versante nord della montagna di 3.396 metri al confine con l’Italia, vicina a Pizzo Badile, “si sono staccate delle rocce che hanno dato origine a una colata detritica nella sottostante Val Bondasca”, rende noto la polizia cantonale. La frana è arrivata vicino al villaggio di Bondo, dove tutti gli stabili sono stati evacuati da vigili del fuoco, dipendenti comunali e polizia cantonale.

Secondo le informazioni raccolte finora “non ci sarebbero feriti, ma è stato ritenuto opportuno predisporre l’evacuazione per motivi preventivi di sicurezza”, ha spiegato all’Ats René Schuhmacher, portavoce della polizia. Due stalle sono state colpite dalla colata detritica e distrutte. Intanto la strada cantonale della valle tra Stampa e Castasegna è stata chiusa al traffico. Un elicottero ha trasportato in salvo alcuni escursionisti, rimasti intrappolati a causa della frana.
L’area è protetta da un sistema di allarme detriti, “installato dopo la prima frana nella zona nel 2012, che si attiva appena le rocce si staccano e prima che arrivino a valle, inviando un segnale ai semafori stradali che immediatamente bloccano le strade della zona”, ha spiegato all’Ats la sindaca di Bregaglia, Anna Giacometti.

“Si sapeva che una nuova frana fosse possibile ma non ci si aspettava tutto questo materiale detritico”, ha evidenziato Giacometti, aggiungendo che al momento i tecnici sono a lavoro nella zona e non c’è ancora una stima ufficiale della quantità di materiale franata.

Posted on agosto 25th, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Il Brasile cancella la grande riserva. L’Amazzonia fa spazio alle miniere

Nel 1984, l’allora regime militare al potere a Brasilia decise di preservarla, più per ragioni strategiche che ambientali: voleva che restasse nell’orbita dello Stato. Da allora le pressioni delle società minerarie, da ogni parte del mondo, non sono mai venute meno. Potrebbe trattarsi, secondo gli esperti di settore, di una delle aree più ricche di minerali del continente ancora non esplorate, se non da sporadici avventurieri. Con il governo Temer, finalmente, il colpo è stato inflitto. D’altronde l’attuale presidente non è stato eletto da nessuno, né dovrà renderne conto nelle urne, e un certo Brasile che rappresenta ne sta approfittando per prendersi tutte le rivincite in campo economico, sociale e ambientale.

La Renca, nel corso degli anni, è finita incastonata tra altri territori protetti: ci sono parchi nazionali, territori indigeni, riserve biologiche. Il governo assicura che tutto avverrà secondo il rispetto dell’ambiente e degli indios, i cui diritti non verranno toccati. Non c’è nemmeno bisogno di cambiare la legislazione nella regione, dicono. Ma come vanno queste cose in Amazzonia si sa: l’apertura di strade nella foresta, l’arrivo di manodopera e macchinari, i forti interessi economici hanno sempre come risultato un rapido degrado dell’esistente. «Questo decreto è il più forte attacco all’Amazzonia degli ultimi 50 anni — dice il senatore Randolfe Rodrigues, eletto nella regione —. Nemmeno la Transamazzonica (strada costruita negli anni 70, ndr) è stata così offensiva, nessuno immaginava che il governo Temer potesse osare tanto». Rodrigues e altri gruppi ambientalisti sono già sul piede di guerra, nella speranza che i Tribunali possano bloccare tutte le autorizzazioni allo sfruttamento delle risorse che potrebbero arrivare. Il governo, tra l’altro, ha scelto l’arma del decreto proprio per evitare un disegno di legge che avrebbe comportato un iter di discussioni con la società, certamente non amichevole.

Da quando Michel Temer, al potere dopo l’impeachment di Dilma Rousseff nell’agosto 2016 , ha superato l’ostacolo di un voto di autorizzazione a procedere del Parlamento per accuse di corruzione, il governo ha premuto l’acceleratore in una serie di misure sociali ed economiche. Quasi tutte gradite agli imprenditori e ai mercati finanziari, come le riforme del lavoro e della previdenza, e una nuova ondata di privatizzazioni. Insieme all’apertura della riserva amazzonica, Temer ha annunciato difatti la vendita di azioni della Eletrobras, l’Enel brasiliana, e la cessione ai privati di strade e aeroporti. Dal suo lato, il lento ma costante recupero dell’economia, che sta uscendo finalmente da tre anni di recessione.

Posted on agosto 25th, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Antartide, si stacca uno dei più grandi iceberg mai visti: mille miliardi di tonnellate Seimila chilometri quadrati di ghiaccio si staccano dal continente antartico, l’allarme del WWF: dimostra l’emergenza climatica

BAGNATICA – 12 luglio 2017 – Un iceberg di oltre mille miliardi di tonnellate, più grande dell’intera Liguria, si è staccato dall’Antartide. Lo hanno confermato oggi alcuni ricercatori britannici dell’Università di Swansea. “Il gigantesco iceberg si è formato tra lunedì e mercoledì” hanno confermato gli studiosi che da tempo tengono sotto controllo l’enorme frattura che ha tagliato la piattaforma glaciale Larsen C. La frattura studiata dal British Arctic Survey, ecco il video: Trenta dei circa 190 metri di spesso del nuovo iceberg affiorano dalla superficie dell’acqua. La superficie della nuova formazione rappresenta circa il 10% dell’intera piattaforma Larsen C e compito degli studiosi ora sarà anche quello di capire quali potranno essere le ripercussioni di questa frattura sulla stabilità della piattaforma stessa. L’evento era atteso e durante tutto l’inverno team di ricerca dell’Università di Swansea con la partecipazione di studiosi della British Antarctic Survey hanno monitorato il “distacco” lungo una faglia di 170 km con l’ausilio dei satelliti della Agenzia Spaziale Europea Copernicus Sentinel-1. Si tratta certamente di uno tra i 10 iceberg più grandi mai segnalati ma la sua grandezza impallidisce a fronte di “mostri” avvistati in Antartide nei decenni scorsi. Il più grande di tutti fu localizzato da un satellite e denominato B-15, 11mila metri quadrati di ghiaccio (poco più dell’Abruzzo) separatisi dalla piattaforma glaciale Ross e i qui resti erano ancora visibili sei anni dopo a largo della Nuova Zelanda. L’immagine termica scattata dal satellite Nasa Modis mostra il distacco del nuovo iceberg ma si attendono immagini a più alta definizione per confermare quanto è accaduto. Per il momento l’immagine dimostrerebbe anche che l’enorme massa di ghiaccio non si è mossa dalla sua posizione originaria. Interpellato dall’Independent, Rod Downie, responsabile dei programmi polari del WWF ha commentato: “La scala monumentale di questa filiazione è impressionante, dovremo ridisegnare la cartografia della penisola Antartica. Ma mentre l’Antartide fa quello di solito fa, dimostra anche quanto siano fragili le nostre calotte polari. Sono loro queste regioni che alimentano la nostra atmosfera e i nostri oceani. Ma l’Antartide occidentali ha subito in queste ultime decadi le conseguenze del rapido innalzarsi del riscaldamento globale. Questa non è affatto una buona notizia e dimostra la necessità di affrontare urgentemente il problema dei cambiamenti climatici.”

Posted on luglio 12th, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Allen (ex Microsoft) vara il jet “lancia-satelliti”, l’aereo più grande del mondo

Le avventure spaziali degli enfant prodige dell’hi-tech Usa sfondano una nuova frontiera. Il co-fondatore di Microsoft Paul Allen ha alzato il velo ufficialmente sulla sua nuova creatura: Stratolaunch, l’aereo più grande del mondo, un “libellulone” lungo 75 metri con due fusoliere, 28 ruote e un’apertura alare di 117 metri (più della lunghezza di un campo di calcio) che si guadagnerà da vivere dal 2019 in poi – almeno così si augura il suo costruttore – lanciando in orbita satelliti di piccole dimensioni.

Il gigante da 250 tonnellate costruito dalla Vulcan Aerospace è uscito ieri dall’hangar di Mojave, in California, per la prima volta. Per un anno resterà ancora con i carrelli ben piantati per terra, per completare tutte le prove tecniche (per ora i rifornimenti, poi quelle di rullaggio e gli spostamenti a terra). Il battesimo dell’aria è fissato per il 2018 quando – sfruttando una pista lunga almeno 4 chilometri – affronterà il decollo librandosi in aria grazie ai 6 motori usate di Boeing 747 che garantiscono la propulsione. Il “Roc”, come è stato soprannominato lo Stratolaunch in onore del mitologico uccello bianco delle “Mille e una notte” capace di sollevare anche gli elefanti, avrà un equipaggio di tre persone: pilota, copilota e ingegnere di volo. In assetto operativo si porterà fino a un’altezza di crociera di 30mila piedi (poco più di 9mila metri) e a quel punto sgancerà il satellite – potrà portarne fino a tre alla volta – appeso alle ali tra le due fusoliere. Un razzo agganciato alla navicella spaziale si farà carico poi della fase due, portandola in orbita. Secondo la Vulcan aerospace il servizio dovrebbe essere molto competitivo specie per i satelliti di dimensioni minori.

Allen non è l’unico tycoon digitale ad essersi avventurato nel settore aerospaziale. Elon Musk, il fondatore di Paypal e Tesla, ha lanciato Space-X, specializzata nel lancio di satelliti attraverso razzi “riciclabili” capaci di rientrare nell’atmosfera e atterrare senza danni da dove sono partiti, come aerei normali. Jeff Bezos invece, il patron di Amazon, sta lavorando con la Blue Origin a un progetto per i voli commerciali suborbitali e per turisti spaziali. Sul dossier Stratolaunch sono impiegate oggi 300 persone e il guru di Microsoft, secondo le stime, avrebbe investito per ora nel suo sogno volante circa 250 milioni.

Posted on giugno 1st, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Rifiuti, il flop della differenziata: ROMA

Se nel piano 2017-2021 sui rifiuti è previsto l’incremento di 27 punti percentuali sulla raccolta differenziata per raggiungere l’obiettivo del 70% (e fare a meno degli impianti), bisogna salire su una Ferrari e spingere sull’acceleratore. In cinque anni infatti la previsione di aumento del progetto presentato a metà maggio, è di almeno 5 punti all’anno, ma negli ultimi 11 mesi a guida 5 Stelle è stato del 1,6%, segnando il record assoluto in ribasso degli ultimi 4 anni, quando dal 2013 (31%) al 2016 (43%) era salita di 12 punti. «Nel primo trimestre 2017 la differenziata è salita al 44,2%, con un incremento dell’ 1,6% rispetto al primo trimestre del 2016 e del 3% rispetto al 2015 (41,18%)» è stata la dichiarazione dell’azienda municipalizzata il 30 maggio, confermando quello che aveva detto la stessa sindaca Virginia Raggi una settimana fa.

Ma andando a vedere i dati Ama pubblicati sul sito, nel primo trimestre 2014 sul 2013 la differenziata registra + 5,4%, nel 2015 sul 2014 +4,1% e nel 2016 sul 2015 +6,5%. A confronto il dato +1,6% nel 2017 sul 2016 indica un andamento lento come una lumaca. E il numero è decisivo. Da questo dato dipende infatti quanti rifiuti dovranno andare nei Tmb, cioè negli impianti di Salario e Rocca Cencia di proprietà di Ama oltre ai due dislocati a Malagrotta di Colari (ora commissariati), dove se ne inviano al momento il 57% del totale. In questi impianti i rifiuti indifferenziati vengono «puliti» e separati prima di andare nelle discariche e agli inceneritori. Se la quantità non diminuisce, si allontana la chiusura dei Tmb e rimane la necessità di discariche e inceneritori. Di questo passo fino a tutto il 2018 e oltre le necessità industriali rimarranno pressoché invariate. «Il piano del Campidoglio è virtuoso ma non credibile» aveva detto il ministro Gian Luigi Galletti dopo l’incontro con la sindaca lunedì scorso. Ma i 5 Stelle non sembrano preoccupati. «Voglio tranquillizzare i romani e i cittadini dei comuni limitrofi il nostro piano post consumo 2017-2021prevede l’autosufficienza nella gestione dei rifiuti senza discariche e inceneritori nella provincia e chiudendo il ciclo nel territorio del comune di Roma. Il Pd la finisca di dire menzogne» ha scritto l’assessora Montanari sui social.

Ma la polemica politica sugli impianti nasconde dei dati inconfutabili: con questi obiettivi la differenziata dovrebbe aumentare di 500 tonnellate l’anno. Invece in undici mesi, dopo 4 cambi ai vertici di Ama e due progetti pilota mai partiti (nel centro storico per le utenze commerciali e a Tor Bella Monaca per quelle domestiche) la raccolta con il porta a porta – che fa aumentare la differenziata -, è rimasta invariata. «Nell’ultimo anno non c’è un solo utente in più con il porta a porta» denuncia intanto Roberto Scacchi di Legambiente. E in effetti l’ultimo comunicato di Ama sul cambio a domicilio per 9.400 cittadini e 245 utenze commerciali all’Esquilino con la rimozione di 80 cassonetti in strada, risale a marzo 2016. È inoltre di un anno esatto la delibera dell’ex commissario Tronca con la quale concedeva «in comodato d’uso ad Ama 32 aree per realizzare strutture di servizio, sedi a supporto della raccolta differenziata e nuovi centri di Raccolta ingombranti». Ad oggi i luoghi delle cosiddette isole ecologiche sono invece sette: la necessaria verifica nei territori con la collaborazione degli amministratori dei Municipi, che si sono rivelati spesso in contrasto con le scelte del Campidoglio, ha rallentato la realizzazione delle aree, favorendo l’abbandono di materassi, frigoriferi e altri oggetti sulle strade.

Posted on giugno 1st, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

Media: “Trump ha deciso: Usa escono da accordi Parigi sul clima”

DONALD Trump avrebbe deciso di sfilare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sul clima. Lo riferisce il sito web Usa Axios citando “due fonti vicine all’amministrazione”. Non si ha ancora la conferma ufficiale della decisione. Il sito Axios, domenica scorsa, aveva già scritto che Trump aveva confidato l’intenzione ai suoi collaboratori più stretti. I dettagli sull’uscita dall’accordo saranno curati da un ristretto numero di persone, tra cui Scott Pruitt, l’amministratore dell’Epa, l’agenzia di protezione ambientale. Gli uomini di Trump starebbero valutando la formula con cui abbandonare l’intesa. Durante la sua recente visita in Italia, Trump aveva ricevuto da Papa Francesco un libro sull’ambiente.

Due possibili scenari. L’uscita degli Usa dall’intesa di Parigi sarebbe il peggior colpo assestato alle politiche ambientali di Obama, e manderebbe anche un segnale chiaro e combattivo al resto del mondo sul fatto che la lotta al cambiamento climatico non sarà una priorità per Washington nei prossimi anni. L’uscita degli Usa inoltre, minaccerebbe la tenuta dell’intero accordo, visto il ruolo decisivo di Obama nel successo di Parigi. Gli scenari possibili, a questo punto, sarebbero due, secondo Axios:

– Trump potrebbe annunciare l’uscita, che darebbe inizio a un processo che non si concluderebbe prima del novembre 2020. Secondo i termini dell’accordo, i paesi firmatari non possono inviare la loro richiesta di abbandono dell’intesa prima di tre anni, a partire dall’entrata in vigore, avvenuta il 4 novembre 2016. Il processo di ritiro, poi, richiederà circa un anno. In questo lungo periodo di tempo, non si escludono ripensamenti della Casa Bianca.

l’accordo di Parigi, chiamato United Nations framework convention on climate change. Si tratterebbe dell’opzione più estrema, perché porterebbe gli Stati Uniti fuori da tutti gli accordi globali sul clima. Per questo processo, sarebbe necessario un anno.

Posted on maggio 31st, 2017 by eugenio  |  Commenti disabilitati

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